Perché Robert Kennedy Jr ha sospeso i finanziamenti a GAVI?

È di fine giugno la notizia che Robert Kennedy jr, Ministro della Sanità degli USA, ha interrotto i finanziamenti alla GAVI Alliance da parte del governo statunitense. La notizia ha fatto il giro del mondo, rilanciata con titoli e articoli fotocopia su centinaia di testate giornalistiche, come se avessero ricevuto tutti la stessa velina (provate a digitare nel browser “Kennedy says US is pulling funding from GAVI”).

Numerosi anche gli articoli che, in toni drammatici, denunciano le catastrofiche conseguenze di tale scelta: moriranno milioni di bambini! Kennedy è “personalmente responsabile” della morte dei bambini! Kennedy ha citato un unico articolo a sostegno della sua tesi, e pure vecchio, mentre il programma di GAVI ha salvato milioni di bambini! (c’è chi dice 18,8, chi 40, chi 154, tutte stime autodichiarate).

Ma che cos’è GAVI? E perché RFK jr ha ritirato i fondi USA?

Come scritto sul sito ufficiale, GAVI (Global Alliance for Vaccination and Immunisation), in breve Alleanza per i vaccini, “è una partnership pubblico-privata che aiuta a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro alcune delle malattie più mortali del mondo. La Vaccine Alliance riunisce i governi dei paesi in via di sviluppo e dei donatori, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’UNICEF, la Banca Mondiale, l’industria dei vaccini, le agenzie tecniche, la società civile, la Fondazione Gates e altri partner del settore privato”. Aggiungiamoci i media, personaggi dello spettacolo e alcune istituzioni scientifiche. Come già spiegato in precedenti articoli, le GPPP o partnership globali pubblico/privato sono delle ingegnose organizzazioni sovranazionali che mirano a governare interi settori economici globali e a suggerire o a imporre ai governi soluzioni politiche decise dai partner.

Detto in parole più semplici, le potenti multinazionali partner della GPPP, che sono organizzazioni private, si accordano con i governi degli Stati su soluzioni predeterminate a un problema globale, gli Stati mettono i fondi pubblici, prelevati con le tasse, che vengono spesi per acquistare prodotti delle multinazionali partner, con un sicuro ritorno economico per le aziende. Il potere decisionale dei governi è minimo, mentre la GPPP “controlla molte nazioni contemporaneamente senza dover ricorrere alla legislazione”. Detto ancora più brevemente, i giganti del capitalismo mondiale governano al posto degli Stati senza alcun mandato democratico e ne traggono profitto: si presentano come benefattori, ma è una filantropia orientata al profitto, che sposta ricchezza dagli Stati ai privati, in palese conflitto di interesse.

Si tratta di un sistema di governance globale messo a punto dal World Economic Forum di Klaus Schwab nel 2010. Bill Gates l’ha chiamata “filantrocapitalismo”, ovvero filantropia a scopo di lucro, ed è stato accusato per questo di avidità, senso di superiorità, disprezzo per la volontà e i desideri dei poveri che vorrebbe aiutare.

I privati che fanno donazioni alla GAVI hanno due tipi principali di ritorni: gli sgravi fiscali per le donazioni e i vantaggi economici derivanti dall’investimento nei settori di cui sono azionisti o in cui hanno interessi indiretti. Per esempio, Bill Gates, che ha interessi diretti nel settore farmaceutico, ha contribuito con la Gates Foundation alla creazione di GAVI e le fornisce un finanziamento economico consistente, in un’intervista alla CNBC a Davos nel 2019 parlò di un ritorno degli investimenti in vaccini di 20 a 1 (200 miliardi di dollari per 10 miliardi spesi). Esempio di interesse indiretto è il progetto di identità digitale biometrica ID2020, altra GPPP di cui Microsoft è membro fondatore e GAVI è partner. Da non dimenticare, infine, i succosi interessi degli investitori privati che acquistano i bond di GAVI (IFFIm).

Il punto, però, è che la soluzione proposta al problema della salute globale è unica e non discutibile e si fonda su alcuni dogmi intoccabili:

la salute dipende unicamente dalle vaccinazioni, i vaccini salvano vite sempre e comunque, sono per definizione sicuri ed efficaci, garantiscono l’immunizzazione, la salute dei bambini nei Paesi poveri dipende solo da GAVI e dai suoi programmi, GAVI ha unicamente a cuore la salute dei bambini, i poveri sono d’accordo che questa sia la priorità assoluta, chiunque critichi qualunque aspetto del programma è responsabile della morte dei bambini, quindi è pericoloso e nemico della scienza.

Robert Kennedy jr ha messo in discussione non tanto l’operato di GAVI, quanto questo fondamentalismo granitico – ribadito in migliaia di articoli su ogni tipo di media, grazie alla potenza informativa di cotante ricchissime organizzazioni – in un video di 3 minuti inviato al summit globale di GAVISalute e prosperità attraverso l’immunizzazione”, svoltosi a Bruxelles il 25 giugno 2025, che ha procurato a GAVI 9 miliardi di dollari di finanziamento per il programma GAVI 6.0 (2026-2030), il cui obiettivo è “Non lasciare nessuno senza immunizzazione” (si possono leggere qui i Paesi coinvolti; l’Italia è al quarto posto fra i donatori e a Bruxelles il ministro Tajani ha aggiunto 250 milioni di euro ai fondi già stanziati).

RFK jr ha messo in luce quattro criticità fondamentali:

– GAVI ha trascurato la questione chiave della sicurezza dei vaccini;

– durante la pandemia Covid-19 ha collaborato con l’OMS nel soffocare la libertà di parola e ha consigliato il vaccino Covid alle donne incinte;

– non prende in considerazione la scienza scomoda, che rivela gli esiti sfavorevoli delle campagne promosse;

– non è in grado di giustificare gli 8 miliardi di dollari spesi dagli USA dal 2000 ad oggi.

In breve, GAVI deve meritarsi con i fatti la fiducia che pretende sui suoi programmi. In particolare, Kennedy cita in questo videomessaggio il caso del vaccino DTP (difterite, tetano, pertosse) – sospeso negli USA perché si è dimostrato che provoca 1 morto ogni 300 bambini che lo ricevono – ma molto utilizzato in Africa da GAVI e Gates Foundation, dove uno studio danese del 2017 ha dimostrato che i bambini vaccinati in Guinea-Bissau fra i 3 e i 5 mesi di vita avevano probabilità di morire entro 6 mesi 5 volte maggiore dei non vaccinati e soprattutto che “il vaccino DTP può uccidere più bambini per altre cause di quanti ne salvi dalla difterite, dal tetano o dalla pertosse”.

Pochi giorni dopo, RFK jr ha affermato, in un’intervista con Tucker Carlson, che “I CDC nel 1999 hanno fatto uno studio, hanno preso un team di bambini che avevano ricevuto il vaccino per l’epatite B nei primi 30 giorni di vita e l’hanno confrontato con un gruppo che aveva ricevuto il vaccino dopo o non l’aveva ricevuto affatto. Hanno scoperto un aumento del 1135% del rischio di autismo tra i bambini vaccinati. Questo li ha scioccati, hanno tenuto i dati segreti e li hanno manipolati per nascondere il collegamento“. Per questo motivo, aveva licenziato pochi giorni prima i 17 membri del comitato consultivo dei CDC, accusandoli di conflitto di interessi.

Nel 2018, in veste di avvocato dell’ICAN (una rete di 55 associazioni) aveva mostrato come non fossero mai stati effettuati controlli sulla sicurezza dei farmaci somministrati per obbligo ai bambini sani, controlli previsti dalla legge del 1986, il Vaccine Injury Compensation Act, con la quale la presidenza Reagan aveva sollevato le case farmaceutiche dalle responsabilità legali dei danni da vaccino (le cause erano moltissime), in cambio di una sorveglianza serrata da parte dello Health and Human Services Department (il Ministero federale per la salute) e di una relazione biennale completa al Congresso su ogni singolo preparato somministrato. Come Kennedy potè scoprire tramite tribunale, tale controllo non era mai stato effettuato nemmeno una volta in 32 anni.

Quanto ai programmi vaccinali nei Paesi poveri, non mancano certo le ombre sull’operato di GAVI e della Gates Foundation. Come riporta un interessante articolo di AsSIS del 2023, che qui sintetizzo, la Corte dei Crimini Efferati di Manila avrebbe emesso un mandato di arresto internazionale per Bill Gates per “omicidio premeditato” nell’ambito di un’indagine sull’introduzione della vaccinazione anti-Covid-19; Gates sarebbe “ricercato in relazione a centinaia di migliaia di morti”. Già nel 1995 le Filippine avevano accusato l’Agenzia delle Nazioni Unite UNICEF (partner di GAVI) di condurre una campagna segreta di sterilizzazione tra la popolazione, seguita dalla denuncia analoga della Kenya Catholic Doctors’ Association, che nel 2014 ha accusato l’OMS (partner di GAVI) di aver sterilizzato chimicamente milioni di donne kenyote a loro insaputa con una campagna di vaccinazione anti-tetano. Laboratori indipendenti hanno trovato una formula sterilizzante in ogni vaccino testato. Accuse simili arrivarono anche dalla Tanzania, dal Nicaragua, dal Messico.

In Africa sono numerose le accuse di pratiche immorali, come la vaccinazione forzata del 2012 contro la meningite del piano MenAfriVac (che coinvolse la Gates Foundation, OMS, GAVI, PATH, UNICEF), che su 500 bambini vaccinati produsse 50 paralisi. Definire “coloniale” questo tipo di pratica senza scrupoli sembra appropriato.

Nonostante la sbandierata eliminazione della polio, nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dovuto ammettere che l’esplosione globale della poliomielite è principalmente di ceppo vaccinale. Le epidemie più spaventose in Congo, Afghanistan e Filippine, sono tutte legate ai vaccini, il che significa che provengono dal programma vaccinale di Gates. Nel 2018, il 70% dei casi globali di poliomielite erano ceppi di vaccini e a dirlo era l’Economist. Il riepilogo di un esperto qui.

Ma forse il caso più clamoroso è quello dell’India, dove l’organizzazione PATH, fortemente finanziata dalla Gates Foundation, avrebbe condotto studi clinici non autorizzati su migliaia di bambini di comunità tribali senza fornire informazioni sui rischi connessi, senza il consenso informato dei genitori e senza nemmeno dichiarare che stava conducendo una sperimentazione clinica, trattandoli come cavie a perdere.

La somministrazione del vaccino HPV (antipapillomavirus) in India su 23.000 ragazze di remote province causò, nel 2009, almeno 120 gravi reazioni avverse, inclusi epilessia, disturbi autoimmuni e della fertilità, e 7 morti, su cui non si investigò.

Uno studio molto approfondito, condotto da medici indiani, dà colpa alla Fondazione Gates per una devastante epidemia di paralisi flaccida acuta non-polio (NPAFP) che ha paralizzato 490.000 bambini, oltre i tassi previsti, tra il 2000 e il 2017. Per questo motivo, nel 2017, il governo indiano chiese a Gates e alle sue strategie vaccinali di lasciare l’India. I tassi di NPAFP, secondo i dati ministeriali, sono scesi precipitosamente.

Sono solo alcuni episodi fra i tanti che Kennedy ha in mente, non un solo studio. Che dire? Forse non ha tutti i torti a volere trasparenza ed etica. La scienza non richiede fede, ma verifiche. E la salute dei bambini richiede magari amore, cibo sano, acqua pulita, sistemi fognari efficienti e vita all’aperto prima ancora di ogni farmaco. Infine, 250 milioni di euro non si potevano spendere meglio, dato che, secondo il ministro Tajani, per le pensioni i soldi non ci sono e gli Italiani stanno affogando?

L’articolo con i link ai documenti citati si può trovare nel blog di Sovranità popolare al seguente link: https://www.sovranita-popolare.org/2690270_perche-robert-kennedy-jr-ha-sospeso-i-finanziamenti-a-gavi-di-patrizia-scanu

Difendersi dalle armi psicologiche di controllo

Trasmissione del 23/07/2025 su Radio Gamma 5 con Moreno Ferrari

Per approfondire:

Se questo è un uomo. Il caro estinto come rifiuto da smaltire

 Read this article in English

Bolliti e sciolti con l’idrossido di potassio: in questo consiste l’acquamazione o idrolisi alcalina, il procedimento super green di trattamento dei cadaveri già diffuso negli USA, in Canada, in Australia, in Messico e in Sudafrica, approdato nel Regno Unito e in Olanda e che potrebbe arrivare anche da noi. Funziona all’incirca così: il corpo del defunto viene insacchettato e introdotto in un contenitore a tubo pressurizzato e riempito con una soluzione di acqua e idrossido di potassio. Viene poi riscaldato e fatto bollire a circa 160 gradi, in modo da sciogliere completamente i tessuti molli, e dopo 4-6 ore è completamente liquefatto. Le ossa vengono prelevate, cremate e ridotte in cenere, infine consegnate ai parenti in forma di polvere bianca di fosfato di calcio, da conservare al cimitero o in casa o da disperdere in natura, secondo la volontà del morto. Eventuali protesi e dispositivi medicali vengono raccolti e smaltiti a parte, come mostra questo video girato presso l’University of California, Los Angeles (UCLA).

Niente di più ecologico, sostengono con convinzione i promotori della cremazione ad acqua, che avrebbe un impatto sulla CO2 decisamente inferiore rispetto alla cremazione con il fuoco (circa la metà) e consumerebbe fino al 90% in meno di energia. Con un piccolo dubbio: il liquido prodotto, che contiene aminoacidi, peptidi, zuccheri e sali (ma non DNA o RNA, giurano gli esperti), dove va a finire? Nelle acque reflue, come qualunque rifiuto di fogna, dicono.

Un video, che ha largamente circolato in rete (The Dead Are Liquified And Are Fed To The Living), ha insinuato tuttavia il dubbio atroce che questi resti liquefatti finiscano nella catena alimentare umana all’insaputa degli utenti, dopo adeguato trattamento, ovviamente. Non era stato il filantropo per antonomasia, Bill Gates, a investire premurosamente in sistemi di depurazione delle acque reflue che trasformano l’acqua del gabinetto in acqua potabile per i poveri del Terzo Mondo (e non solo) e si era pure fatto immortalare mentre beveva con gusto il risultato di questa meraviglia? Sempre sul pezzo, insomma, l’onnipresente Bill. Se di acque reflue si tratta anche per i corpi liquefatti con l’acquamazione, tale destino non può certo essere escluso del tutto. Del resto, se i vivi possono mangiare insetti e carne sintetica, perché non potrebbero bere acqua di fogna e liquame di cadaveri? Potrebbe essere il top dell’ecocompatibilità e forse un efficace rimedio per l’ecoansia.

Non abbiamo alcun elemento per confermare o smentire l’agghiacciante insinuazione, davvero complottista; possiamo comunque constatare che i fact-checker più accreditati si sono subito scatenati per smentirla sdegnosamente, il che già di per sé potrebbe suggerire cattivi pensieri in chi sa da chi vengono finanziati.

In alternativa, il morto può essere cremato e trasformato in diamante della memoria, da portare sempre con sé, oppure in compost da disperdere in natura, sempre per ridurre l’impatto ambientale. Non che la sepoltura classica qui in Europa sia il non plus ultra: morire in ospedale, non di rado nell’indifferenza degli altri, restare qualche ora in una squallida camera mortuaria, per essere poi zincati e seppelliti quasi subito in un cimitero dopo un frettoloso funerale non ha certamente la valenza empatica e spirituale delle pratiche funerarie di altre tradizioni culturali, ancora abituate a onorare i defunti e a considerarli spiriti incarnati.

Ma la questione è ancora un’altra: che dignità resta a un corpo umano bollito e gettato nello scarico del WC? O cremato e trasformato in diamante della memoria? O trasformato in compost per fertilizzare i terreni agricoli e i giardini? Non era la dignità riservata ai defunti il segno del passaggio dalla natura alla cultura? Abbiamo testimonianze di sepoltura che risalgono al Paleolitico. Molte civiltà umane, fra le quali quella egizia, quella greca e quella romana, hanno dato grande valore ai riti funebri e rispetto al corpo dei morti, qualunque sia la forma di sepoltura scelta: per cremazione, per inumazione, per tumulazione. Il corpo morto è stato abbandonato dall’anima, ma è un corpo umano, a cui i vivi sono legati da vincoli di sangue e di affetto, perciò va trattato con cura. E l’anima del defunto va accompagnata nel suo cammino ultraterreno, mentre i vivi devono riuscire a elaborare il lutto della perdita. Come non ricordare Antigone, figlia di Edipo, che sfida il divieto del re di Tebe per celebrare un fugace rito funebre sul corpo morto del fratello Polinice, pagando con la vita il suo atto di pietas?

Il rito funebre è un rito sociale, collettivo, che permette a chi resta di accettare poco per volta la perdita definitiva. Come scrisse l’antropologo Robert Hertz, il passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti è un processo lento: «noi non possiamo pensare alla morte come tale tutta in una volta». Noi esseri umani abbiamo bisogni di riti e di tempo per dare un senso agli eventi della vita. Il rito è funzionale agli uomini, al loro equilibrio personale e comunitario, non è una procedura di smaltimento del rifiuto organico per pretestuose e antiscientifiche motivazioni ambientali (per chi ancora crede che sia la CO2 il nostro problema consiglio il documentario Climate: The movie). È la motivazione a essere raccapricciante, perché ignora la sacralità della morte e la riduce a mera questione tecnica.

Ma questa riduzione del caro estinto a pura materia disanimata da riciclare, a cosa senza valore, è del tutto in linea con la violenta disumanizzazione che abbiamo vissuto nella storia passata e recente: con gli anziani lasciati morire soli nelle RSA, senza l’estremo saluto dei propri familiari, con le persone sane inghiottite dagli ospedali per un tampone positivo e restituite in sacco nero, con i funerali proibiti, con le migliaia di morti improvvise di bambini, giovani e adulti di cui non parla nessuno sui media nazionali, con i bambini sventrati per il commercio degli organi, con i bambini fatti a pezzi e lasciati fra le macerie nel genocidio di Gaza, con i tantissimi morti di una guerra inutile in Ucraina, in Iraq, in Siria, in Cambogia e in ogni altro luogo dove il vilipendio dei morti fa il paio con la cancellazione della dignità e del diritto a esistere dei vivi.

La biocremazione sarà green, ma fa orrore. Testimonia a che punto di degradazione è giunta la nostra civiltà, che riesce solo a pensare ai vivi come mangiatori inutili e ai morti come rifiuti da smaltire. Una cultura spietata, di morte e di distruzione delle qualità spirituali, che rendono l’uomo umano e la vita degna di essere vissuta. Se questo è ancora un uomo.

Pubblicato su Sovranità popolare, n° 2, ottobre 2024 (in inglese)

Presentato su Veggie Channel a questo link:

If this is a man. The dearly departed as waste to be disposed of

Leggi questo articolo in Italiano

Boiled and dissolved with potassium hydroxide: this is aquamation or alkaline hydrolysis, the super-green procedure for treating corpses already widespread in the USA, Canada, Australia, Mexico and South Africa, which has landed in the United Kingdom and the Netherlands and could also arrive here. It works roughly as follows: the body of the deceased is bagged and placed in a pressurised tube container and filled with a solution of water and potassium hydroxide. It is then heated and boiled to about 160 C°, so that the soft tissue is completely dissolved, and after 4-6 hours it is completely liquefied. The bones are removed, cremated and reduced to ashes, and finally given to relatives in the form of a white powder of calcium phosphate, to be kept at the cemetery or at home, or to be scattered in nature, according to the wishes of the dead person. Any prostheses and medical devices are collected and disposed of separately, as this video shot at the University of California, Los Angeles (UCLA) shows.

Nothing could be more environmentally friendly, the promoters of water-based cremation strongly argue, as it would have a much lower CO2 impact than cremation by fire (about the half) and consume up to 90% less energy. With one small doubt yet: the liquid produced, which contains amino acids, peptides, sugars and salts (but not DNA or RNA, the experts swear), where does it end up? In sewage, like any sewage waste, they say.

A video, which has circulated widely on the net (The Dead Are Liquified And Are Fed To The Living), has, however, raised the atrocious doubt that these liquefied remains end up in the human food chain unbeknownst to the users, after proper treatment, of course. Wasn’t it the philanthropist par excellence, Bill Gates, who thoughtfully invested in sewage purification systems that turn toilet water into drinking water for the poor of the Third World (and beyond) and even had himself been filmed while drinking with delight the result of this marvel? Always on the ball, in short, the ubiquitous Bill. If wastewater is also the case for bodies liquefied by aquamation, such a fate certainly cannot be entirely ruled out. After all, if the living can eat insects and synthetic meat, why couldn’t they drink sewage water and corpse slurry? That could be the ultimate solution in eco-friendliness and perhaps an effective remedy for eco-anxiety.

We have no element to confirm or deny this chilling insinuation, which is indeed conspiratorial; we can however note that the most accredited fact-checkers have immediately gone wild to disdainfully deny it, which in itself might suggest bad thoughts in those who know who they are funded by.

Alternatively, the dead can be cremated and turned into a memory diamond, to be carried with you at all times, or into compost to be dispersed in nature, once again to reduce environmental impact. Not that classical burial here in Europe is the non plus ultra: dying in a hospital, not infrequently to the indifference of others, remaining for a few hours in a dingy mortuary, only to be galvanised and buried almost immediately in a cemetery after a hasty funeral certainly does not have the empathic and spiritual value of the funeral practices of other cultural traditions, still used to honouring the dead and considering them incarnate spirits.

But the question is yet another: what dignity is left to a human body boiled and flushed down the toilet? Or cremated and turned into a memory diamond? Or turned into compost to fertilise farmland and gardens? Was not the dignity reserved for the dead the sign of the passage from nature to culture? We have evidence of burial dating back to the Palaeolithic period. Many human civilisations, including the Egyptians, Greeks and Romans, placed great value on funeral rites and respect for the body of the dead, whatever form of burial they chose: by cremation, inhumation, burial. The dead body has been abandoned by the soul, but it is a human body, to which the living are bound by bonds of blood and affection, so it must be treated with care. And the soul of the deceased must be accompanied on its afterlife journey, while the living must manage to grieve the loss. How can we fail to remember Antigone, daughter of Oedipus, who defies the ban of the king of Thebes to perform a fleeting funeral rite over the dead body of her brother Polynices, paying with her life for her act of “pietas”?

The funeral rite is a social, collective rite that allows those left behind to accept the ultimate loss little by little. As the anthropologist Robert Hertz wrote, the transition from the world of the living to the world of the dead is a slow process: “We cannot think of death as death all at once”. We human beings need rituals and time to make sense of life’s events. The ritual is functional to human beings, to their personal and community balance, it is not a procedure in order to dispose of organic waste for specious and unscientific environmental reasons (for those who still believe that CO2 is our main problem, I recommend the documentary Climate: The movie). The motivation is indeed quite creepy, because it ignores the sacredness of death and reduces it to a mere technical issue.

But this reduction of the dearly departed to pure rough, dead matter to be recycled, to a worthless thing, is entirely in line with the violent dehumanisation we have experienced in past and recent history: with the elderly left to die alone in the nursing homes (without the final farewell of their families); with healthy people swallowed up by hospitals for a positive swab and delivered in black sacks; with forbidden funerals; with the thousands of sudden deaths of children, young people and adults that no one talks about in the national media; with children disembowelled for the organ trade; with children blown to pieces and left in the rubble in the Gaza genocide; with the countless deaths of an unnecessary war in Ukraine, Iraq, Syria, Cambodia and everywhere else where the vilification of the dead is matched by the erasure of the dignity and right to exist of the living.

Biocremation may be green, but it is horrifying. It testifies what point of degradation our civilisation has reached, since it can only think of the living as useless eaters and of the dead as waste to be disposed of. A ruthless culture of death and destruction of the spiritual qualities that make man human and life worth living. If this is still a man.

Pubblicato su Sovranità popolare, n° 2, ottobre 2024

Si può leggere la rivista qui sotto:

Disagio giovanile e nuove tecnologie

Approfondiamo il delicato tema del disagio giovanile in riferimento alle nuove tecnologie insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa; come aiutare i giovani?

Il disagio giovanile è un problema urgente di cui si parla poco, e a partire dal nuovo numero di Terra Nuova, affrontiamo questo tema in riferimento al disagio giovanile insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa ed insegnante.

L’impatto delle tecnologie digitali sul disagio giovanile

Negli ultimi anni l’uso diffuso di smartphone e dispositivi digitali ha trasformato profondamente il comportamento e le abilità degli adolescenti. La Dott.ssa Scanu, con quasi 40 anni di esperienza nell’insegnamento, evidenzia un calo significativo della concentrazione e dell’impegno nello studio tra i giovani, costantemente distratti dal digitale. Questo fenomeno, unito alla dipendenza da smartphone, ha portato a un abbassamento dei livelli di apprendimento e di autonomia, rendendo i giovani nervosi e irritabili quando si allontanano da questi dispositivi.

La contraddizione educativa e le scelte istituzionali

Se da una parte si riconoscono i rischi del digitale per lo sviluppo dei giovani, dall’altra la scuola italiana continua a promuoverne l’uso. Introducendo il digitale, soprattutto nella fascia fino ai 14 anni, si rischia di minare lo sviluppo di competenze fondamentali, come la manualità, la creatività e la lettura. Patrizia Scanu sottolinea: “Il digitale non ha effetti positivi sui processi di apprendimento nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva”. Per i bambini e gli adolescenti, dunque, è cruciale un approccio consapevole e bilanciato.

Rischi cognitivi e dipendenza digitale

L’affidamento costante sui dispositivi digitali comporta rischi ben più profondi della dipendenza: i giovani tendono a delegare al digitale compiti basilari, come il calcolo mentale e la memoria, indebolendo le capacità cognitive a lungo termine. La Dott.ssa Scanu evidenzia come la “memoria esterna” dei dispositivi limiti il pensiero critico e l’autonomia, rendendo i ragazzi sempre più dipendenti da un supporto esterno per accedere alle informazioni.

bambina ,cellulare

Genitori consapevoli: la chiave per ridurre il disagio giovanile

Un ruolo fondamentale nel limitare il disagio giovanile legato alle nuove tecnologie è quello dei genitori. La psicologa consiglia ai genitori di informarsi sui rischi della tecnologia tramite letture come “Emergenza smartphone” del Prof. Manfred Spitzer, per comprendere meglio come il digitale possa influire negativamente sui giovani. Creare gruppi di supporto tra genitori consapevoli permette di elaborare strategie per ridurre la dipendenza tecnologica, favorendo così la crescita autonoma e responsabile dei ragazzi.

Come supportare i giovani di oggi?

Invitiamo a sviluppare un approccio consapevole e critico all’uso della tecnologia, puntando su esperienze di “disconnessione consapevole” e incentivando attività che stimolino creatività, interazione sociale e gioco all’aperto. Educare i giovani a un uso bilanciato e limitato della tecnologia è essenziale per ridurre il disagio giovanile e favorire uno sviluppo cognitivo e emotivo sano.

Terra Nuova Novembre 2024

Sito della Dott.ssa Patrizia Scanu

Consigliamo anche: Digitalizzazione, come affrontarla in modo consapevole?

disagio giovanile nuove tecnologie

Laboratorio per bambini trans, una follia

Laboratorio per bambini trans e gender creative, un follia

PIAZZA LIBERTÀ, il programma di informazione e approfondimento ideato e condotto da Armando Manocchia, ritorna sabato 28 settembre 2024 alle 20,30 sul canale  https://rumble.com/c/PiazzaLiberta

La Commissione Etica dell’Università di Roma Tre ha approvato e finanziato con fondi pubblici un “Laboratorio per bambini trans e gender creative”, previsto il 28 settembre e rivolto a bimbi dai 5 ai 14 anni. Il controverso progetto, condotto da attivisti LGBTQ+ di GenderLens, si propone di “esplorare” l’identità di genere nei più piccoli, nonostante la comunità scientifica sia profondamente divisa e in molti Paesi si stiano ritirando progetti simili per i danni che hanno causato a giovani e giovanissimi.

Armando Manocchia, con le autorevoli e competenti ospiti Patrizia Scanu e Silvia Guerini, tratterà il controverso tema.

Il manifesto dell’Università Roma Tre


Un approfondimento si può trovare qui:

Neoliberismo e manipolazione di massa

NEOLIBERISMO E MANIPOLAZIONE DI MASSA

Puntata di PIAZZA LIBERTÀ, il programma di informazione e approfondimento ideato e condotto da Armando Manocchia, di sabato 31 agosto 2024 sul canale https://rumble.com/c/PiazzaLiberta

Si parla di neoliberismo, di manipolazione di massa, di finestra di Overton, di Fmi/Banca Mondiale, di terrorismo sanitario Oms, di Passaporto vaccinale, di desovranizzazione degli Stati.

OSPITI:
 Ilaria Bifarini  – Economista, scrittrice, divulgatrice indipendente. Nota al pubblico come “bocconiana redenta” per la critica all’ideologia neoliberista in cui si è formata, e per il suo libro “Il Grande Reset”, in cui ha denunciato il piano dell’élite di Davos durante la psico-info-pandemia del Covid.

Patrizia Scanu – professoressa, insegnante, psicologa, autrice.

Gianfrancesco Vecchio – avvocato, Professore Aggregato di Diritto Privato Università di Cassino da anni impegnato nella difesa dei diritti individuali.

“L’identità sessuale non è una scelta né un’opzione”

PIAZZA LIBERTÀ, puntata di sabato 3 agosto 2024

https://rumble.com/c/PiazzaLiberta

OSPITI di Armando Manocchia:
professoressa Patrizia SCANU, psicologa;
dottor Ruggiero CAPONE, giornalista e scrittore.

L’identità sessuale è legata a fattori biologici ben definiti, che conosciamo in modo chiaro, e che possiamo descrivere con precisione. Chi nasce femmina o maschio, resta per tutta la vita femmina oppure maschio.
Il sesso percepito non esiste per la semplice ragione che ogni cellula del nostro corpo è sessuata: femmina con due cromosomi sessuali XX, maschio con cromosomi sessuali XY, con pochissime eccezioni (DSD, differenze o disturbi dello sviluppo sessuale), che non dovrebbero comunque costituire un vantaggio competitivo nello sport o minacciare la sicurezza delle atlete.

Il «transgender» è un prodotto della mente, che non ha riscontro oggettivo nella biologia umana. Tutte le tecniche di riassegnazione/transizione sessuale sono operazioni di «cosmesi» somatica, che non modificano di una virgola l’appartenenza XX o XY.

In un’epoca in cui si condanna la violenza contro le donne (o almeno così dicono), stiamo ancora a disquisire se un «maschio che si percepisce femmina» possa battersi sul ring contro un’atleta, femmina a tutti gli effetti!

Un confronto sugli aspetti contraddittori dell’approccio di genere e sul tipo di società che intende promuovere.

La scuola del futuro.

Trasmissione registrata il 2 agosto 2024 su Telegram https://t.me/UnPonteTraMondi/2053

📚 TRASMISSIONI in differita
LA SCUOLA CHE NON C’È

In questa puntata della rubrica di Giusy Pace: “La scuola del futuro”.
Riflettiamo su come è possibile formulare una proposta educativa per formare anime libere e capaci di sentire e di pensare, con ispirazione al modello umanistico dell’educazione integrale, che coinvolge corpo, mente, anima e spirito.

OSPITE SPECIALE la dottoressa Patrizia Scanu

Seguite le attività di Giusy Pace qui:
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Stop alle telefonate! A scuola vietati i cellulari.

Intervista televisiva su Byoblu a “Che idea ti sei fatto?” (11/07/2024)

Una telefonata in meno ti allunga la vita. Addio ai cellulari nelle scuole, almeno fino alle medie. È arrivata la circolare firmata dal ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara: una decisione attesa da tempo. Esulta il Moige (Movimento italiano genitori) che chiedeva un cambiamento di rotta.

L’eccesso di tecnologia spesso crea dipendenza e danni psicofisici. Questo è visto come un primo passo verso una “bonifica” dall’eccessiva tecnologia. Intanto a scuola parte anche la sperimentazione sull’intelligenza artificiale. Le opposizioni (Pd in testa) contestano. L’ex ministro Marianna Madia parla di “risposta piccola ad un problema enorme”. Si dice che invece deve esserci un accompagnamento all’uso delle tecnologie. Ne parliamo con Elisabetta Frezza (giurista), Patrizia Scanu (psicologa e insegnante), Anna Pettinaroli (comitato Levante Stop5G) e Stefano Gandus (pediatra e oncologo). Non perderti questa puntata di “Che idea ti sei fatto?”

https://www.byoblu.com/2024/07/11/stop-alle-telefonate-a-scuola-vietati-i-cellulari-che-idea-ti-sei-fatto

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