Vaccini sì, obbligo no: una proposta politica rispettosa dei diritti

Non potendo riassumere qui tutta la lunga e articolata discussione della questione che ho già condotto in altri articoli, rimando ad essi per il necessario approfondimento degli aspetti controversi sia della legge Lorenzin sia della vaccinazione di massa.

L’obbligo vaccinale, ovvero: chi decide della salute dei bambini? [parte prima]

L’obbligo vaccinale, ovvero: perché molti cittadini italiani non si fidano del loro governo? [Parte seconda]

L’obbligo vaccinale: come orientarsi fra le diverse posizioni in campo? [parte terza]

L’obbligo vaccinale: come orientarsi fra le diverse posizioni in campo? [parte quarta]

L’obbligo vaccinale: come orientarsi fra le diverse posizioni in campo? [parte quinta]

Benché sedate da una censura ferrea e sistematica, le polemiche sulla legge Lorenzin che impone l’obbligo vaccinale per 10 vaccini (14 compresi quelli consigliati) per i minori di età compresa fra 0 e 16 anni sono più vive che mai. Molti genitori, sebbene traumatizzati dal carattere repentino, fortemente coercitivo e discriminatorio della norma, continuano a resistere e a rifiutare la vaccinazione obbligatoria. Anzi, i gruppi e le associazioni per la libertà vaccinale si sono riorganizzati e appaiono sempre più agguerriti.

In questi mesi, moltissimi genitori hanno letto, studiato, approfondito l’argomento e la loro indignazione è salita alle stelle. Per molti di loro, addentrarsi negli aspetti problematici delle vaccinazioni di massa ha avuto l’effetto di renderli sempre più consapevoli della gravità e dell’arbitrarietà delle colossali bugie, delle mistificazioni, delle assurdità scientifiche che sono state addotte dalle autorità politiche e mediche per giustificare l’ingiustificabile, per di più con modalità comunicative più degne di un regime autoritario che di una democrazia. Si è infatti diffusa la consapevolezza che non si tratta di una questione sanitaria, ma di una vera minaccia alla democrazia e ai diritti umani fondamentali, da combattere con ogni mezzo e senza sconti, e non limitata ai confini nazionali.

In questo articolo, mi propongo due obiettivi: la critica politica al decreto Lorenzin e la proposta di una legge che risponda pienamente ai principi democratici (in particolare, agli articoli 3, 32 e 34 della Costituzione, violati da questa legge) e al rispetto dei diritti umani, che sono sempre più minacciati e ignorati ovunque.

Come già detto in altri articoli, il decreto Lorenzin nasce non da un’esigenza sanitaria nazionale, ma da un opaco e misterioso accordo internazionale del 2014 con le multinazionali del farmaco, sotto l’egida della presidenza Obama, il GHSA (Global Health Security Agenda). Il suo peccato originale è perciò la subordinazione della salute dei bambini italiani al rispetto di un accordo di natura prevalentemente politico-commerciale, nonché la natura sperimentale di tale iniziativa, nel senso che non è stata accompagnata da nessuno studio clinico che valuti i potenziali rischi di un aumento delle dosi vaccinali obbligatorie da 4 a 10. Il governo, cioè, non è nemmeno stato sfiorato dalla considerazione dei rischi di tale misura per i bambini italiani ed ha agito per ragioni diverse da quelle della tutela della salute. Il continuo richiamo a presunte soglie di immunità di gregge, appena guardato da vicino, vaccino per vaccino, mostra tutta la sua inconsistenza e insufficienza esplicativa, fino a configurarsi come un semplice pretesto, non basato su evidenze scientifiche. Si può approfondire qui al punto 1 e qui al punto 7. Questo è il prospetto preparato dal prof. Paolo Bellavite (Università di Verona).

Prospetto preparato dal prof. Paolo Bellavite, professore di Patologia Generale all’Università di Verona, ora in pensione.

Big Pharma, d’altro canto, preme a livello internazionale e sponsorizza le campagne sanitarie di ogni tipo, anche quelle inutili, promosse da organismi quali l’OMS (a cui contribuiamo anche noi Italiani) e il GAVI, che adoperino in modo massiccio i farmaci da esse prodotti e quando serve, non esita a corrompere funzionari statali e politici, come successo in Italia (caso De Lorenzo – Poggiolini, e non solo) e di recente in Cina (anche qui) e, come sembra, in Grecia, per fare solo tre esempi. Il probabile, quando non palese, conflitto di interessi di alcuni medici della Sanità pubblica, che ricevono incarichi retribuiti o altre forme di finanziamento dalle aziende farmaceutiche rappresenta un grave pericolo per l’imparzialità delle istituzioni pubbliche. Le sliding doors dei medici fra sanità pubblica, aziende private e organismi sanitari internazionali, finanziati sia dagli Stati che dai privati, sono assai frequenti in ambito vaccinale.

In secondo luogo, appare contestabile l’arbitrio della decretazione d’urgenza (art. 77 Cost.) e la fiducia imposta in Parlamento per la conversione in legge. Non c’era e non c’è alcun rischio epidemico che giustifichi il decreto-legge, benché i media abbiano gonfiato in modo manipolativo i dati di alcune malattie per suscitare allarme, secondo uno schema propagandistico ben collaudato. Invece, la fretta con la quale il testo di legge è stato scritto lo ha reso confuso e contraddittorio, impedendo le necessarie correzioni in sede parlamentare. Nell’applicazione della legge, si è registrato il caos: circolari contraddittorie hanno interpretato in senso restrittivo la norma, forzandone il carattere coercitivo, le Regioni sono state scavalcate, i centri vaccinali non erano preparati (niente fondi aggiuntivi), le scuole non sapevano che fare e si sono mosse in ordine sparso, i genitori si sono ritrovati sotto shock, perché si sono trovati i figli espulsi da asili nido e scuole d’infanzia da un giorno all’altro, ancora adesso non si capisce nulla di come vengano applicate le sanzioni. Un pessimo esempio di stalking burocratico.

In terzo luogo, risulta assai preoccupante la mancanza di un adeguato rafforzamento della vaccino-vigilanza attiva, ovvero del sistematico follow-up dei soggetti vaccinati, che ha mostrato finora evidenti lacune, per non dire di peggio. I casi segnalati nella migliore delle ipotesi sono un decimo di quelli reali, ma potrebbero essere molti di meno dei casi effettivi. Quando si conducono studi di vaccinovigilanza attiva, come nel caso del report della Regione Puglia relativo ai vaccinati con la prima dose di MPRV nel 2017, i risultati sono agghiaccianti: 40% di effetti avversi segnalati, 4% quelli gravi, di cui tre quarti sicuramente correlati al vaccino. Significa 30mila danneggiati gravi per ogni milione di bambini per una sola dose di un solo vaccino, il tutto assolutamente passato sotto silenzio dalle autorità sanitarie, che, con un gioco di prestigio, riescono a presentare i dati in forma annacquata, senza che i media se ne accorgano.

Non solo, neppure la vigilanza passiva, basata sulle segnalazioni dei medici e dei cittadini, appare rafforzata: sostanzialmente vengono scoraggiati i medici che segnalano, visto che viene incentivata con compensi aggiuntivi in base al numero delle dosi la loro disponibilità a vaccinare, vengono radiati i medici che osano sconsigliare in scienza e coscienza la vaccinazione, avanzare dubbi e presentare dati poco rassicuranti o perizie autoptiche inequivocabili e i genitori dei danneggiati vengono trattati come degli ignoranti paranoici. L’AIFA, come osservato dal dott. Fabio Franchi, continua a sottolineare che la segnalazione del danno (grave) non implica relazione causale con il vaccino, ma nemmeno verifica in modo sistematico l’effettiva esistenza di una correlazione causale, per cui certamente la relazione causale non si trova quasi mai e viene negata a prescindere da ogni dato di fatto. Aumentare il numero di dosi vaccinali senza prevedere un’adeguata forma aggiuntiva di vigilanza sugli effetti avversi, che ovviamente aumenteranno, dimostra una irresponsabilità politica sconcertante e, secondo molti genitori più consapevoli, addirittura criminale.

Tutta da verificare poi la qualità di prodotti vaccinali per i quali le aziende produttrici non rispondono penalmente. Le analisi commissionate dal Corvelva a diversi laboratori indipendenti ci rivelano prodotti di pessima qualità e di dubbia efficacia. Spicca inoltre l’assenza di uno studio longitudinale serio e sistematico che confronti la salute dei bambini vaccinati con quella dei non vaccinati, che nessuna istituzione pubblica né in Italia né altrove in realtà è disponibile a condurre (e a molti non sfugge quale potrebbe esserne la ragione. Lo spiega la dottoressa Bernadine Healy, cardiologa statunitense direttrice del NIH, National Institut of Health: non si vuole mettere in discussione la politica vaccinale).

In quarto luogo, risulta ingiustificabile la riduzione dei fondi per il risarcimento dei danni vaccinali, pur in previsione di un aumento dei casi, segno di una sostanziale e ulteriore indisponibilità dello Stato a farsi carico delle numerose vite rovinate dall’obbligo vaccinale. Si tratta di un’ulteriore violazione costituzionale, questa volta dell’art. 81. Peraltro, anche a fronte di conclamata causa vaccinale, migliaia di danneggiati aspettano ancora l’indennizzo dovuto.

In quinto luogo, l’esclusione scolastica dei bambini da 0 a 6 anni non vaccinati appare una misura dettata unicamente da un atteggiamento ricattatorio e privo di ogni significato sanitario. Come si è detto, non è infatti per nulla giustificata né dall’esigenza di proteggere i bambini immunodepressi, che sono esposti agli agenti patogeni in tutti gli ambienti di vita, non solo a scuola, anche per malattie diverse da quelle coperte da vaccino, e che sono molto più in pericolo in presenza di bambini appena vaccinati e contagiosi (si veda qui al punto 7) né tanto meno, come assurdamente è stato sostenuto sui media, dall’esigenza di proteggere i vaccinati, che non dovrebbero temere nulla, se è vero che i vaccini li proteggono. Semmai, sono i non vaccinati a rischiare di contrarre malattie dai vaccinati, cosa peraltro messa in conto dai loro genitori, che se ne assumono la responsabilità.

Dal punto di vista psicologico ed educativo, questa estromissione, avvenuta ad iscrizione già effettuata o ad anno scolastico inoltrato, non di rado con modalità ottuse e irrispettose, rappresenta un danno irreparabile per questi bambini, genera un’odiosa e ingiustificata discriminazione nei loro confronti, rafforzata dai toni violentemente discriminatori e accusatori di alcuni medici irresponsabili che, come ringhiosi inquisitori, hanno alimentato campagne di odio persecutorio verso bambini sotto i 6 anni degne delle leggi razziali del 1938. Sui social network, orde di genitori rabbiosi si sono scagliati contro i bambini non vaccinati come la folla milanese contro gli untori durante la peste manzoniana, e con uguale fondamento scientifico. D’altra parte, oggi come allora, di fronte ad una legge discriminatoria e ingiusta, emergono subito i burocrati zelanti, che obbediscono senza farsi domande. Non sempre la storia insegna qualcosa.

Dal punto di vista sociale, le famiglie private dell’asilo nido e della scuola d’infanzia da un giorno all’altro e senza preavviso, sono state costrette a imprevisti riadattamenti della vita familiare, a costi aggiuntivi e allo stress di norme incomprensibili e in non pochi casi le madri lavoratrici preoccupate per gli effetti avversi (spesso per averne già fatto esperienza) hanno dovuto rinunciare a lavorare. Per le famiglie monoparentali, si è consumato un vero dramma.

Dal punto di vista politico, questa legge rappresenta una palese violazione dei principi costituzionali, spia della presenza di forti pulsioni autoritarie e di una profonda bassezza morale, benché camuffata a reti unificate da ragioni pretestuose e indimostrabili di salute pubblica, oltre che da plateali bugie. Costituisce infine probabilmente un boomerang, perché ha svelato a molti genitori la natura infida, dispotica e interessata del potere politico e ispirato una profonda e non comprimibile spinta alla ribellione, la cui onda lunga si farà sentire nei prossimi anni.

Verso gli alunni più grandi, da 6 a 16 anni (ma la legge è scritta in modo così sciatto che non è ancora chiaro se siano compresi i ragazzi fra i 16 e i 17 anni), l’aver prescritto il numero massimo di due allievi non vaccinati per classe genera stigma sociale, discriminazione, violazione della privacy, discontinuità educativa, senza essere giustificato da alcuna ragione scientifica. Infine, il considerare assolto l’obbligo vaccinale mediante il pagamento di una multa vanifica la libertà di scelta in materia sanitaria, rendendola punibile con un balzello economico odioso e immotivato, oltre che non progressivo, e genera disparità di trattamento in base all’età.

In sesto luogo, appare irrisolto il problema del consenso informato. È obbligo deontologico del medico e prescrizione del Codice di Norimberga e della Convenzione di Oviedo (per la discussione etico-giuridica si legga qui) che un trattamento sanitario sia volontario e che il paziente sia informato dei potenziali rischi, per poter esprimere un consenso informato. Ai genitori che portano i figli alla vaccinazione, viene richiesto di firmare un modulo di consenso informato. Ma che significa “informato”? Raramente vengono esposti ai genitori i rischi dei vaccini, la loro composizione inquietante per molti aspetti (si veda qui, al punto 5), la loro efficacia alta o bassa, i potenziali rischi di contagio, l’esistenza di soggetti non responders (che non saranno affatto immunizzati dal vaccino) o predisposti a gravi patologie che potrebbero essere danneggiati, i potenziali effetti avversi gravi o gravissimi anche a lungo termine e il dovere di segnalarli, il fatto che alcuni prodotti vaccinali siano sottoposti a monitoraggio addizionale e quindi non ancora completamente testati o che vengano usati vaccini testati per fasce d’età diverse da quella del soggetto. In realtà, l’informazione necessaria non è disponibile nemmeno per il medico che vaccina. Il famoso studio comparativo serio, controllato e randomizzato fra vaccinati con 10 vaccini e non vaccinati non c’è, quindi il medico vaccinatore in realtà non sa se ci sia o meno un rischio aumentato. E ciò che si ignora non per questo non esiste. Per definizione, il vaccino viene presentato come un preparato innocuo, efficace, che presenta solo vantaggi. Se però il genitore arriva preparato, dopo aver letto libri, articoli scientifici, schede tecniche dei vaccini, liste di ingredienti, portando certificazioni mediche di patologie croniche collegabili alle vaccinazioni secondo un corpus rilevante di studi scientifici, e decide di non far vaccinare il figlio per mancanza di risposte soddisfacenti dell’istituzione sanitaria, il rifiuto di firmare il modulo viene sanzionato con la multa o con l’espulsione dalla scuola. In che cosa consiste dunque la libertà del consenso? Può un’opzione libera essere soggetta a sanzione? E può esserci obbligo in presenza di rischi gravi o in assenza di certezze di innocuità? A fronte di mille studi che non rilevano relazione causale fra vaccini e patologie, ne bastano anche pochi che la individuino per invocare il principio di precauzione. E ce ne sono centinaia. Uno studio recente ne cita 1200.

In settimo luogo, appare irragionevole l’assenza di esami prevaccinali e standardizzazione della profilassi. Benché infatti la legge 119 preveda l’effettuazione di esami prevaccinali per verificare l’avvenuta immunizzazione naturale per le malattie coperte da vaccino e la possibilità di ricevere vaccini monodose, in caso di immunità precedente, e benché una legge precedente (DL 124/1998, art. 2 lett. b) preveda la gratuità di tali esami, una circolare (al punto 3) ha ingiunto ai medici e ai pediatri di base di non prescrivere tali esami a titolo gratuito e i vaccini monodose sono pressoché irreperibili (costerebbero molto meno dei prodotti polivalenti, che sono coperti da brevetto). Si somministrano gli stessi e costosissimi prodotti polivalenti a tutti, anche a chi è già immunizzato naturalmente. Di fatto, quindi, l’unica anamnesi possibile, anche in caso di familiarità con gravi patologie, è quella a vista. Non c’è nemmeno il tempo di un colloquio approfondito, dato il sovraffollamento delle ASL. Per un neonato di poche settimane, si tratta di una vera roulette russa; per un bambino più grande, si corre il rischio di somministrare dosi inutili, con aggravio di rischio per lui e i costi per lo Stato. Un trattamento medico preventivo, la cui efficacia soggettiva è sconosciuta, somministrato in modo standardizzato a prescindere dalle condizioni generali di salute dei bambini e riconoscendo come unica controindicazione praticamente solo lo shock anafilattico, non può che avere effetti imprevedibili per tutti quei soggetti che presentano una vulnerabilità genetica o condizioni particolari, ma non visibili, che, associate alla vaccinazione, possono produrre effetti avversi anche gravissimi, segnalati peraltro nei documenti della case farmaceutiche come risultanti dagli studi clinici sul vaccino. Lo dimostra anche la relazione di illustri luminari nell’inchiesta parlamentare della Commissione Difesa. L’irrazionalità della misura si palesa, se si pensa che non c’è nessuna emergenza epidemica in atto. Un vantaggio incerto, a fronte di un rischio certo o probabile, contrasta con il principio ippocratico primum non nocēre.

In ottavo luogo, il rapporto fra Stato e cittadini viene gravemente compromesso da questa legge liberticida. Un Ministro arrogante e incompetente, che pontifica su tutti i media asserviti imbonendo e spaventando il pubblico con plateali bugie, mai smentita o corretta, anzi, rinforzata da autorità sanitarie che dovrebbero tutelare la salute pubblica per compito istituzionale, la censura illiberale perfino della visione di film di denuncia come Vaxxed o dei manifesti affissi dalle associazioni contrarie all’obbligo, la censura clamorosa della parte della relazione parlamentare della Difesa sulle vaccinazioni, la censura dei documenti critici su Internet con la scusa delle fake news, l’occultamento nei media di ogni evidenza contraria alla fede cieca nel valore salvifico delle vaccinazioni di massa, la diffamazione sistematica e autoritaria dei cittadini critici e dei medici scrupolosi fanno somigliare questa politica sanitaria più al fascismo che alla democrazia. Le strategie comunicative utilizzate sono identiche a quelle indicate da Goebbels per la propaganda nazista contro gli Ebrei. Gli esiti politici più nefasti cominciano sempre con progressione graduale. Non c’è nulla di cui stare tranquilli, perché se il pubblico accetta il gioco al massacro, la china è pericolosamente in discesa. Al di là delle intenzioni esplicite di questa classe politica, un linguaggio così discriminatorio e intossicante genera assuefazione delle menti e distrugge il tessuto stesso della democrazia, che è fatto di tolleranza, di libertà, di dialogo, di solidarietà e di inclusione sociale.

Per un partito come il PD che vanta un antifascismo solo di facciata, questo autoritarismo sanitario, che proclama la natura non democratica della scienza, che addita i bambini non vaccinati come dei pericolosi untori e i loro genitori come nemici del popolo e che tratta i medici dissenzienti come eretici infedeli, soggetti a scomunica dalla Santa Inquisizione autoproclamatasi scientifica e così curiosamente vicina gli interessi di Big Pharma, rappresenta veramente la caduta della maschera di un potere intrinsecamente feroce e dispotico. Forse non viene pienamente percepita dai vertici della politica nazionale, ma la rottura del patto di fiducia con una parte consistente di cittadini più consapevoli è totale e irrimediabile. E quando il contratto sociale viene così gravemente violato, al punto che lo Stato si arroga il diritto di entrare intrusivamente nel corpo dei cittadini più indifesi e lo fa con determinazione così violenta e intollerante, la disobbedienza civile può assumere forme imprevedibili. In questo senso, non si tratta solo di un esperimento sanitario, ma di un esperimento politico in grado di saggiare la capacità di reazione democratica del popolo italiano. Lasciarsi fare questo vuol dire mostrarsi inermi a qualunque arbitrio del potere, che potrà controllare ciascuno di noi mediante obblighi e vessazioni altrettanto ingiusti e intrusivi, giustificati con ragioni pretestuose.

Questa è la ragione per la quale da mesi continuo a portare l’attenzione delle persone sinceramente democratiche sull’obbligo vaccinale. Questa legge, oltre ad essere contraria alla Costituzione, è pure contraria alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Articolo 3, pag. 9), che afferma chiaramente : “Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge”. La Convenzione del Consiglio Europeo per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazione della biologia e della medicina afferma chiaramente: “L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza” (Articolo 2 – Primato dell’Essere Umano) . Essa afferma anche: “Un intervento nel campo della salute può essere effettuato solo dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato su di esso. Questa persona deve ricevere innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e rischi. La persona interessata può liberamente ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento.”  (Articolo 5 – Regola Generale)

Occorre perciò contemperare, in un testo normativo, i principi di protezione della salute personale, di tutela del bene comune, di personalizzazione della cura e di libertà di scelta in materia sanitaria, ricordando che la maggior parte dei vaccini sono studiati per la protezione personale e non per contenere le epidemie e che ci deve essere congruenza fra la misura preventiva e il rischio di contagio (quando la malattia ha bassa o bassissima incidenza e il rischio di contagio è scarso, può non aver senso vaccinare a tappeto, sia per i rischi sia per i costi). Occorre infine considerare che per alcune malattie ci sono forme alternative di prevenzione e/o di terapia e che la vaccinazione di massa può influire sulla selezione di ceppi di microorganismi resistenti per pressione selettiva, vanificando l’effetto della vaccinazione.

Una legge vaccinale rispettosa dei diritti costituzionali, partendo dall’indispensabile abrogazione della legge 31 luglio, 2017, n° 119, potrebbe prevedere le seguenti misure:

1) La libertà di scelta in materia vaccinale, come nella maggior parte dei Paesi europei. Si può considerare l’obbligo temporaneo solo in caso di gravi epidemie, opportunamente definite dalla legge.

2) Abolizione di ogni forma di sanzione per i genitori che decidono di non vaccinare i figli.

3) Abolizione di ogni obbligo di vaccinazione e di ogni certificazione vaccinale per l’accesso alle scuole e alle professioni.

4) Monitoraggio molto stretto dei conflitti di interesse in ambito sanitario ed espulsione dalle istituzioni pubbliche di figure professionali coinvolte a qualsiasi titolo con le aziende farmaceutiche.

5) Promozione di campagne sanitarie per le vaccinazioni gratuite di soggetti a rischio.

6) Sovvenzione a centri di ricerca pubblici che studino e producano vaccini non soggetti a brevettazione e disponibili in formulazione monodose e sostituzione più ampia possibile di vaccini prodotti da enti pubblici nazionali o internazionali ai vaccini commerciali, assai più costosi.

7) Finanziamento e rafforzamento degli organismi indipendenti di farmacovigilanza attiva sui vaccini.

8) Obbligo per i medici e il personale sanitario di segnalare agli enti di sorveglianza gli effetti avversi, con relativa sanzione per gli inadempienti.

9) Obbligo, per il personale sanitario addetto alle vaccinazioni, di fornire un’informazione completa agli utenti e di segnalare ingredienti, rischi di contagio ed effetti avversi dei singoli preparati vaccinali, per consentire la sottoscrizione di un autentico consenso informato.

10) Nessun incentivo economico ai medici per l’attività di vaccinazione.

11) Promozione e finanziamento di studi approfonditi e sistematici di comparazione fra soggetti vaccinati e non vaccinati a breve, medio e lungo termine; sulla relazione fra effetti avversi ed età di somministrazione; sull’effetto singolo e combinato degli adiuvanti e degli eccipienti dei vaccini, come avviene per gli alimenti; trial clinici controllati e randomizzati sull’efficacia dei singoli preparati vaccinali (che oggi non vengono fatti per presunte ragioni etiche); ricerche sulle alternative alla vaccinazione nella prevenzione e nella profilassi delle malattie infantili; studi sugli esami atti a prevedere possibili danni vaccinali (adversomica).

12) In caso di utilizzo di preparati vaccinali commerciali, attribuzione di responsabilità civile e penale degli effetti avversi in capo alle aziende produttrici e possibilità di class action dei cittadini.

13) Messa al bando da ogni commessa pubblica delle aziende già condannate in via definitiva anche in altri Paesi per frode, corruzione, finanziamento illecito e violazione delle norme di sicurezza in materia sanitaria.

14) Controllo meticoloso, costante e trasparente dei singoli lotti vaccinali, attuato nei laboratori pubblici e volto ad escludere contaminazioni da materiale biologico estraneo, nanoparticelle, sostanze chimiche e metalliche, residui del processo di lavorazione.

15) L’approvazione di una nuova legge sulle autopsie, che superi le ormai obsolete indicazioni della circolare Fani del 1910 e sostituisca alla conservazione in formalina la crioconservazione dei campioni autoptici, perconsentire la rilevazione di virus e batteri nei tessuti e l’accertamento dei danni vaccinali.

16) La tutela completa, immediata e adeguata delle persone danneggiate dalla vaccinazione, se consigliata dalla Sanità pubblica.

17) L’effettiva gratuità degli esami sierologici prevaccinali e degli esami volti ad approfondire altri aspetti della salute, in caso di patologie individuali o di familiarità a patologie gravi (per esempio, autoimmuni).

18) L’obbligo per la stampa di un’informazione completa, corretta e imparziale in materia sanitaria.

Questa la mia proposta. La lascio alla libera discussione dei lettori.

Invito alla lettura del libro di Paolo Bellavite, Vaccini sì, obblighi no, Cortina ed., 2017 e al volume AA. VV. (a cura di Roberto Gava), Le vaccinazioni di massa. Prevenzione, diagnosi e terapia dei danni, Salus Infirmorum ed., 2014.

La mia proposta accoglie alcuni spunti provenienti dalla riflessione politica del gruppo FB Free-Vax Italia, al quale va il mio ringraziamento.

L’obbligo vaccinale: come orientarsi fra le diverse posizioni in campo? [parte terza]

Fonte: Il Fatto quotidiano, 17/01/2013 (https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/che-senso-hanno-attuali-vaccinazioni-pediatriche-di-massa/472111/).

Dopo i primi due articoli sull’obbligo vaccinale, il primo sugli aspetti etico-giuridici, il secondo sulle modalità autoritarie e manipolative del decreto Lorenzin, proseguo la riflessione sull’argomento provando a delineare un quadro complessivo dello scontro in corso, nella speranza di poter fornire un primo schema orientativo nell’enorme complessità della questione, senza alcuna pretesa di completezza e senza alcuna presunzione di sapere chi ha ragione e chi ha torto. Siamo infatti pienamente nel campo dell’opinabile, nonostante la strategia mediatica di contrapporre Verità ed eresia, ed è giusto che ciascuno si formi un’opinione propria. D’altra parte, quello che proverò a ricostruire è un dibattito impossibile, per il rifiuto delle istituzioni politiche e sanitarie a dialogare con posizioni critiche, a beneficio dei cittadini e della trasparenza democratica.


Per fare un quadro sintetico delle diverse posizioni in tema di obbligo vaccinale, occorre elencare ed esaminare alcuni punti controversi del dibattito e vedere con quali argomenti vengono affrontati dalle varie fazioni. Questo resoconto cerca di essere descrittivo e sufficientemente imparziale, anche se chi scrive ha maturato una chiara posizione personale, esplicitamente dichiarata, sulla base dei fatti richiamati.

Sono però necessarie almeno tre premesse.


In primo luogo, c’è una sproporzione macroscopica di forze in campo: da una parte, il Governo, gli accordi commerciali internazionali del GHSA, le multinazionali farmaceutiche, la finanza internazionale (che punta sui cosiddetti bond vaccinali), i vertici delle istituzioni sanitarie pubbliche, l’Ordine dei Medici e la stampa mainstream, dall’altra dei gruppi numerosi, ma minoritari di cittadini combattivi (continuamente delegittimati e ridicolizzati dal blocco politico-sanitario-mediatico), un numero significativo di medici, soprattutto clinici, ma anche ricercatori (intimiditi e minacciati di radiazione dall’Ordine professionale per ogni presa di posizione critica) e un proliferare di associazioni e iniziative dal basso, accuratamente silenziate dalla stampa e dalla televisione. Il sociologo Ugo Viale ha sintetizzato benissimo la questione della contestazione al decreto Lorenzin e della inaccettabile censura alla quale è stata sottoposta.

In secondo luogo, le modalità del dibattito sono palesemente drogate da falsità, colpi bassi e fallacie argomentative che sono più tipiche di un sistema autoritario che di una democrazia avanzata e di un serio dibattito scientifico. Questo aspetto comunicativo rende difficile formarsi un’opinione basata su dati obiettivi, come sarebbe necessario in democrazia, e nell’insieme indebolisce la forza persuasiva degli argomenti “ufficiali”, ingenerando il sospetto che non siano così solidi, se devono essere sostenuti in modo manipolativo o decisamente coercitivo, anziché attraverso una discussione razionale, serena e pacata.

In terzo luogo, è necessario scindere la valutazione della necessità, sicurezza ed efficacia delle singole vaccinazioni – ricordando che tale valutazione non può essere fatta in blocco, ma sempre sui singoli preparati farmaceutici e sugli eventuali effetti aggregati – dalla opportunità, legittimità ed efficacia dell’obbligo vaccinale, ovvero della legge che impone la vaccinazione obbligatoria di massa, sanzionando chi nega il consenso. I due piani del discorso non sono facilmente separabili, perché il secondo implica il primo, ma vanno comunque tenuti distinti. Noi ci occuperemo soprattutto dell’obbligo vaccinale, ovvero della legge Lorenzin.

Le posizioni sull’obbligo vaccinale (favorevole/sfavorevole) si incrociano con il grado di rigidità delle rispettive posizioni (alto/basso), generando complessivamente quattro atteggiamenti diversi:

1) COERCITIVI (favorevoli/rigidi), che possiamo indicare con la sigla COE, per i quali i vaccini sono assolutamente necessari, sicuri ed efficaci; gli effetti avversi per definizione non esistono o sono trascurabili; il rapporto costi/benefici è per definizione favorevole a prescindere per qualsiasi vaccino; non c’è limite al numero di vaccini che si possono somministrare in sicurezza; è necessario avere la massima copertura vaccinale; è giustificato obbligare a prescindere dalle condizioni soggettive, anche sacrificando altri diritti fondamentali, come l’integrità fisica, il diritto allo studio o ad un trattamento non discriminatorio; è giustificato radiare i medici che sconsigliano le vaccinazioni e punire i genitori resistenti;

2) TOLLERANTI (favorevoli/flessibili), che possiamo indicare con la sigla TOL, per i quali i vaccini sono complessivamente necessari, sicuri ed efficaci, ma non in blocco; esistono casi particolari di salute e circostanze che possono sconsigliarne l’uso; essendo farmaci, possono avere effetti avversi, che vanno attentamente monitorati; l’obbligo vaccinale è ammissibile e necessario in casi di emergenza sanitaria, mentre va attentamente valutato come regola, considerando ciascun vaccino caso per caso e senza generalizzazioni; si deve armonizzare l’obbligo vaccinale con gli altri diritti soggettivi; il numero di vaccinazioni obbligatorie deve essere sempre limitato al necessario; occorre rigore scientifico nel valutare gli effetti avversi; non si deve punire chi si sottrae all’obbligo;

3) LIBERALI (sfavorevoli/flessibili), che possiamo chiamare LIB, per i quali i vaccini possono essere anche utili, ma sempre a seconda del contesto, della persona e del singolo farmaco; essendo farmaci, per di più somministrati a soggetti sani, comportano comunque un rischio, perciò la scelta di vaccinarsi deve essere assolutamente libera e lo Stato deve solo renderla accessibile e gratuita, previa attenta verifica che il rapporto costo/beneficio sia davvero favorevole per ciascun individuo, visto che varia a seconda delle condizioni e del tipo di vaccino; l’obbligo non è giustificabile, se non in casi di gravissima emergenza sanitaria, e costituisce una violazione di diritti umani fondamentali, perché sacrifica la salute del singolo al presunto bene della collettività; gli effetti avversi vanno monitorati con rigore molto maggiore dell’attuale; i medici critici verso le vaccinazioni vanno ascoltati, perché il principio di precauzione deve avere il sopravvento; devono essere esclusi rigorosamente i conflitti di interesse dall’ambito sanitario; i danni devono essere risarciti dalla case farmaceutiche e non dallo Stato;

4) RADICALI (sfavorevoli/rigidi), che possiamo chiamare RAD, per i quali i vaccini sono per lo più inutili e dannosi; l’obbligo non si giustifica in nessuncaso e si presenta come un abuso violento dello Stato sul corpo dei cittadini più indifesi; chi non vuole vaccinarsi deve poterlo fare senza conseguenze; i medici critici sono la prova che non c’è unanimità nemmeno sull’efficacia delle vaccinazioni; lo Stato e le autorità sanitarie dovrebbero, per recuperare un minimo di credibilità ai loro occhi, tutelare la salute anche in altro modo.

Le precedenti definizioni sono da preferire rispetto a quelle attualmente in voga di PRO-VAX (posizioni COE e TOL), di FREE-VAX (posizione LIB) e di NO-VAX (posizione RAD), perché non si tratta di posizioni pro o contro i vaccini, come si è voluto far credere all’opinione pubblica in questi mesi con una certa dose di mistificazione politica, bensì pro o contro l’obbligo vaccinale nelle forme assai rigide del decreto Lorenzin. In realtà, nemmeno l’unica posizione contraria sia all’obbligo che ai vaccini (quella RAD) pretende di imporre a nessuno il proprio punto di vista né critica chi voglia vaccinarsi. Vi si riconoscono molti genitori i cui figli hanno subito gravi danni dalle vaccinazioni.

Bisogna osservare che la posizione LIB è attualmente quella di gran lunga maggioritaria in Europa, nonché quella che personalmente condivido, benché le spinte politico-commerciali verso un’estensione dell’obbligo ad altri Paesi sia forte, come si è visto in Francia, dove in un Parlamento semideserto alla vigilia di Capodanno è stata approvata una legge che introduce 11 vaccini obbligatori dal 2018. Di recente, la posizione LIB è stata sostenuta con forza anche da una rivista scientifica prestigiosa come Nature, in un editoriale sull’obbligo vaccinale in Francia. Essa punta sulla persuasione, considerandola più efficace dell’obbligo; contesta solo la coercizione su chi non vuole e rivendica il diritto di scegliere come gestire la propria salute, non dando affatto per scontato che la vaccinazione sia l’unico mezzo per raggiungere lo scopo di fare prevenzione attiva. La posizione TOL era quella di fatto presente in Italia prima del decreto Lorenzin ed è tuttora condivisa da molti medici. Il decreto stesso si situa nella posizione COE, sostenuta da alcuni medici molto in vista e vicini al potere e, ovviamente, ben vista dalle case farmaceutiche ed è stata imposta con puro atto d’imperio dal governo senza alcuna possibilità di dibattito dei sostenitori COE con le altre tre categorie elencate all’inizio.

Per entrare nel vivo della discussione, proverò a mettere a confronto le quattro posizioni su alcune questioni fondamentali della controversia sul decreto Lorenzin.

  1. Perché introdurre l’obbligo vaccinale?
  2. Qual è la finalità dell’obbligo vaccinale?
  3. Perché proprio quei 10 vaccini?
  4. Perché escludere dalla scuola i bambini non vaccinati?
  5. Esistono o no gli effetti avversi?
  6. Chi deve risarcire i danni?
  7. I vaccini sono efficaci? E lo sono tutti allo stesso modo o alcuni più di altri?
  8. Perché radiare i medici dissenzienti?
  9. Qual è il ruolo della scienza medica in una società democratica?

NOTA BENE: I documenti a cui fare riferimento per ciascuna affermazione sono moltissimi e di diversa qualità. Ho scelto intenzionalmente di preferire documenti in lingua italiana (quando possibile), per rendere più agevole la lettura ed ho dovuto comunque effettuare una scelta, senza alcuna pretesa di completezza. Molti argomenti sono assai controversi anche fra i ricercatori e non mi è sembrato necessario proporre lunghi elenchi di studi in lingua inglese (che pure esistono). Ho preferito documenti di tipo giornalistico, a cui ciascuno darà il valore che ritiene di dover dare; molti di essi contengono link ai documenti originali. Chi vuole, troverà modo di approfondire. Lo scopo di questo articolo, ripeto, è solo dare un’idea, in assenza di un confronto pubblico fra esperti che consenta di formarsi un’opinione.

1. Perché introdurre l’obbligo vaccinale?

COE e TOL. Perché vaccinare l’intera popolazione permette di elevare oltre i livelli critici l’effetto gregge e quindi di proteggere i bambini non vaccinabili. Le vaccinazioni sono indispensabili per ridurre la diffusione delle malattie e le relative complicanze e per migliorare lo stato di salute della popolazione. In Italia, la percentuale di vaccinazioni è scesa sotto tale soglia critica del 95% e c’è il rischio di epidemie, perciò si rende necessario l’obbligo, come ha segnalato anche l’OMS. Le vaccinazioni di massa sono un risparmio economico per il paese rispetto al costo sanitario di dover curare eventuali malati; recuperare/ridurre i suscettibili è prioritario e irrinunciabile.

COE non distingue fra patologie (tutte egualmente gravi e tutte da affrontare esclusivamente tramite vaccinazione di massa, ad assoluta discrezione dell’autorità sanitaria), mentre TOL distingue fra le varie patologie e fa valutazioni di caso in caso.

LIB E RAD. La vera ragione, richiamata dal testo del decreto Lorenzin (D. L. 7 giugno 2017, n. 73: “Ritenuto altresì necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale”), è l’accordo politico-commerciale fatto con le multinazionali del farmaco nel 2014 a Washington, il GHSA, del cui contenuto peraltro non si sa ufficialmente nulla (a che cosa esattamente ci siamo impegnati e in cambio di che?), che prevede di vaccinare 4 miliardi di persone entro 5 anni, e si tratta di un affare assai più lucroso di qualunque investimento farmaceutico, reso sicuro dall’obbligatorietà. L’effetto gregge è un calcolo probabilistico teorico basato sull’osservazione delle conseguenze dell’immunizzazione naturale, diverso per ogni malattia, e non sembra avere un senso preciso applicato all’immunità da vaccino, visto che viene continuamente smentito dai fatti; inoltre le soglie sbandierate dal Ministero della Salute (95% per tutte le malattie) non corrispondono a quelle – assai più blande e soprattutto differenziate – dell’OMS. Per un approfondimento sull’effetto gregge e sull’immunità di gregge, nonché degli aspetti controversi relativi alle vaccinazioni, si può leggere l’analisi pacata del prof. Paolo Bellavite, Professore Associato di Patologia Generale, Università degli Studi di Verona.  Qui si possono leggere le soglie di riferimento calcolate da diversi ricercatori e adottate dall’OMS. L’approfondimento della nozione di “effetto gregge” (o “immunità di gregge”) è fondamentale per qualunque discussione sui vaccini. Non per niente ne è stato fatto un uso improprio a sostegno dell’obbligo vaccinale, come si può leggere qui

Anche vaccinando tutti i bambini fra 0 e 16 anni si raggiunge una quota assai piccola della popolazione totale, benché in crescita di anno in anno (14-15%, altro che 95%!), non si garantisce l’immunizzazione per tutti né un’immunità permanente come avviene con la malattia (si parla di 2-10 anni di durata) e vaccinare tutta la popolazione per raggiungere una quota teorica del 95% è inutile, oltre che impossibile, dato che l’immunità non è garantita (alcune persone non la sviluppano proprio), non è permanente, con continui richiami la vaccinazione costerebbe troppo rispetto al vantaggio (aumentando i rischi di danno) e la malattia si potrebbe diffondere all’interno della popolazione interamente vaccinata, come avvenuto in Mongolia per il morbillo (50.000 casi fra 2015 e 2016 su una popolazione di 3,2 milioni di persone con il 99% di copertura vaccinale e oltre il 95% con almeno due dosi; in Italia siamo a 3-4000 casi l’anno nei momenti di picco su 60 milioni, per intenderci) e negli USA per la parotite. Molti adulti vaccinati nei decenni scorsi non sono più coperti dal vaccino, eppure non sono scoppiate nuove epidemie. I vaccini non impediscono le epidemie, perché sono progettati per lo più per proteggere la persona che li riceve, non per impedire il contagio (è il caso, per esempio, del vaccino contro il tetano, che non è contagioso, di quello antidifterico, di quello antipolio e di quello antipertossico). Anzi, subito dopo alcune vaccinazioni i bambini possono essere contagiosi (è il caso, per esempio, di vaccino contro poliomielite, morbillo, rosolia, pertosse e varicella, come suggerisce l’ospedale John Hopkins nella sua “guida per i pazienti”, dove, in caso di immunodepressione, raccomanda di «evitare il contatto» con i bambini appena vaccinati) e possono essere pericolosi – benché sia un evento raro – per i coetanei e per le donne in gravidanza, come scritto nelle schede tecniche dei vaccini MPRV (si legga la scheda tecnica del Priorix Tetra, pagina 2). I bambini immunodepressi non sono affatto al sicuro in mezzo a bambini vaccinati, che quasi mai seguono le avvertenze indicate nei foglietti illustrativi e sui quali nessuno verifica l’effettiva immunizzazione vaccinale; inoltre, sono esposti a molte malattie per le quali non esistono vaccini e devono essere tutelati in altro modo. Perciò si deve lasciare ai singoli e alle famiglie la decisione se vaccinarsi o no.

2. Qual è la finalità dell’obbligo vaccinale?

COE e TOL. Assicurare un’adeguata protezione ai bambini e migliorare la loro salute, preservandoli dai rischi delle malattie infettive. Sottrarre alle famiglie la decisione, per contrastare l’ignoranza in materia e la disinformazione prodotta da ricerche non controllate. Ridurre in prospettiva la spesa pubblica per i danni delle malattie.

LIB e RAD. Al contrario, la finalità è favorire in modo non trasparente interessi privati, cosa di cui in Italia abbiamo già fatto esperienza in passato (si ricordino i casi delle tangenti a De Lorenzo e Poggiolini per l’introduzione del vaccino antiepatite B obbligatorio e lo scandalo della collusione internazionale fra OMS, case farmaceutiche e autorità sanitarie per la vendita di vaccini non adeguatamente testati per l’influenza aviaria e quella suina, che causarono molti danni da vaccino). Si ricordi inoltre che i preparati polivalenti sono coperti da brevetto farmaceutico e costano molto di più di quelli singoli, che per questo non si trovano più (per capirci: stando ai prezzi trovati in siti di prodotti farmaceutici o delle ASL, l’esavalente Infanrix Hexa costerebbe 98 euro e l’MPR Prorix circa 28 euro a dose; il vaccino tetravalente contro la meningite Menveo costerebbe circa 99 euro a dose; viene anche raccomandato con insistenza pure ai maschi il Gardasil contro il papillomavirus, a ben 171 euro a dose). La questione è stata oggetto di denuncia del Codacons  e trattata nella tv pubblica francese nel 2016 (qui un estratto sottotitolato in italiano ). Nel primo anno, secondo calendario vaccinale, i neonati dovrebbero fare una quindicina di iniezioni e ricevere più dosi, per oltre 30 inoculazioni complessivamente delle malattie coperte da vaccino, secondo il Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale 2016-2018  (pp. 48-50). Quanto costi ai contribuenti, sarebbe un’interessante informazione, come rilevato dall’Antitrust già nel 2016. I conflitti di interesse sono stati rilevati a proposito di alcune figure di medici dal doppio ruolo pubblico e privato (nelle multinazionali farmaceutiche) che hanno scritto questa legge.

Se fosse l’interesse per la salute dei bambini a prevalere, il Ministro Lorenzin non avrebbe mentito spudoratamente sui bambini morti per morbillo in Inghilterra; i medici responsabili della Sanità pubblica l’avrebbero corretta e non avrebbero avallato la diffusione di notizie tendenziose (per esempio, che i bambini sani non vaccinati sono pericolosi); l’AIFA avrebbe consegnato in tempo e il Ministro avrebbe recapitato ai Parlamentari il Rapporto 2014-15 sui danni da vaccino (pubblicato in seguito a procedimento legale del Codacons); non si sarebbero ingigantiti come flagelli di Dio i casi del tutto nelle norma di meningite e di morbillo; si sarebbero fatti studi sugli effetti cumulativi dei 10 vaccini obbligatori, invece di renderli obbligatori con irresponsabile leggerezza, senza nemmeno un solo studio preliminare, configurando un vero e proprio esperimento di massa non dichiarato; non si continuerebbe a negare irragionevolmente l’esistenza degli effetti avversi a prescindere da ogni dato di fatto, a fronte del numero molto elevato di casi accertati di cui la stessa Lorenzin ha dato notizia in Parlamento; si sarebbe migliorato il servizio di farmacovigilanza, che mostra parecchie lacune; non si sarebbe emanata una circolare per i medici che riduce irragionevolmente le controindicazioni alla vaccinazione praticamente al solo shock anafilattico; le ASL non impedirebbero di fare gratuitamente le analisi prevaccinali previste dalla legge in caso di obbligo e non si sarebbe minacciato di radiazione qualunque medico che sconsigli la vaccinazione.

L’obbligo vaccinale potrebbe preludere ad altre gravi limitazioni della libertà personale, che potrebbero in futuro minare definitivamente il diritto di un cittadino a proteggere il suo corpo e a difendersi da un’autorità arbitraria che voglia controllarlo o condizionarlo. Sugli aspetti pericolosamente antidemocratici e illiberali di questa legge ha scritto il sociologo Ugo VialeQui anche un video.

3. Perché proprio quei 10 vaccini?

COE Nessuna risposta. Così hanno deciso le Autorità sanitarie per garantire la necessaria copertura della popolazione. Somministrati in forma polivalente (esavalente + quadrivalente), che sono i formati commercialmente disponibili, consentono di fare solo due iniezioni, pur esistendo anche (pochi) altri vaccini monodose. Si può ascoltare il Ministro Lorenzin.

TOL Forse sarebbe stato meglio valutare con maggiore calma. Il vaccino per il morbillo sembra il più indispensabile; si poteva aggiungere ai 4 già esistenti e lasciare gli altri facoltativi. La discussione è troppo polarizzata e volerla estremizzare nuoce ad una sana discussione tecnico-scientifica.

LIB. L’assenza di motivazione è già una risposta. Non c’è nessuna ragione di necessità e urgenza per l’obbligo indiscriminato, per nessuno dei 10 vaccini, nemmeno per il morbillo, dato che il numero di casi registrati l’anno scorso rientra rimane nei limiti delle normali oscillazioni cicliche della malattia (nel 2002, con quasi 3 volte i casi del 2017, non ci fu alcun allarme morbillo). Lo ha detto perfino Gentiloni. Il decreto è passato con il voto di fiducia, senza un’adeguata valutazione e senza alcuna trasparenza. Il caso Ricciardi insegna, come rilevato anche dalla giornalista Giulia Innocenzi

Non ci sono rischi epidemici per nessuna delle 10 malattie, come si vede in buona parte dell’Europa dove l’obbligo non c’è, e si poteva tranquillamente sospendere l’obbligo e monitorare, agendo a livello locale laddove si manifestassero eventuali focolai. Il tetano non è contagioso. La poliomielite e la difterite sono pressoché scomparse; il poliovirus si trova ancora praticamente solo nei vaccini ed è assente in Europa da 35 anni. L’epatite B è una malattia grave, ma si trasmette per via ematica e sessuale e il vaccino in età neonatale si può giustificare solo in presenza di rischi accertati. Si poteva al più consigliarlo in età più avanzata. Il morbillo è contagioso anche fra vaccinati; il vaccino, impedendo l’immunità naturale e ritardando nel tempo la malattia, perché sposta in avanti la soglia di suscettibilità senza fornire un’immunizzazione duratura, non protegge i neonati attraverso gli anticorpi materni con l’effetto che la malattia tende a colpire soprattutto gli adulti (non immunizzati per via naturale) e i neonati, per i quali è più pericoloso. L’immunizzazione vaccinale delle madri è infatti meno efficace dell’immunizzazione naturale e non si trasmette attraverso la placenta, proteggendo i neonati nei primi mesi di vita. Quindi, sarà anche utile, ma non risolutivo, visto che il traguardo dell’eradicamento si sposta sempre in avanti da decenni, senza mai essere raggiunto con qualunque soglia di copertura vaccinale. Il vaccino per la parotite non impedisce né la malattia né il contagio in un numero consistente di casi. Il vaccino contro l’Hemophilus Influentiae B – molto raro, peraltro (12 casi di malattia invasiva nel 2016 in Italia, 4 in vaccinati, 5 in adulti, 3 in non vaccinati su 60 milioni di abitanti, ovvero lo 0,00002%) – non protegge dai ceppi non tipizzabili, che sono i più frequenti e viene somministrato arbitrariamente fino a 17 anni, nonostante non sia raccomandato oltre i 4 anni, anche secondo il “Board Calendario per la vita” (con l’irresponsabile faciloneria che caratterizza l’applicazione di questa legge). Utilizzare un vaccino al di fuori del range di età per cui è stato autorizzato e testato può essere inutilmente pericoloso e rappresenta una palese violazione del codice di deontologia medica (art. 13 e 18). Ma anche il vaccino esavalente viene indicato come obbligatorio dal Board calendario per la vita ben oltre la fascia di età per il quale è stato testato. Un caso interessante è il vaccino anti-meningococco B, prima inserito fra gli obbligatori e poi tolto. Qui il rapporto costi-benefici è davvero assai dubbio. Nell’inserto con le “caratteristiche del prodotto” della ditta produttrice attualmente online si riferisce, per esempio, di un 2,1% di effetti aversi registrati negli studi di approvazione del prodotto. Si tratta di un numero molto elevato, specie per una malattia di così bassa incidenza. Sulla base di questi dati, il numero di effetti avversi gravi per questo vaccino registrati dall’AIFA (175 nel 2016 e 60 nel 2015) andrebbero moltiplicati rispettivamente per 35 o per 47 volte. Un esempio di come il rapporto costi-benefici vada valutato su ogni singolo vaccino e di quanto siano sottostimati i dati dell’AIFA. E anche di come si ignorino allegramente le indicazioni sulla fascia di età per la quale il farmaco è stato approvato, ovvero dai 10 anni d’età in su, con due dosi. In Italia invece lo si somministra anche ai neonati a partire dai tre mesi di età, con tre dosi.

Da ultimo, le quattro Commissioni parlamentari della Difesa che hanno indagato sulle cause delle gravi patologie che colpiscono i militari italiani, dopo anni di accertamenti hanno focalizzato l’attenzione sui vaccini e in particolare sull’MPR, giungendo a raccomandare il numero massimo di 5 vaccini per i soldati in servizio.  Perché ai militari 5 e ai neonati di pochi giorni 10 (più quelli raccomandati, che possono fare 14), a prescindere dalle loro condizioni (prematuri, sottopeso, affetti da patologie ecc.), senza avere nemmeno uno solo studio che abbia indagato in via preventiva gli effetti di questa particolare associazione di vaccini, confrontando gruppi randomizzati di bambini vaccinati con questi 10-14 vaccini e bambini non vaccinati? Ai genitori italiani è stato taciuto che i loro figli sono sottoposti ad un esperimento di massa senza codice etico e senza possibilità di scelta volontaria. Roba da dittatura nazista, altro che consenso informato! E non si tratta di un’esagerazione: un esperimento obbligatorio violerebbe il Codice di Norimberga.

Un problema ulteriore è dato dalla presenza di nanoparticelle e di metalli neurotossici in alcuni campioni di preparati vaccinali (peraltro assenti in analoghi prodotti veterinari). Si può ascoltare un’intervista alla dottoressa Antonietta Gatti, fisico e bioingegnere di fama internazionale (osteggiata violentemente da quando si occupa di vaccini con il marito, dottor Stefano Montanari) e uno studio dell’infettivologo e specialista in Medicina preventiva dottor Fabio Franchi sulla quantità di sali di alluminio non solubili iniettati per via intramuscolare nei neonati, che supera di molto le dosi massime indicate dall’EMA (peraltro, è ignoto quale quantità massima di alluminio iniettato per via intramuscolare in forma di sali insolubili sia tollerabile per un neonato senza provocare danni, ma la cosa non sembra suggerire alcun atteggiamento di precauzione).

[continua]

L’obbligo vaccinale, ovvero: perché molti cittadini italiani non si fidano del loro governo? [Parte seconda]

Considerata dal punto di vista politico-economico, la questione dell’obbligo vaccinale (e non della vaccinazione in sé, che non è qui in discussione) assume ulteriori aspetti rilevanti.

La Global Health Security Agenda (GHSA), un accordo patrocinato nel 2014 dagli USA con oltre 50 Paesi, organizzazioni ed enti non-governativi con l’obiettivo rendere il mondo sicuro dalle malattie infettive e di porre la sicurezza sanitaria fra le priorità nazionali e globali, ha individuato nell’Italia e nel Portogallo i Paesi capofila a livello mondiale della vaccinazione contro il morbillo e contro le malattie infettive per gli anni 2014-2019 (GHSA Action Package Prevent-4). L’intento è di arrivare in Italia alla copertura vaccinale del 90% in cinque anni per i bambini di 15 mesi. Ovviamente, il piano si inserisce in un progetto globale degli USA che mirano a vaccinare 4 miliardi di persone in 30 Paesi entro 5 anni, come dice con enfasi l’infografica del GSHA. L’interesse statunitense si spiega con il fatto che le maggiori aziende produttrici di vaccini sono statunitensi.

Questa iniziativa americana, alla quale evidentemente il nostro governo ha aderito con entusiasmo, stante anche il richiamo della OMS all’Italia per l’aumento dei casi di morbillo nel nostro Paese, rappresenta una potente motivazione per il decreto sull’obbligo vaccinale del Ministro Lorenzin e per l’improvviso allarme diffuso sui media rispetto alla vaccinazione contro il morbillo. Pur riconoscendo le possibili gravi complicanze che possono derivare da questa malattia, sono da osservare i toni allarmistici e i dati scorretti forniti dal ministro e rimbalzati sui media sulla pericolosità del morbillo. Tre esempi.

A Porta a Porta del 22/10/2014 al minuto 36:22 la Ministra Beatrice Lorenzin dichiara che “solo di morbillo a Londra, cioè in Inghilterra, lo scorso anno [quindi nel 2013] sono morti 270 bambini per una epidemia di morbillo molto grave”. Secondo i dati ufficiali del governo inglese, invece, nel 2013, di morbillo si è registrato 1 decesso, di un uomo di 25 anni, in seguito ad una polmonite acuta quale complicanza del morbillo, come si legge qui a fondo pagina . Da notare che i test per stabilire se la causa del decesso fosse il virus non hanno dato alcun esito. L’ultimo anno in cui si sono registrati più di 200 morti per morbillo nel regno Unito è il lontano 1953.

A Piazza Pulita del 22/10/2015 [esattamente un anno dopo] al minuto 5:57 la Ministra Beatrice Lorenzin dichiara: “Di morbillo si muore, in Europa! … c’è stata una epidemia di morbillo a Londra lo scorso anno [quindi nel 2014], sono morti più di 200 bambini…”. Invece, secondo i dati ufficiali, nel 2014 ci sono stati 59 casi totali di morbillo a Londra e nessun decesso (si può controllare qui). Dal 1989 al 2013 i decessi per morbillo nell’intero Regno unito sono oscillati tra 0 e 4, come si può verificare qui. Come anche in Italia, del resto, dove, a fronte di un aumento dei casi di malattia nell’ultimo anno rispetto a quello precedente con prevalente interessamento della popolazione adulta, non si è registrato nemmeno un decesso. Si può verificare qui, sul bollettino ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Tanto per continuare sulla stessa linea (quindi la ministra o ignora quello che dice, e la cosa sarebbe grave, o mente intenzionalmente, e allora è gravissima), il 21 luglio 2016, in un’intervista de Il Messaggero, la Ministra Lorenzin risponde: «…… In Gran Bretagna tre anni fa c’è stata una epidemia di morbillo – dovuta proprio al fatto che molti avevano rinunciato al vaccino – che ha causato la morte di centinaia di persone. Per correre ai ripari è stato varato un piano di emergenza e di prevenzione costato centinaia di milioni di euro».

Tra l’altro, il fatto che il maggior numero di nuovi casi (incidenza cumulativa per fascia di età) si collochi nella fascia di età superiore ai 15 anni (oltre il 73% dei casi; si veda il rapporto RM News appena citato a p. 3), rende difficile comprendere quale nesso vi sia fra questo picco di casi e la diminuzione della copertura vaccinale nei neonati, registrata negli ultimi anni, che pure è l’unica spiegazione ufficialmente addotta e qui ripetuta dalla ministra per giustificare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Ci possono essere – e in questo caso ci sono per forza – anche altre ragioni che spieghino l’aumento dei casi. Il fatto è un Ministro di una democrazia non dovrebbe permettersi di mentire ad un intero Paese, perché così facendo vìola ogni patto fiduciario con i cittadini. E la stampa – se fosse libera – dovrebbe rilevare subito la clamorosa manipolazione dei dati. Un Ministro che mente non dovrebbe restare al suo posto. Solo una concezione arrogante, proprietaria e illiberale del potere può dare vita ad una relazione così poco trasparente e democratica fra governo e cittadini. Da notare che le autorità sanitarie non sono mai intervenute – almeno a quanto mi risulta – a correggere pubblicamente i dati palesemente scorretti; il che getta un’ombra, ovviamente, anche sulla loro buona fede e mette in allarme i cittadini più consapevoli.

Ma perché gonfiare in questo modo i dati? Perché creare allarme nella popolazione, citando continuamente le cifre di un bollettino di guerra, che riguarda al più i Paesi in via di sviluppo, dove le epidemie si diffondono per condizioni igienico-sanitarie carenti, mentre nei Paesi europei e negli USA si tratta di un numero di morti che si conta (quando ce ne sono) sulle dita di una mano? Come si deve chiamare questo tipo di politica? Terrorismo psicologico? Procurato allarme? Intimidazione? Fake news?


Questa modalità manipolativa di gestire l’informazione sui vaccini, specie se proviene dagli organi istituzionali, non può che ispirare diffidenza nella gente. I genitori più dubbiosi sulle vaccinazioni sono anche quelli che vanno a cercare informazioni su Internet, e soprattutto sui siti istituzionali. E qui scoprono che, mentre vengono enfatizzate in misura iperbolica le morti per il morbillo, si tace del fatto che si sospetta siano molto più numerose le morti per il vaccino antimorbillo. Il 24 ottobre 2010 il Sunday Times pubblica un articolo sui danni vaccinali. Si tratta di dati ufficiali del MHRA, la Medicines and Healthcare products Regulatory Authority del Regno Unito, ovvero l’autorità governativa che si occupa di farmaci e di salute pubblica, non pubblicati ufficialmente, ma ottenuti dal Sunday Times sulla base del Freedom of Information Act. Sulla base dei dati raccolti sulle reazioni avverse dei vaccini, specie del vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia, si scopre che, dal 2003, “ci sono state più di 2100 gravi reazioni avverse ai vaccini pediatrici, alcune delle quali a rischio della vita”. L’articolo dice testualmente: “Si sospetta che quaranta bambini siano morti come conseguenza della somministrazione di routine dei vaccini negli ultimi 7 anni. Si sospetta anche che le vaccinazioni in età infantile abbiano lasciato due bambini con danni al cervello e che abbiano causato più di 1500 reazioni neurologiche, inclusi 11 casi di infiammazione cerebrale, 13 casi di epilessia e uno di coma”. Certo, un sospetto non è una certezza, e può anche darsi che gli eventi avversi abbiano una spiegazione diversa, ma perché tanta reticenza a rendere pubblici i dati? Dovrebbe essere cura e preoccupazione delle autorità sanitarie e pubbliche verificare scrupolosamente e con la massima trasparenza anche il minimo sospetto di correlazione fra i vaccini e eventuali danni alla salute, non importa quanto improbabile sembri.

In Italia il Codacons ha accusato l’AIFA di non aver pubblicato il report sui danni vaccinali dopo il 2013, finché non lo ha fatto il Codacons sul sito FB. Ora, dopo le polemiche, il rapporto integrale dell’AIFA per gli anni 2014-15 è disponibile su Internet a questo link, insieme ad una sintesi. Certo, l’AIFA sottolinea correttamente che le segnalazioni di effetti avversi non sono una prova di relazione causale fra essi e le vaccinazioni, ma quanto si va a fondo nella ricerca di queste relazioni causali? Molti genitori hanno la percezione che venga posta un’enfasi diversa sui vantaggi delle vaccinazioni (l’AIFA dichiara testualmente e iperbolicamente “In Italia ogni anno i vaccini salvano milioni di vite”) rispetto ai danni, che vengono per lo più minimizzati. Ma perché questi toni sempre enfatici e privi di misura, così poco scientifici, direi, come se gli Italiani fossero dei sempliciotti da imbonire? Una modalità comunicativa più equilibrata e obiettiva incoraggerebbe molti genitori a valutare in modo più positivo le vaccinazioni.

La questione, quindi, non è strettamente medica. È una questione soprattutto politica e comunicativa. Perché la trasparenza fa così paura? Perché i danni post-vaccinali – sia pure talvolta difficili da correlare causalmente alla vaccinazione – sono considerati meri effetti collaterali, quasi una triste necessità, mentre le complicanze delle patologie, a volte meno gravi, vengono dipinte con enfasi tragica? Uno Stato davvero imparziale non dovrebbe essere più preoccupato di questi dati, tra l’altro spesso sottostimati, che dei pochissimi casi di morte per morbillo? E in che cosa consiste questa così enfatizzata epidemia di morbillo in Italia? Forse gli Italiani meriterebbero un’informazione più completa, approfondita e razionale. Se guardiamo il grafico dell’Istituto Superiore di Sanità, emerge solo che il morbillo, come si sa da sempre, ha un andamento ciclico, ha cioè alti e bassi di virulenza. Guardando il rapporto RM News citato prima, si vede che nei primi mesi del 2017 c’è stato un picco di casi un po’ più elevato di quello del 2013, ma lontanissimo dai picchi epidemici di qualche decennio fa. Certo, va monitorato con attenzione, ma come si fa a parlare di epidemia?

E dal momento che gli Italiani non sono tutti degli stupidi irresponsabili, ignoranti e bisognosi di tutela come presuppone il tono autoritario e ricattatorio del Decreto Lorenzin, a queste domande si danno anche le risposte, giuste o sbagliate che siano. Certo l’atteggiamento del Ministro non aiuta.

Dal punto di vista economico, la vaccinazione obbligatoria rappresenta un costo per lo Stato (cioè per noi contribuenti) e una certezza di introiti per le case farmaceutiche. Il Piano Vaccini 2016-2018 prevede un ampliamento della copertura vaccinale per molte malattie e ne calcola il costo per le casse dello Stato:

“Il costo complessivo dei vaccini inseriti nel calendario vaccinale, secondo il prezzo corrente, a regime e con il raggiungimento dei tassi di copertura presentati più avanti viene stimato intorno a 620 milioni di euro. Tale cifra, d’accordo con i produttori, con il principio del partenariato pubblico-privato di rilevante contenuto sociale, e in piena trasparenza, potrebbe essere rivista secondo meccanismi negoziali che permettano, ad esempio, di diminuire il costo unitario del vaccino in proporzione al raggiungimento di tassi di copertura progressivamente più elevati. In tal modo, si raggiungerebbe il risultato di incentivare l’obiettivo di copertura anche con una diminuzione del costo di approvvigionamento del vaccino” (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=6868).

Sono queste le cifre?  In questo testo si ricorda che la vaccinazione costa, ma fa risparmiare lo Stato sulle cure (questo argomento è spesso ripetuto ad ogni obiezione sui costi); dovrebbe però, per correttezza, essere anche valutato quanto costano i danni vaccinali in termini economici ed umani. Un articolo del quotidiano La Verità ha al contrario messo in luce che, dopo l’introduzione dell’obbligo vaccinale, il prezzo dei vaccini è aumentato del 62% e la spesa complessiva è aumentata moltissimo (+130 milioni di euro in un anno). Come si fa a pensare che sia un caso?

Un ministro responsabile dovrebbe chiarire ai cittadini i costi dell’operazione obbligo vaccinale, visto che la pagano loro, e spiegare perché, se è il morbillo che ha avuto un incremento di casi, si decide di obbligare per decreto i genitori a sottoporre i figli a 12 vaccini, sia pure in preparati polivalenti; inoltre, dovrebbe dare completi ragguagli sul perché proprio quelli e non altri. Certo che se le informazioni sono del genere visto prima, si comprende perché i cittadini italiani siano meno fiduciosi rispetto agli altri europei nei confronti del loro governo e delle loro autorità sanitarie.

Il sospetto che i principali beneficiari dell’obbligo vaccinale (ripeto: non dei vaccini in sé, che a certe condizioni sono utilissimi) siano proprio le ditte produttrici e chi le favorisce appare perciò giustificato, data la manipolazione propagandistica dei dati da parte delle autorità, i toni da Santa Inquisizione nei confronti dei medici che osano avanzare qualunque tipo di dubbio non sui vaccini, ma sulla pratica vaccinale indiscriminata, come Roberto Gava, le minacce in stile mafioso che ricevono alcuni scienziati recalcitranti come Stefano Montanari, che mettono in dubbio la purezza e la sicurezza dei preparati vaccinali (ma perché invece non lo querelano, se dice il falso?), l’accanimento con cui vengono negati o minimizzati i danni vaccinali – e il diniego non è certo sintomo di atteggiamento scientifico.


In chi ha qualche anno in più è ancora vivo il ricordo della tangente pagata dalla GlaxoSmithKline nel 1991 all’allora Ministro De Lorenzo per rendere obbligatorio il vaccino antiepatite B, che da allora è rimasto obbligatorio (la sentenza di colpevolezza della Cassazione è del 2012). Non si tratta certo di un precedente rassicurante. A ragione o a torto, i conflitti di interesse esistono e non possono essere assiomaticamente negati. Perciò appaiono così odiose le sanzioni irragionevoli stabilite per i genitori che non intendano sottomettersi all’obbligo vaccinale e che, evidentemente, i nostri decisori politici non sono in grado di convincere. Forse i politici nostrani non percepiscono fino in fondo quanto sia profondo il risentimento degli Italiani verso una classe politica così scadente, priva di credibilità e in larga misura corrotta, ma pronta a bastonarli come degli Arlecchini qualunque.

Ma al di là degli interessi economici in gioco (che sono globali, ricordiamo, e riguardano 4 miliardi di persone in 5 anni), e perfino ipotizzando con la massima benevolenza che l’intenzione del Ministro sia pura ed abbia a cuore esclusivamente la salute dei bambini, la verità politica di questo decreto è che probabilmente sarà un boomerang per il governo e otterrà l’effetto contrario a quello voluto. Molti genitori, allarmati, si stanno già organizzando per resistere e praticare la disobbedienza civile. Il contenzioso giudiziario aumenterà a dismisura, a cominciare dallo strumento stesso del decreto-legge per una misura così ampia e ingiustificata. L’esperienza delle grandi democrazie europee ha già dimostrato che la persuasione è più efficace della coercizione in questo ambito. Non è con il dogmatismo intollerante della propaganda vaccinale senza se e senza ma che si otterrà di fare bella figura con i partner statunitensi e di mettere a tacere ogni dissenso. La realtà sociale è assai più complessa di come se la rappresenta la nostra ministra, nemmeno laureata, ma molto attaccata alle sue certezze, ed esploderà molto presto. Purtroppo, in mezzo ci andranno proprio i bambini, oltre alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sia politiche sia sanitarie. Speriamo, a questo punto, anche il decreto con la sua imperiosa arroganza.

[continua]

L’obbligo vaccinale, ovvero: chi decide della salute dei bambini? [Parte 1]

Sulla questione dell’obbligo vaccinale appena imposto per decreto a tutti i bambini italiani per ben 12 diverse malattie si sta consumando una battaglia emotiva e poco trasparente. Come in tutte le questioni controverse, sulle quali non si esercitano liberamente le ragioni della scienza e la saggezza della riflessione ponderata, per via degli enormi interessi economici e delle pressioni ideologiche, la tendenza del conflitto è verso la polarizzazione delle posizioni e verso la contrapposizione radicale vaccinisti/antivaccinisti, che in nessun modo consente di sviscerare la complessità del problema.

I piani sui quali l’obbligo vaccinale – e non l’utilità o meno delle vaccinazioni, sia chiaro – può e deve essere considerato sono molteplici: uno filosofico-giuridico, uno politico-economico, uno storico-sociologico, uno medico-scientifico. Considerarne uno a scapito degli altri tre rende impossibile comprendere che cosa è in gioco veramente in questo scontro.

Cominciamo dal primo, che è anche a mio parere il più rilevante. Considerato dal punto di vista filosofico-giuridico, e più precisamente etico-giuridico, l’obbligo vaccinale ci pone di fronte ad una questione di vitale importanza per tutti noi: può lo Stato imporre ai cittadini un intervento sanitario universalmente obbligatorio contro la loro volontà? Può violare il principio dell’inviolabilità del corpo? E può fare questo sui bambini, per definizione soggetti deboli, sostituendosi alla volontà dei naturali tutori dei loro interessi, i genitori? E può irrogare una sanzione grave come la discriminazione dei bambini rispetto all’accesso di servizi essenziali quali l’asilo nido o la scuola per l’infanzia o la penalizzazione economica non progressiva ai genitori o addirittura la revoca della patria potestà?

È ovvio che il “può” va inteso nel senso di “ha il diritto”. Nel comune sentire, lo Stato ha il diritto di costringere quando è in gioco un bene maggiore, in questo caso la salute pubblica, in altri casi la sicurezza o l’interesse generale. Ma in uno Stato di diritto e soprattutto in uno Stato democratico il potere dello Stato è soggetto a pesanti limitazioni. Se così non fosse, il naturale squilibrio di forze fra Stato e cittadini trasformerebbe questi ultimi in sudditi senza diritti. In uno Stato democratico, la sovranità è dei cittadini, che la esercitano sulla base della Costituzione, la quale a sua volta è frutto di un patto, di un contratto bilaterale fra i cittadini e lo Stato. Lo Stato è al servizio dei cittadini, non viceversa; di per sé, lo Stato non è altro che l’espressione della comune appartenenza dei cittadini ad un unico corpo sociale.

Come in ogni faccenda complessa, è in gioco un bilanciamento di diritti e di doveri. I bambini hanno diritto all’integrità del loro corpo, alla salute, alle cure amorevoli e adeguate dei genitori, alla tutela da parte dello Stato. I genitori hanno il diritto di scegliere ciò che, in base alla loro visione del mondo, ritengono meglio per tutelare e proteggere i loro bambini. Hanno anche il dovere di prendersi cura adeguatamente dei figli. Solo nel caso in cui non siano in grado per incapacità manifesta o per abuso e trascuratezza grave, lo Stato ha il diritto e il dovere di intervenire nella prospettiva dell’interesse superiore del minore: non del minore in astratto, ma del bambino specifico, con nome e cognome e con una sua storia personale. Lo Stato ha il dovere di tutelare ogni singolo bambino di per sé, come titolare di diritti non comprimibili. Tali diritti sono codificati nei trattati internazionali e nei documenti di bioetica e rappresentano una conquista di civiltà irrinunciabile.

Nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (CRC) sono indicati quattro principi generali, trasversali a tutti i principi espressi dalla CRC ed in grado di fornire un orientamento ai governi per la sua attuazione:

  • non discriminazione (art. 2), tutti i diritti sanciti dalla CRC si applicano a tutti i minori senza alcuna distinzione;
  • superiore interesse del minore (art. 3), in tutte le decisioni il superiore interesse del minore deve avere una considerazione preminente;
  • diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6), non solo il diritto alla vita ma garantire anche la sopravvivenza e lo sviluppo;
  • partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (art. 12), per determinare in che cosa consiste il superiore interesse del minore, il suo diritto di essere ascoltato e che la sua opinione sia presa in considerazione.

All’Art. 3, la CRC afferma: “Gli Stati, le istituzioni pubbliche e private, i genitori o le persone che ne hanno la responsabilità, in tutte le decisioni che riguardano i bambini devono sempre scegliere quello che è meglio per tutelare il loro benessere”. Si tratta quindi di determinare in che cosa consista il benessere del bambino.

Il Codice di Norimberga, redatto nel 1946 dopo i processi ai medici nazisti colpevoli di aver condotto esperimenti atroci su esseri umani, cercò di stabilire il confine (assai labile, come si accorsero i giudici) fra gli interventi leciti e quelli illeciti in ambito medico, soprattutto in ambito sperimentale. E la prima regola che venne individuata dai medici statunitensi incaricati della stesura fu la seguente:

«la persona coinvolta dovrebbe avere la capacità legale di dare il consenso, e dovrebbe quindi esercitare un libero potere di scelta, senza l’intervento di qualsiasi elemento di forzatura, frode, inganno, costrizione, esagerazione o altra ulteriore forma di obbligo o coercizione; dovrebbe avere, inoltre, sufficiente conoscenza e comprensione dell’argomento in questione tale da metterlo in condizione di prendere una decisione consapevole e saggia».

La World Medical Association ribadiva inoltre, nella Dichiarazione di Helsinki del 1964, il concetto che solo il consenso esplicito poteva giustificare moralmente la ricerca sui soggetti umani e che “nella ricerca medica gli interessi della scienza e quelli della società non devono mai prevalere sul benessere del soggetto“. Da queste riflessioni sono nati il consenso informato e la riflessione bioetica. Pur con differenze culturali e filosofiche, la bioetica – in particolare quella anglosassone – tende a considerare fra i principi irrinunciabili in ambito medico l’autonomia del paziente (ovvero la libertà di scelta), la beneficità (ovvero l’effettivo beneficio) e la non maleficità dell’intervento (il principio ippocratico primum non nocēre), la giustizia rispetto l’accesso alle cure.

Dai documenti di etica medica deriva un primo punto fermo: un intervento medico si giustifica solo nell’interesse esclusivo di chi lo riceve, solo con il suo consenso espresso, solo se non fa un danno superiore ai benefici che apporta, solo se arreca un beneficio al soggetto. Non si giustifica con un interesse superiore della ricerca scientifica e della società. La CRC pone inoltre come criteri irrinunciabili di ogni intervento la non discriminazione e la tutela del benessere del minore.

Il bambino ha diritto alla difesa della sua salute, che è il bene primario per ciascuno. Ma chi stabilisce in che modo tutelare la salute? L’unica risposta possibile è: i genitori. Sono loro legalmente ad esprimere il consenso alle cure mediche per il proprio figlio. Se non lo possono esprimere, viene meno il principio stesso del consenso informato e siamo di fronte all’arbitrio dello Stato. Uno Stato che si sostituisce ai genitori nello stabilire qual è il modo giusto di proteggere la salute del minore o di curarlo, nel caso che sia malato, sta trattando il genitore o come un incapace o come un criminale. Il compito dello Stato è di informare, educare, sostenere, affiancare un genitore per consentirgli di esercitare appieno la sua libertà educativa e di cura nei confronti del figlio, ma se lo Stato decide per lui, in assenza delle circostanze di necessità, urgenza e di grave manchevolezza di cui abbiamo parlato, allora non siamo più in democrazia. Forse a molti sfugge la gravità di questa imposizione: è un esproprio autoritario della libertà e della sovranità del cittadino nel decidere su una questione fondamentale quale la salute e il benessere dei propri figli. È lo Stato che decide in modo arbitrario che cosa è bene per tutti i bambini, indipendentemente dalle qualità genitoriali dei loro tutori.

Inoltre, se il bambino è sano e l’intervento medico non migliora il suo stato di salute, lo Stato non lo può imporre. Non spetta allo Stato sottoporre a trattamento sanitario obbligatorio un bambino sano. E nemmeno può violare il corpo del bambino, che è assolutamente indisponibile per lo Stato. L’articolo 32 della Costituzione è chiaro: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Che si tratti di un intervento medico e, nel caso estremo, di una violazione dell’integrità della persona è fuori discussione: un vaccino è un farmaco, e come tale ha effetti desiderabili ed effetti collaterali. Per somministrarlo occorre intervenire su un corpo senza il consenso di chi ne ha la titolarità (se il genitore non lo esprime), mediante la sospensione della potestà genitoriale. Data la delicatezza della materia, l’orientamento giuridico prevalente finora è stato infatti favorevole all’obbligatorietà, ma non alla coercibilità della vaccinazione.

Somministrare in modo indiscriminato grandi quantità di farmaci a soggetti sani, senza alcuna conoscenza preventiva dello stato di salute, di un’eventuale immunità preesistente, o di controindicazioni alla somministrazione non risponde né a criteri etici né a criteri scientifici. E non ha a che fare con l’utilità o meno dei vaccini. Un farmaco non è utile a prescindere da chi lo assume. Per fare un esempio, anche se gli antibiotici sono una benedizione per l’umanità, questa non è certo una ragione per somministrarli a tutti, anche a soggetti sani.

La Corte Costituzionale si è espressa più volte in merito all’obbligatorietà delle vaccinazioni, individuando in esse un vantaggio sia per il minore sia per la collettività: con la sentenza 23 giugno 1994 n. 258 ha chiarito che le leggi che impongono l’obbligo vaccinale non contrastano con l’art. 32 Cost., purché “il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; vi sia la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili; sia prevista, nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio − ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica − comunque la corresponsione di un equo indennizzo in favore del danneggiato“. Nella stessa pronuncia, la suprema Corte ha aggiunto un’importante invito al legislatore “affinché, ferma la obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche, siano individuati e siano prescritti in termini normativi, specifici e puntuali, ma sempre entro limiti di compatibilità con le sottolineate esigenze di generalizzata vaccinazione, gli accertamenti preventivi idonei a prevedere ed a prevenire i possibili rischi di complicanze“.

Secondo la Corte, quindi, l’obbligo si giustifica a determinate condizioni, che sono appunto quelle che dovrebbero essere accertate. È evidente, infatti, che i danni vaccinali esistono e possono essere anche gravi, come testimoniano le numerose sentenze che impongono il risarcimento dello Stato ai bambini danneggiati in modo permanente dalle vaccinazioni. Non si può dare per scontato che esse costituiscano esclusivamente un vantaggio per il singolo e per la collettività. Un principio di cautela imporrebbe di verificare il rapporto costi-benefici caso per caso e vaccino per vaccino. Magari la vaccinazione si giustifica per alcune patologie e non per altre. Ne riparleremo più avanti.

Somministrare una grande quantità di farmaci per tutelare altri soggetti più vulnerabili è una violazione della Dichiarazione di Helsinki: nessuno può essere costretto ad un intervento medico potenzialmente dannoso per arrecare beneficio a qualcun altro. Tale principio è ribadito dalla Convenzione di Oviedo, recepita in Italia con legge n.145/2001: Articolo 2 – Primato dell’essere umano. L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza”.

Discriminare un bambino sano rispetto all’accesso ai servizi educativi sarebbe una violazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra l’altro, sarebbe una discriminazione davvero paradossale e ingiustificata. A chi fa danno un bambino sano? Più che una misura preventiva, suona come un vero e proprio ricatto ai genitori. Obbligare a vaccinarsi in assenza di pericolo diretto dei soggetti interessati e in assenza di una grave epidemia in atto è una violazione del principio di non maleficità: poiché va bilanciato di caso in caso il rapporto costi-benefici di un vaccino, se non c’è beneficio diretto, ma è presente un danno anche solo potenziale, non si giustifica l’intervento, e comunque non può essere obbligatorio. Devono essere i genitori a prendersi la responsabilità di decidere, soppesando rischi e benefici.

Disporre un trattamento sanitario obbligatorio che non rechi un beneficio diretto al soggetto che vi è sottoposto (principio di beneficità) viola il principio di necessità e di urgenza e viola la Convenzione di Oviedo, che nel sommario iniziale recita testualmente: “La Convenzione consacra il principio che la persona interessata deve dare il suo consenso prima di ogni intervento, salvo le situazioni di urgenza, e che egli può in ogni momento ritirare il suo consenso. Un intervento su persone incapaci di dare il proprio consenso, per esempio su un minore o su una persona sofferente di turbe mentali, non deve essere eseguito, salvo che non produca un reale e sicuro vantaggio per la sua salute”.

Un farmaco si somministra a chi ne ha bisogno, secondo una valutazione in scienza e coscienza, non indiscriminatamente a tutti, perché così è evidente che, statisticamente, qualcuno ne riporterà dei danni anche gravi, e questo è sempre e comunque eticamente inaccettabile. Ogni bambino ha diritto soggettivamente alla sua integrità, alla sua salute, al suo benessere. Non è nemmeno togliendogli la patria potestà dei genitori o il reddito familiare che si favorisce il suo benessere. La sospensione della potestà genitoriale, che sembra introdurre un principio di coercibilità nell’obbligo vaccinale, è stata considerata illegittima da alcune sentenze, fra le quali il Decreto Corte di Appello di Ancona, Sezione minori, N. 1994 del 27.11.98

Riassumendo, possiamo concludere che

ammesso che i vaccini siano utili a prevenire il diffondersi di malattie contagiose ed epidemiche (cosa che deve essere adeguatamente dimostrata);

ammesso che siano sicuri, come sostengono molti medici (anche se non tutti) e le case farmaceutiche;

ammesso che sia dimostrata l’esistenza dell’effetto-gregge non solo per l’immunità naturale, ma anche per quella vaccinale;

ammesso che lo Stato possa, in particolari circostanze, disporre un trattamento sanitario obbligatorio, come previsto dall’art. 32 della Costituzione

tuttavia, dal punto di vista etico tale intervento obbligatorio si giustifica solo a condizione che

– ci sia un grave e immediato pericolo per la vita e la salute del minore (principio di gravità e urgenza),

– sia in corso un’epidemia che minaccia la salute pubblica (principio di emergenza),

– sia impossibile impedire in altro modo il contagio (principio di necessità),

– non sia violata l’integrità psicofisica della persona, che costituisce il limite invalicabile di ogni obbligo (principio di inviolabilità del corpo),

– sia un intervento compatibile con lo stato psico-fisico del minore (principio di personalizzazione),

– sia dimostrata l’incapacità genitoriale di esprimere un valido consenso, posto che il genitore è l’unico soggetto titolare del diritto di esprimerlo per conto del minore (principio di autodeterminazione).

In ogni caso, lo Stato deve garantire:

un dibattito scientifico aperto e sereno su vantaggi e danni da vaccinazione, nell’interesse dei cittadini e della scienza;

un costante e scrupoloso monitoraggio sugli effetti avversi delle vaccinazioni;

un’informazione corretta, trasparente e imparziale;

l’imparzialità rispetto ai portatori di interessi economici che possono trarre vantaggio da una decisione politica a danno anche solo potenziale della salute pubblica;

la piena assunzione di responsabilità rispetto ai danni che ne possono derivare alla salute del minore;

l’assoluta non discriminazione del minore o punibilità del genitore che rifiuti l’intervento. Un genitore scrupoloso, che soppesa con cautela la decisione di far vaccinare o meno il figlio, è soltanto un genitore responsabile.

Quella dell’autodeterminazione e del consenso informato è comunque la strada seguita dai 15 Paesi UE su 27 che non prevedono nessun obbligo vaccinale; esso resiste soprattutto nei Paesi dell’Est europeo: segno, probabilmente, nei Paesi privi di obbligo, di un rapporto governanti-governati più maturo, basato sulla fiducia, sul rispetto e sulla considerazione per la libertà dei cittadini – in ultima analisi, più democratico.

 [continua]