Ecco il mio nuovo libro!

Negli anni della pandemia, la scuola è stata travolta da uno tsunami che l’ha trasformata da luogo dell’accoglienza e dell’inclusione a luogo della sofferenza e della discriminazione, con danni incalcolabili per bambini e ragazzi. Diventa urgente un intervento riparativo, ma non può evidentemente essere la scuola pubblica a rimediare.


Il libro presenta, sulla base di un’analisi dei bisogni eccezionali degli studenti vittime del disastro, una proposta di intervento educativo in due fasi, la prima riparativa e la seconda trasformativa, da realizzare nel contesto dell’istruzione parentale per gli allievi della scuola secondaria inferiore e superiore.


Oltre la scuola e l’homeschooling si rivolge a insegnanti e genitori che intendano educare e non solo istruire, per un mondo futuro più giusto e consapevole. Si ispira al modello umanistico dell’educazione integrale (che coinvolge corpo, mente, anima e spirito), trasversale, profonda, ricca, gioiosa e nella natura, guidata dalla creatività, dalla bellezza, dall’amore per la conoscenza e dal proposito di formare anime libere e capaci di sentire e di pensare.

Si può trovare in formato cartaceo e digitale nelle librerie e sul sito dell’editore, a questo link: https://www.leoneverde.it/prodotto/oltre-la-scuola-e-lhomeschooling/

I semi dell’odio. Riconoscere in se stessi la manipolazione e difendersi

Questa conferenza del 16 giugno 2022, dal canale della Fondazione Salutogenesi Onlus, risponde a quattro domande:

  • Che cos’è la manipolazione?
  • Quali sono le leve psicologiche sulle quali agisce la manipolazione?
  • Come si percepisce?
  • Ci si può difendere?

Buon ascolto!

La banalità del male e l’etica della disobbedienza

Raccontando da inviata del New Yorker il processo ad Eichmann, celebrato a Gerusalemme nel 1961, Hannah Arendt scriveva che “il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali… questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, perché implica che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generis humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male” (La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, p. 282).

Ci sono circostanze nelle quali individui apparentemente normali perdono il senso della responsabilità dei propri atti e diventano criminali senza accorgersene o addirittura pensando di essere nel giusto. Non è capitato solo con il nazismo: la cecità collettiva si produce sempre nei sistemi totalitari, che traggono forza proprio dalla distorsione della percezione e dallo stravolgimento dei principi etici universali, in un clima di paura o di esaltazione, di conformismo e di obbedienza acritica all’autorità (politica, scientifica, religiosa).

D’altra parte, nei sistemi totalitari c’è sempre un’élite che domina su una massa disorientata, ipnotizzata e seviziata e ci sono sempre minoranze consapevoli che non cedono al delirio collettivo. Per neutralizzarle, il gruppo dominante, grazie al controllo dei mezzi di comunicazione di massa, dopo aver cercato di silenziarle con la censura, la denigrazione pubblica, la persecuzione giudiziaria o l’eliminazione fisica, le addita alla rabbia popolare come nemici del popolo, nel tentativo di saldare la volontà della massa a quella del potere e soprattutto di evitare che la gente si svegli dal sonno ipnotico e si rivolti contro chi la sta realmente danneggiando. Nessuno è più vigliacco di chi è al potere e distrugge la vita degli altri; nessuno è più bravo a mentire di chi ha una paura folle della verità. Ce ne sta dando un fulgido esempio Justin Trudeau, il bamboccio dei poteri mondialisti in Canada, scappato come un coniglio davanti all’assedio pacifico dei camionisti.

Non risulta pertanto inutile ricordare a chi si sente confuso che legge e giustizia non sono la stessa cosa, che l’etica e l’obbedienza fanno a pugni fra di loro, che la responsabilità è sempre personale e non ci si può fare scudo di nulla quando, in nome di una legge ingiusta e criminale, si danneggia un innocente. Dire poi che si sono eseguiti degli ordini è solo una patetica giustificazione. Agli ordini ingiusti si disobbedisce senza se e senza ma, qualunque sia l’autorità che li emetta. E alla coscienza non ci si può nascondere.

Quando si agisce, occorre essere etici, ovvero prendersi la responsabilità di agire senza danneggiare né se stessi né gli altri. Se si agisce in modo non etico, si fa del male soprattutto a se stessi, perché ci si degrada, e si genera un ritorno dannoso, che nella tradizione indù viene chiamato karma. Chi obbedisce, chi dà il consenso o non si oppone ad ordini criminali, al linciaggio dei dissidenti, alla discriminazione di parenti, amici, colleghi, conoscenti si prende su di sé la responsabilità etica degli atti dei persecutori e distrugge la sua parte spirituale. Non esistono circostanze in cui questi comportamenti siano ammissibili. “Diábolos” significa “colui che divide”. Dove c’è divisione, sguazzano i demoni.

Chi resta indifferente di fronte alla disperazione di persone private ingiustamente del lavoro perché sane e libere; chi chiude gli occhi di fronte al dolore e alla devastazione fisica, psichica e spirituale di bambini e ragazzi ad opera di misure sanitarie demenziali, di fronte alla segregazione e alla discriminazione di milioni di cittadini onesti che hanno pagato per i servizi loro negati, di fronte al fallimento economico di decine di migliaia di piccoli imprenditori, che sono l’ossatura economica di questo Paese, si rende complice di questo disastro e ne è moralmente responsabile tanto quanto il branco di guitti inverecondi e ridicoli travestiti da politici che stanno conducendo l’Italia nel baratro, sentendosi protetti dai bulli della mafia mondialista da cui sono pilotati.

Chi, da genitore, sacrifica i propri figli al Moloch sanitario per arrendevolezza e per sottrarsi alla responsabilità di fare da scudo alla loro integrità con un atto di disobbedienza civile; chi, da insegnante o dirigente, si rende complice del continuo abuso psicologico a loro danno, della discriminazione dei non vaccinati e di una coercizione violenta e crudele su tutti, è complice della tortura e si prende per intero la responsabilità delle conseguenze, aggravata dal fatto che dovrebbero essere i loro custodi. Le informazioni scientifiche e le notizie giornalistiche sui morti e sui danni da inoculazione fra bambini e ragazzi sono ormai abbondanti e spaventose e chiunque abbia contribuito a questo orrore con le azioni o con le omissioni ne è moralmente responsabile. Stiamo parlando di crimini gravissimi contro l’umanità. Non vorrei essere nei panni di chi ha ricattato le famiglie e seminato la discordia al loro interno quando l’evidenza delle conseguenze sarà innegabile.

Chi si è venduto al sistema per denaro, per opportunismo, per viltà o per cattiveria; chi si sente dalla parte dei giusti perché ha in mano il marchio verde della schiavitù e dell’obbedienza e guarda con disprezzo chi ne è privo; chi ha diffuso per due anni informazioni false e a senso unico alla TV e sui giornali; chi ha preferito un comodo silenzio – magistrati, uomini di spettacolo, intellettuali, scienziati, medici – ad una scomoda presa di posizione in favore della libertà e dei diritti è complice e moralmente responsabile della distruzione economica, sociale, morale e culturale del Paese. Si portano per intero sulla coscienza il dolore, la morte, la povertà di milioni di persone.

Come ha spiegato Vera Sharav, ebrea sopravvissuta all’Olocausto, ci sono molti parallelismi fra questa situazione e il nazismo. La storia non si ripete mai identica, ma si ripetono gli schemi di fondo e i meccanismi psicologici di base. In un video lucidissimo e tutto da ascoltare, Vera Sharav afferma: «L’Olocausto non sarebbe accaduto se le persone avessero alzato la loro voce e avessero rifiutato ciò che stava accadendo. Non è stata solo la presa di potere militare; è stata l’apatia della gente la causa dell’Olocausto». Le élites psicopatiche esistono da sempre, ma senza l’accordo delle masse ipnotizzate e addomesticate non possono realizzare i loro obiettivi. Perciò è sempre la banalità del male all’origine delle grandi tragedie dell’umanità.

Primo Levi ci ha ricordato che lo sterminio fu solo l’ultimo atto di un processo di persecuzione iniziato con la contrapposizione fra “noi” e “loro”, con i discorsi di odio e di intolleranza, con la discriminazione. Proprio come sta avvenendo oggi, sulla base di false accuse e di una sadica volontà di punire chi dissente. Ma una volta che i dissenzienti sono spariti, sparisce anche la libertà di dissentire e resta solo la schiavitù incondizionata. Scriveva Primo Levi: «Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”».

Perciò non possiamo essere indifferenti. Al male, alla divisione, alla distruzione si deve opporre un fermo NO. Questo fa la Coscienza e non può fare nient’altro. La coscienza è ribelle all’ingiustizia e disobbedisce quando la si vuole rendere complice di atti criminali. Non può accettare l’esclusione arbitraria e perfida dei giovani dalle biblioteche, dall’università, dallo sport, dalla vita sociale. Non può tollerare la morte in solitudine di persone ricoverate in ospedale. Non può fingere di non vedere le tante persone che si sono “fidate della scienza” ed hanno pagato con la vita o con danni irreversibili da nessuna correlazione questa fiducia malriposta, pagandone pure le spese nel silenzio generale, quando non nell’irrisione sguaiata. Non può ignorare il dramma di tanti lavoratori capaci – insegnanti, medici, operatori sanitari e molti altri – condannati a morte per fame da farabutti che li hanno privati dei mezzi di sostentamento. Non può non allarmarsi quando vede studenti pacifici manganellati dalla polizia. Non può cedere ai ricatti, alle intimidazioni, alla diffamazione sistematica, al bullismo delle istituzioni asservite agli interessi di pochi e dei miserabili servi del regime che a Sanremo fanno satira sulle migliaia di danneggiati dai sieri inutili anziché sul potere che li inganna e poi li abbandona a se stessi. Non può piegarsi alla follia di norme senza senso, alle menzogne seriali del marketing farmaceutico, alla perversione di personaggi corrotti e senza scrupoli. Non può considerare normale il controllo asfissiante, l’abuso, la manipolazione sistematica, la prevalenza dell’arbitrio e della forza bruta sul diritto. Non può rinunciare all’empatia, all’amore, alla compassione, alla tolleranza, alla libertà, alla verità, alla bellezza.

Mentre noi ci occupiamo di idiozie senza importanza e delle nostre vite sconvolte e private del futuro, ci stanno rapinando tutto ciò che abbiamo di più prezioso, compresa la salute che ci illudiamo di difendere obbedendo ai loro ordini insensati e distruttivi. Svegliamoci! Stanno uccidendo l’Italia e gli Italiani. Ciascuno dal suo posto faccia la propria parte e agisca con giustizia. Non ci sono scuse, non ci potrà nascondere dietro un dito quando tutto sarà finito. Nessuna eccezione è giustificata. Parafrasando quanto scrivevano i ragazzi palermitani del movimento Addiopizzo, un intero popolo che cede al ricatto è un popolo senza dignità.

Articolo pubblicato su “Sovranità popolare”, n° 1, anno IV.

Educare, nonostante tutto. Come proteggere l’integrità dei più giovani

Conferenza registrata il 27 gennaio 2022 dalla Fondazione Salutogenesi Onlus.

Diapositive mostrate nel video

Non possiamo più delegare

Intervento al No Paura Day di Milano del 30 ottobre 2021, organizzato da Primum Non Nocere.
Registrazione audio dell’intervento. Cliccare sull’immagine per il video.

Sono qua come rappresentante di SinergEtica, un gruppo di psicologi firmatari del Comunicato degli psicologi, pubblicato nella primavera del 2020, in cui si segnalava alle istituzioni e all’opinione pubblica il rischio dei danni psicologici molto gravi che potevano derivare dal lockdown, sulla base della letteratura scientifica già conosciuta.

Purtroppo, come voi sapete, le nostre preoccupazioni sono state confermate dai fatti. I danni psicologici sono tangibili. Abbiamo un’epidemia di problemi psicologici di ogni tipo e questo disagio ha toccato soprattutto bambini e adolescenti. Per questo SinergEtica si è attivata: è un gruppo di psicologi firmatari del Comunicato che ha deciso di collaborare per aiutare le persone ad affrontare tale disagio.

Bambini e adolescenti hanno sofferto molto per il lockdown e per le misure che sono state adottare in misure davvero draconiana nella scuola. Quella che stiamo affrontando non è però solo un’emergenza di tipo sanitario o democratico, è anche e soprattutto un’emergenza di tipo educativo e spirituale.

Bambini e ragazzi stanno soffrendo di un disagio mentale diffuso, che comprende sintomi anche gravi che vanno dallo stress post-traumatico, all’ansia, alla depressione, ai disturbi dell’alimentazione, alle dipendenze dal digitale, all’autolesionismo. Molti di loro hanno avuto enormi problemi a scuola, hanno abbandonato la scuola. L’abbandono scolastico è stato altissimo durante la pandemia; molti di loro stanno rifiutando la scuola: non ci vogliono più andare, sono in forte disagio. Tutti questi danni sono stati abbondantemente riferiti dal Comunicato degli Psicologi. Potete andare a visitare il sito https://comunicatopsi.org/ e leggere i report che periodicamente vengono pubblicati sulla base delle ricerche scientifiche condotte negli ultimi mesi.

Non sono solo psicologa; sono anche insegnante da moltissimo tempo, da 35 anni, e ho letto negli occhi dei miei ragazzi tanta tristezza. Ho visto spesso piangere gli adolescenti per il tempo che è stato loro rubato. “Ci sono stati rubati due anni della nostra vita”, mi hanno detto: per le esperienze mancate, per il senso di oppressione e di prigionia, per la perdita di senso.

Vi ricordo che il vuoto di esperienza è a tutti gli effetti un danno psicologico grave e irreparabile, perché bambini e ragazzi che non fanno un’esperienza nel tempo in cui dovrebbero farla non la recuperano più. La mancanza di senso, poi, è un sintomo di sofferenza spirituale. Questi ragazzi stanno soffrendo proprio su un piano spirituale.

Quindi oggi non vorrei parlare con voi da psicologa, ma da persona umana, portatrice di diritti naturali e inalienabili, fra i quali la libertà e l’autodeterminazione.

Vi invito ad agire, ad uscire dalla zona di comfort, perché non è più il tempo di delegare alla scuola e ad altre istituzioni l’educazione dei nostri figli. Non possiamo più permettercelo in nessun modo. Il dramma che stiamo vivendo, che consiste nella demolizione sistematica di una nazione ricca di storia e di cultura, della democrazia, dei diritti, della ricchezza di questo meraviglioso paese e nella disgregazione altrettanto sistematica dei legami sociali di solidarietà, accoglienza, tolleranza, ha però un risvolto positivo: ci ha fatto crollare tutte le illusioni che ci tenevano addormentati, ci ha costretti a vedere come stanno effettivamente le cose; è stata un brusco risveglio e uno straordinario bagno di verità. Come nel Truman show, il fondale di scena si è squarciato e non c’è più modo di tornare indietro. Chi si sveglia, non può più riaddormentarsi; può soltanto agire.

I nostri figli hanno bisogno di noi, perché dobbiamo dare loro quello che non è più scontato nella scuola. Nulla di ciò che davamo per scontato, neppure i principi basilari della convivenza civile, lo è ancora, in questo naufragio dell’etica e dei diritti.

In questo periodo, hanno chiamato libertà la schiavitù, proprio come Orwell; hanno chiamato responsabilità l’obbedienza acritica, malattia la salute, scienza un dogmatismo scientista privo di etica, sicurezza la perdita della libertà; hanno sdoganato la menzogna, la delazione, il ricatto, la sottomissione, la discriminazione, la criminalizzazione del dissenso, la violenza verbale e seminato ovunque la paura e la discordia.

I ragazzi più sensibili (ve ne sarete accorti, se li avete guardati negli occhi) stanno male, perché avvertono l’ipocrisia che si è infiltrata ovunque, anche nella scuola, dove parole come democrazia, inclusione, uguaglianza, diritti stanno perdendo ogni riferimento alla realtà.

Alcuni di voi conosceranno Viktor Frankl, che era uno psichiatra austriaco sopravvissuto ad una lunga permanenza nel campo di Auschwitz, nel quale perse i suoi familiari. Frankl passò il resto della sua vita a sostenere e ad aiutare le persone sofferenti. Lui diceva che sono tre le condizioni necessarie per una vita piena e appagante:

o            avere almeno una relazione profonda e significativa

o            avere un progetto per il futuro

o            riuscire a dare un senso alla sofferenza inevitabile

Se noi ci aspettimao che questo lo faccia ancora la scuola, ci sbagliamo. Lo dobbiamo fare noi. I ragazzi non impareranno più questo a scuola. La scuola (salvo poche eccezioni) è ormai al capolinea ed ha smarrito la sua funzione di organo costituzionale. Ora sono virtù civili l’obbedienza cieca, il conformismo delle idee e dei comportamenti, l’ortodossia del pensiero unico, l’emarginazione del dissenziente, l’isolamento sociale, la perdita di valore dell’individuo.

Perciò noi non possiamo delegare; ora tocca a noi. Dobbiamo concentrare le forze per far sì che i nostri figli imparino a fare ciò che ci ha insegnato Viktor Frankl con il primo principio dei tre indicati, avere almeno una relazione importante. Questo si fa insegnando ai nostri figli ad amare se stessi (non glielo insegna nessuno) e gli altri, ad essere empatici, ad ascoltare, a tollerare la differenza dei punti di vista, a gestire emozioni e conflitti, a saper costruire relazioni profonde e significative, a prendersi cura, a restare umani nel senso più elevato del termine.

Dobbiamo impararlo prima noi per insegnarlo a loro con l’esempio, perché i nostri figli non fanno ciò che diciamo, fanno ciò che facciamo.

Dobbiamo progettare il nostro futuro e aiutarli a progettare, perché questa epidemia ha tolto loro la prospettiva del futuro. Questa società malata e corrotta ha i giorni contati. Noi siamo i loro traghettatori verso il futuro. Come diceva Gandhi, dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Quindi è fondamentale per noi non dare energia a ciò che non lo merita, alla rabbia, alla paura e all’odio, non farci distrarre dall’inessenziale. Dobbiamo fare come la candela in una stanza buia: la fiamma non lotta con l’oscurità, non prova rabbia, non prova odio, non si agita, semplicemente risplende e dove c’è, non c’è più il buio. Noi dobbiamo lasciar risplendere la nostra essenza spirituale e aiutarli ad esprimere la loro. Questa è la sostanza dell’amore spirituale, che nessuno ci insegna: risplendere e trasformare.

Infine, dobbiamo aiutarli a dare un senso alla loro sofferenza interiore, che è tanto grande quanto ignorata. Non dobbiamo sottovalutarla; hanno subito un attentato alla loro integrità personale.

Quindi dobbiamo insegnare loro a proteggersi, a non essere schiavi del volere del gruppo, ad essere sintonizzati con la propria coscienza superiore, ad agire eticamente, a tollerare la sofferenza per poterla trasformare attraverso la comprensione; dobbiamo insegnare loro ad essere spiriti liberi.

E per questo, hanno bisogno di imparare ad amare la verità e a cercarla, a diffidare di chi pretende di possederla, ad avere il coraggio di difenderla, ad essere se stessi e fedeli a se stessi, ad amare la giustizia, la gioia, la bellezza, a sperimentare la condivisione e la solidarietà.

Abbiamo tutti quanti, gradi e piccoli, una splendida occasione per comprendere chi siamo veramente e per conoscere la nostra forza. Siamo molto più di quello che crediamo di essere.

Insomma, dobbiamo rimboccarci le maniche e prenderci la responsabilità enorme e il privilegio di custodirli e traghettarli verso il futuro. Questa deve essere la nostra priorità assoluta. Non lo può fare nessun altro, e niente è più importante di questo.

Amore, verità, giustizia, solidarietà non sono parole vuote. Sono il futuro dell’umanità, l’unico possibile. Siete pronti a darvi da fare?

Il potere creativo della coscienza ribelle

Capita anche a voi di osservare con un senso di incredulità e smarrimento che le persone intorno a noi si stanno polarizzando su due estremi? Uno di critica, protesta e ribellione rispetto all’evidente strumentalizzazione della crisi e l’altro di completa adesione alle rappresentazioni collettive dell’epidemia veicolate sui media “ufficiali”, non priva di una moralistica carica di intolleranza nei confronti dei cosiddetti “complottisti”, visti come disfattisti e irresponsabili nella comune guerra contro il terribile virus. Sembra che fra i due schieramenti non ci sia alcuna possibilità di dialogo, ma solo scontro e contrapposizione.

Per le persone più sveglie, l’aspetto più inquietante della strana pandemia è proprio la completa conformità della maggior parte della popolazione italiana alla narrativa del potere, sebbene con ogni evidenza contraddittoria, irrazionale, disonesta e assai poco “scientifica”. Se la supina acquiescenza della massa si può spiegare con il successo della manipolazione mediatica e con le tecniche suggestive usate per indurre intenzionalmente panico e allarme, come spiegato in un articolo precedente, su un piano più sottile sembra di assistere ad una sorta di spartiacque energetico fra chi comprende, a livelli più o meno profondi, che cosa sia in gioco veramente e chi invece, paralizzato dalla paura, non riesce ad alzare lo sguardo oltre la propria sopravvivenza biologica e invoca mascherine, distanziamento sociale, vaccino obbligatorio, controllo tecnologico, censura e TSO ai renitenti.

La schiera delle persone dubbiose aumenta di giorno in giorno, ma resta una minoranza. Quanto consistente, è difficile dirlo, per via del fenomeno della “spirale del silenzio” di cui parla la sociologa austriaca Elizabeth Noelle-Neumann: le posizioni su cui i media tacciono, anche se magari maggioritarie, vengono percepite come marginali e per questo non generano conformità sociale e adesione di massa. Se ogni individuo ignora l’esistenza degli altri che condividono lo stesso punto di vista, è come se tale punto di vista non avesse la forza del numero. Su questa ignoranza pluralistica conta il potere per poter imporre le strategie decise altrove senza incontrare la ribellione delle masse. Poiché ha paura della rivolta, deve puntare sulla manipolazione dell’informazione e sulla censura del dissenso, che è il segno più evidente della sua intrinseca debolezza.

Ma la consapevolezza non segue una logica lineare e non dipende dal numero. Come ha spiegato il biologo inglese Rupert Sheldrake, in natura una forma (animale, vegetale, minerale) si consolida attraverso la ripetizione. Come un sentiero diventa sempre più visibile e stabile dopo ogni passaggio, anche le idee e le intuizioni, una volta che si accendono, tendono ad aprire nuove vie che si consolidano in configurazioni di pensiero stabili, man mano che vengono ripetute, e si diffondono in modo non locale fra gli individui della stessa specie. Sheldrake li chiama “campi morfici”. La nostra mente è creativa. Se abbiamo l’impressione che il mondo attuale sia la realizzazione delle distopie di Huxley, Orwell e Bradbury, forse, più che alla testimonianza di una visione profetica degli scrittori, stiamo assistendo all’effetto concreto di una profezia che si autoadempie: letti e pensati da milioni di persone, i romanzi che descrivono un futuro da incubo potrebbero risultare lo strumento per far precipitare la possibilità in realtà. Succede perché ci credo, insomma. Le aspettative orientano il comportamento.

I padroni del mondo lo sanno benissimo. Questo potere creativo, benché indebolito e depotenziato dalla materialità dei corpi, fa paura. Se l’umanità nutrisse in massa pensieri di bellezza, amore, etica, giustizia e gioia non saremmo certo a questo punto. Il mondo ne sarebbe completamente trasformato. Per questo, per mantenere il potere in poche mani, la principale risorsa è suscitare sentimenti di paura, impotenza, dolore, angoscia: chi ignora il proprio potere e chiede protezione all’autorità non è una minaccia per nessuno. Un sistema di potere oligarchico, che pretende di gestire miliardi di persone da parte di pochissimi soggetti, richiede ingiustizia, violenza, dolore, sofferenza per restare stabile nel tempo ed usa come armi l’ignoranza, la competizione, la lusinga e la sottomissione. Può sussistere solo se controlla, in modo spietato e capillare. Da qui la tecnologia come risorsa di dominio e di manipolazione e il blocco di ogni fonte di conoscenza autentica che possa risollevare la condizione delle masse, incitate alla divisione e all’odio, addormentate con il consumismo, sfruttate e costrette alla lotta per la sopravvivenza con la scusa della libertà dei mercati, lusingate con una parvenza di democrazia, addomesticate con la paura.

Nello scenario in cui stiamo vivendo, nel quale un’epidemia anomala, ma non certo delle peggiori come causa di morte e sicuramente gestita in modo opaco e inadeguato, sta offrendo l’occasione per l’instaurazione di un regime soffocante di controllo dei cittadini e di sospensione delle libertà personali, benché dichiarate sacrosante e indisponibili, è palpabile la fretta inquieta di chiudere la porta della stalla prima che buoi siano scappati. Hanno paura di noi, ricordiamocelo. Sarà per questo che danno per scontata la seconda ondata della malattia e preannunciano che sarà peggiore della prima, contro ogni esperienza del passato?

Poiché ci rende manipolabili e ci indebolisce, il virus da temere veramente è la paura. Diceva giustamente Paolo Borsellino che chi ha paura muore ogni giorno, mentre chi non ne ha muore una volta sola. La paura è un’emozione primordiale, difficile da contenere, perché richiama le memorie di tutti i vissuti dei nostri antenati. Occorre la consapevolezza per dominarla e non è da tutti, purtroppo. Molti ne rimarranno prigionieri, nonostante ogni sforzo. La polarizzazione probabilmente si accentuerà, abilmente sfruttata a proprio vantaggio da chi muove i fili dell’informazione e della politica. Gli spiriti liberi verranno additati come egoisti, insani e pericolosi. Si tratta di un film già visto tante volte, anche in tempi recenti.

In ogni caso, non è il numero degli spiriti critici che conta. Conta la loro determinazione. Più la configurazione di pensiero è chiara e carica di energia mentale, più sarà efficace. E più questa ribellione delle coscienze verrà contrastata con misure ottusamente coercitive, più grande diventerà la determinazione. Purché non sia energia di odio, rabbia, vendetta (questo è ciò che dà forza agli artefici dell’incubo), ma energia di verità, giustizia e amore. L’amore è l’antidoto alla paura e il cuore, anche etimologicamente, è la fonte del coraggio. Loro – i guardiani del Nuovo Ordine Mondiale – non ne hanno, non sanno che cosa sia. Sono vittime di se stessi e della loro paura, anche se ancora non lo sanno. A noi quindi il compito di delineare il mondo che vogliamo, non di dare energia a quello che è già moribondo.

La coscienza spirituale è libera e ribelle, non china mai la testa di fronte all’ingiustizia e non si lascia asservire per paura. Difende la verità e agisce eticamente, perché comprende che cosa sia in gioco in ogni istante. Non si preoccupa delle critiche, degli attacchi, delle persecuzioni, perché non si identifica con l’ego effimero che incarna. Soprattutto, è creativa e sa che, pur trovandosi in un mondo basso e ostile, sarà l’idea di mondo che nutrirà con il proprio pensiero ad avere maggiori probabilità di realizzazione.

Articolo pubblicato su Sovranità popolare, n° 6, luglio 2020.

Quando il privato governa il pubblico. La frontiera del corpo

Se la socialità, come già affermava Aristotele, è la qualità principale degli esseri umani e della loro intelligenza, il carattere antisociale del globalismo neoliberista, che ha predicato la competizione, il possesso, la prevaricazione, l’egoismo, la disuguaglianza, la privatizzazione di ciò che appartiene a tutti, ne fa indubbiamente una potente ideologia antiumanista e antiumana. Quando si sancisce nei fatti il diritto di pochi di possedere una fetta enorme dei beni del pianeta, di dirigerne le sorti, di decidere della vita o della morte di miliardi di persone, dettando legge anche agli Stati, è inevitabile che valori quali la solidarietà, la felicità, la crescita spirituale degli individui e delle comunità diventino carta straccia e l’essere umano, da copula mundi, ovvero punto di congiunzione fra spirituale e materiale, come lo definiva il dotto filosofo umanista Marsilio Ficino, si riduca alla mera dimensione corporea, a semplice strumento da lavoro, come una res, un oggetto, privo di diritti soggettivi. Così è in effetti per le moltitudini affamate e sfruttate di molti Paesi di questo mondo squilibrato, e così rischia di diventare anche per noi europei.

Ci siamo beati per decenni nella stolida illusione che i diritti civili, politici, sociali, conquistati con tante lotte, fossero un patrimonio acquisito una volta per tutte. Per questo, in base al principio della rana bollita di cui parlava Noam Chomsky, ci siamo lasciati portare via un pezzo dopo l’altro tutto ciò che avevamo conquistato e scritto nella nostra bella Costituzione: l’autodeterminazione, la moneta sovrana, il diritto al lavoro e alla dignità, la scuola (veramente) pubblica, la Sanità pubblica, lo Stato sociale, ora anche tutte le libertà personali, di espressione, di informazione, di movimento, di relazione, di manifestazione, di impresa, a cui abbiamo rinunciato, si spera solo temporaneamente (ma lo sperare è già segno che altri decideranno e concederanno), senza battere ciglio, perché terrorizzati da un sistema mediatico sadicamente allarmante e infantilizzante. Così, sotto il nostro sguardo distratto, in piena regressione da impotenza appresa, ci è forse sfuggito che è minacciata l’estrema libertà, quella di decidere per il proprio corpo.

“La politicizzazione della nuda vita come tale costituisce l’evento decisivo della modernità”, scrive Giorgio Agamben. Abbiamo accettato che, per tutelare la mera sopravvivenza fisica, che Aristotele chiamava zoé, da uno solo dei numerosissimi pericoli che la minacciano ogni giorno, abbiamo rinunciato a vivere una vita libera (bíos), ancorché esposta a rischi, e a preferirle un’ambigua sicurezza fornita dall’autorità e un’innaturale separazione fisica dai nostri affetti, dalle relazioni e dalle esperienze che ci rendono umani. Abbiamo cioè accettato l’estrema scissione, quella dentro noi stessi, fra anima e corpo, fra ragione ed emozione, fra spirituale e animale. Ridotti a corpi senz’anima e alla pura esistenza biologica, privati della nostra individualità da una mascherina anonimizzante, isolati e vessati da un arbitrio poliziesco inaudito alimentato da norme irrazionali, contraddittorie e confuse, reclusi in quarantena o in TSO, benché sani, ipnotizzati da una comunicazione mediatica scorretta e manipolativa, forse non abbiamo capito che è il nostro corpo l’ultima frontiera del controllo e che su di esso decine di multinazionali, fondi d’investimento, società private, enti sovranazionali privatizzati come l’OMS, GPPP (partnership globali pubblico-privato, come GAVI o GHSA), di cui ho parlato in articoli precedenti, da anni lavorano incessantemente per toglierci la sovranità, ovvero la possibilità di decidere liberamente per noi stessi.

Durante la crisi da coronavirus, gestita da un’inutile Task Force eterodiretta dai potentati (privati) internazionali e sottratta al controllo dei cittadini, sono improvvisamente saltati fuori da un cilindro inesauribile l’orwelliana Task Force contro le fake news , che prima si chiamava latinamente “censura” oppure italicamente “Santa Inquisizione” e la cui istituzione risulta davvero singolare in una situazione nella quale non pare esserci alcuna certezza; i droni per la sorveglianza dei bagnanti solitari; i caschi della polizia capaci di rilevare la temperatura; la app Immuni (sulla quale il Copasir ha sollevato non poche perplessità per il rischio di centralizzazione e controllo dei dati personali, in base al quale chiunque potrebbe essere internato con un pretesto); le vaccinazioni mediante tatuaggi a punti quantici; le telecamere a riconoscimento facciale, già attive da tempo, ma ora sempre di più, con il pretesto della sicurezza; il passaporto vaccinale (sul quale si lavora in Europa da un paio d’anni, in vista dell’applicazione dal 2022); il 5G, tanto spinto dalla Task Force per evidenti ragioni, con annessa strage di alberi secolari; i vaccini a RNA o a DNA che modificano il genoma con conseguenze ignote e non reversibili; i microchip iniettati sottopelle, in fase di autorizzazione in Italia, nel silenzio dei media; i braccialetti per il distanziamento sociale, che qualche mente criminale ha pensato di applicare anche ai bambini fra 2 e 6 anni; le petizioni per la scomparsa del denaro contante, con la scusa del contagio; perfino la criptovaluta che si produce tramite comportamenti ed emozioni e di cui va visibilmente fiero l’onnipresente e onnipotente Bill Gates, attivissimo su parecchi fronti della sorveglianza globale, come scrive con preoccupazione il senatore statunitense Bob Kennedy Jr.

Quest’ultima novità merita particolare attenzione. Nel loro senso di invincibilità, le élites lasciano dappertutto simboli più o meno trasparenti. Il 21 settembre 2018, la Microsoft di Bill Gates registra un brevetto , pubblicato sul portale https://ipportal.wipo.int  il 26 marzo 2020, dal titolo CRYPTOCURRENCY SYSTEM USING BODY ACTIVITY DATA,  con il numero inquietante WO/2020/060606. 666 è infatti conosciuto come il numero della Bestia nell’Apocalisse. Ma al di là delle suggestioni e della coincidenza con la scadenza di ID2020, il progetto globale di identità digitale associata al corpo, il brevetto è assai più inquietante per i contenuti. Prevede infatti un sistema di criptovaluta centralizzata, basata sulla tecnologia della blockchain e comunicante con il centro tramite un sensore impiantato nel corpo, che assegna denaro virtuale in base alle azioni effettuate o alle emozioni provate dal soggetto. Così si può essere condizionati a fare e a pensare le cose “giuste”, sempre connessi con la Matrix. Si tratta insomma di una tecnologia che permette un tipo altamente sofisticato di social rating, ovvero di “prezzatura” delle persone, anziché delle cose, alla quale potranno essere subordinati i diritti personali (viaggiare, compare, vendere, accedere al conto corrente, privacy, relazioni) e la dignità (una suoneria e cartelloni di gogna digitale potranno mettere in guardia i “buoni” cittadini dall’avvicinarsi). Che non si tratti di paranoia fantascientifica, lo dimostra il fatto che il social rating è tragicamente già in corso di sperimentazione da qualche anno in Cina. Si può ascoltare su Youtube  la testimonianza di due donne che hanno osato protestare per l’esproprio della loro casa.

In questo modo, la pandemia più annunciata della storia (da Jacques Attali nel 2009, dalla Fondazione Rockefeller nel 2010, dall’UE nel 2012, da Bill Gates nel 2015 e nel 2019, ecc.), in nome della nostra salute e, come per ID 2020, dei nostri diritti, ci sta togliendo la sovranità sul nostro corpo, espropriandoci di quella sulla mente, ovvero ci sta privando della libertà. E mentre il popolo, paralizzato dal panico, dalla confusione e dall’irrazionalità di norme insensate, fa la spia sul vicino di casa e ha il terrore del contagio e della socialità, un commando di personaggi non eletti e messi lì dall’estero, approfittando dell’emergenza, come insegna la più classica teoria economica dello shock, stanno delineando il nostro futuro secondo i loro progetti. Senza sovranità monetaria, poveri e in un Paese devastato dagli appetiti privati, non ci sarà facile reagire all’ulteriore misura già pronta: la vaccinazione obbligatoria di massa contro l’influenza, in attesa del salvifico vaccino anti Covid-19. Maria Stella Gelmini ha già prontamente presentato in Parlamento la mozione, sulla scia della fortunata iniziativa della Lorenzin, che ha aperto il varco con i più piccoli. Il nostro corpo sarà ancora meno nostro, perché la disobbedienza (non più chiamata “libera scelta”) ci costerà quasi certamente la riduzione dei diritti che abbiamo sempre ritenuto intangibili, come avviene già con i bambini privati della scuola, benché sanissimi. Anche questo, peraltro, era progettato almeno dalla riunione GHSA del 2014 a Washington, da cui la Lorenzin ci ha riportato l’obbligo per 10 vaccini. Ovviamente, per il nostro bene, che da soli non siamo in grado di perseguire.

Insomma, la nostra salute sta così a cuore ai miliardari filantropi e ai nostri politici disinteressati, che per imporcela sono disposti senza troppe remore a chiudere in casa per mesi in isolamento lavoratori, bambini e anziani, a creare le condizioni per enormi danni psichici e per l’aumento dei suicidi, a privarci del sole, del movimento, delle relazioni, del gioco e del contatto con la natura, a censurare come fake news i suggerimenti più ovvi di prevenzione, come l’uso delle vitamine e una vita sana all’aperto, a imporci il 5G (tecnologia militare di controllo), tentando anche di toglierci il diritto ad opporci all’installazione delle antenne (ci hanno provato nel decreto Cura Italia), a mantenerci nello stress dell’incertezza e delle sanzioni, inflitte senza motivo razionale a cittadini esausti, a imporci l’uso delle mascherine, che le autorità sanitarie, e perfino l’OMS, giudica inutili nella maggior parte dei casi, quando non pericolose per la salute e che in altri Paesi europei non si usano, ad accarezzare l’apertura agli OGM (anche qui Bill Gates ha lucrosi interessi: dalla culla alla tomba, si direbbe). Per non parlare dei danni economici, della rinuncia ad esercitare la sovranità monetaria, del MES e del fascicolo sanitario elettronico senza consenso, che segue alla cessione dei nostri dati sanitari a multinazionali straniere, già voluta dal governo Renzi, dell’intrusione nella famiglia e del delirio transumanista dell’ibrido uomo-macchina. Ci aspettano la privatizzazione dei servizi, come la scuola e la sanità, l’uso ubiquo della tecnologia, la “società del noleggio” e il “comunismo dei miliardari”, in cui i cittadini rinunciano a qualunque proprietà e prendono tutto in affitto.

La frattura fra cittadini e apparati dello Stato si sta allargando di giorno in giorno. Siamo in guerra, e non è un’iperbole. Lo siamo da decenni, anche se abbiamo dormito. Il progetto è chiaro e si chiama Nuovo Ordine Mondiale. Ha molti collaborazionisti e utili idioti, che finiranno stritolati pure loro, anche se si illudono di averne un vantaggio. Questa è una guerra senza reali vincitori. Coinvolge l’intero pianeta ed è il fine – o la fine – della globalizzazione neoliberista. Mira non al denaro, ma al depopolamento e al dominio sulle coscienze attraverso il controllo del corpo con la tecnologia. Tuttavia, l’esito è incerto e la Coscienza spirituale è imprevedibile. Tutti i sistemi totalitari hanno cercato di ridurre l’uomo ad insetto sociale, privo di individualità. Ma l’essere umano non è un insetto e il progetto biopolitico fallirà, semplicemente perché è impossibile. La tecnologia può schiacciare la Coscienza, ma non ucciderla, perché non è in grado di raggiungerla. E una Coscienza libera, responsabile, amorevole e giusta saprà sempre come fare per cambiare gli scenari distruttivi che dovrebbero fiaccarla. Perciò niente paura, pessimismo, scoramento o rinuncia. È ora di mettersi al lavoro. Ne vedremo delle belle.

Articolo pubblicato da Sovranità popolare, n° 4, 2020.

Trasformare la paura di morire per rinascere

Nella nostra memoria storica, i tre principali flagelli dell’umanità sono la guerra, la fame e la peste. Ce li portiamo dentro da generazioni innumerevoli, come fantasmi carichi di minacciosa sventura. La nostra memoria genetica è satura della violenza, della sopraffazione, della morte, del dolore e dell’impotenza vissute dai nostri antenati nelle infinite guerre da cui è funestato il nostro passato. Alla guerra, si associano nella nostra memoria, come gemelli maledetti, la carestia e la peste, con il loro spettrale e lugubre lascito di degradazione, di distruzione dei legami sociali, di sofferenza e di morte. È talmente pervasiva questa memoria, che non riusciamo a pensare a nessun grave problema collettivo senza incorniciarlo in un contesto di guerra, a cui associamo immediatamente la paura della fame e della malattia che non perdona.

L’arrivo del Covid-19, qualunque ne sia l’origine, naturale o artificiale, descritto come un nemico insidioso e invisibile, ci ha drammaticamente riattivato i vissuti delle generazioni passate. Ci ha messi rapidamente nella condizione di vittime inermi e di bambini impotenti e bisognosi dell’autorità paterna per scampare al pericolo. Memori del passato, biologico e storico, infatti, deleghiamo di solito all’autorità il potere di difenderci. La televisione completamente orientata all’emotività e una comunicazione politica terrorizzante e infantilizzante hanno creato potenti immagini collettive di morte, di guerra, di catastrofe. In guerra, si danno ogni giorno i bollettini dei morti e dei feriti, si sospende la normalità del vivere per fronteggiare la minaccia della morte incombente, si convertono le produzioni industriali, si denunciano i disertori e i disfattisti e si considera tale chiunque esprima qualche forma di dissenso. In guerra, ognuno pensa per sé, si preoccupa solo di salvare la pelle, e gli altri sono temibili concorrenti o, peggio, potenziali untori.

E noi ci siamo cascati. Lo scenario della guerra ci ha fatto regredire al livello del maschile animale, alla mera sopravvivenza biologica, al livello più primitivo e istintivo. A questo livello, l’emozione dominante è la paura: paura della malattia, paura della povertà, paura dell’ignoto, paura della perdita, paura della morte. A sua volta, la paura è potente generatore di azioni pericolose e irrazionali. Quando si ha paura, la mente prende scorciatoie insidiose, si perde lucidità, si prendono decisioni affrettate, illogiche, spesso dannose per se stessi e per gli altri. Se infatti la paura ci salva in situazioni di minaccia immediata, può non essere altrettanto efficiente quando la minaccia è sfuggente, complessa, collettiva. Due effetti della paura prolungata sono certi: l’abbassamento delle difese immunitarie per lo stress e l’aumento dell’influenzabilità. Quando siamo influenzabili, ci sentiamo deboli e impotenti e di fatto rinunciamo al nostro potere. Diventiamo pecore impaurite, docili e sottomesse. E poiché siamo i creatori della nostra realtà, ciò che ci aspettiamo che succeda succede effettivamente. In psicologia si parla della “profezia che si autoadempie”. Tutte le tecniche psicologiche di manipolazione mentale fanno leva sulla paura e i dittatori di ogni epoca lo sanno benissimo. Con la paura, si guidano le masse come il pastore guida il gregge.

La verità è che, sotto qualunque forma, abbiamo paura della morte. La medicina occidentale, frutto di questa società fondamentalmente materialista e de-sacralizzata, ha paura della morte, per questo usa continuamente la metafora bellica per parlare della malattia: “combattere”, “distruggere”, “debellare” il nemico, anzi, il Nemico, perché è la Morte che va sconfitta. Notevole che gli studi di psicologia sulla paura della morte abbiano mostrato come i medici più spaventati dalla morte siano anche i più propensi a trattamenti eroici per “salvare” i loro pazienti ad ogni costo. L’idea che il corpo abbia una sua saggezza evolutiva e risorse di guarigione e che la disposizione d’animo, la dieta, lo stile di vita sano, l’igiene dei pensieri e dell’ambiente possano semplicemente mantenere la salute a lungo, a molti sembra poco “scientifica”, almeno non tanto quanto l’arma ultimativa nella “guerra” senza fine, che sia il vaccino o la medicina salvifica, rigorosamente calate dall’alto dell’Autorità scientifica.

La consapevolezza, poi, che la morte possa essere benigna, che in realtà ci accompagni ogni giorno, a livello cellulare, mentale e spirituale, in tutti i cambiamenti quotidiani, che sono tante piccole morti, tanti distacchi dal passato, che solo accettando profondamente la nostra morte noi possiamo dare un senso compiuto alla vita e vivere felici, che morire bene è cosa profondamente saggia, è lontanissima dai pensieri di molte persone. Cotidie morimur diceva il filosofo Seneca: moriamo ogni giorno, e la lezione che le nostre piccole morti quotidiane dovrebbero lasciarci è che stiamo bene quando non ci identifichiamo troppo con i nostri problemi, con il nostro ego, con le preoccupazioni collettive, con la sofferenza senza tregua dell’umanità intera; quando riusciamo a sentire che c’è nel profondo di noi stessi un’essenza divina, una luce interiore che trascende le vicende del quotidiano e perfino la morte, quando siamo capaci di neutralizzare l’unico, insidiosissimo virus che ci distrugge, che è la paura stessa. La paura non si combatte con le azioni temerarie, ma si trasforma con l’amore per noi stessi e per gli altri. Chi ha paura non ama, o meglio, chi non riesce a prendere le distanze dalla sua paura (la paura è umana, e anche utile, a certe condizioni), non riesce ad amare, perché il suo cuore resta chiuso alla gioia. La paura è una saracinesca che ci imprigiona in una cella senza finestre e ci fa dimenticare chi siamo veramente. Ci muriamo vivi per paura di morire, così rinunciamo a vivere. Ma di questa cella le chiavi sono in nostro possesso.

Non siamo pecore. Abbiamo una natura spirituale, fatta di luce, di amore e di potere. Se ci lasciamo dominare dalla paura e da chi la usa per dominarci, stiamo rinunciando alla nostra responsabilità. Dobbiamo smettere di pensare di essere vittime del destino, fuscelli in balìa degli eventi. Molto di ciò che succede dipende anche da noi. Quanto ci prendiamo cura della nostra salute, invece di delegare? Che cosa mangiamo, come trattiamo il nostro corpo? Quanto ci rendiamo conto delle conseguenze delle nostre azioni, dei nostri pensieri, delle nostre parole? Quanto facciamo per dare senso alla vita? Quanto ci impegniamo per imparare e diventare più consapevoli? Quanta energia dedichiamo a migliorare il mondo in cui viviamo? Quanto ci spendiamo per opporci a ciò che è ingiusto? Quanto amiamo noi stessi (soprattutto noi stessi, completamente, senza riserve!) e gli altri? Quanto ci prendiamo la responsabilità del nostro contributo alla Coscienza collettiva? Quanto siamo capaci di nutrire e proteggere la gioia che è in noi, senza lasciarcela portare via dagli eventi?

L’epidemia di Coronavirus ci ha mostrato, come spesso accade nell’emergenza, il peggio e il meglio delle persone. Abbiamo visto azioni ripugnanti e inqualificabili e gesti meravigliosi di solidarietà e di dedizione: chi sceglie di amare, ha deciso di lasciare andare la paura e di agire responsabilmente. Abbiamo constatato i danni catastrofici di un intero sistema economico fatto di privatizzazioni e di gestione oligarchica e predatoria del bene pubblico, ma assistiamo anche al rinascere di iniziative, proposte, voglia di ricostruire una realtà diversa e migliore. Abbiamo dovuto misurarci con limitazioni impreviste, ma abbiamo anche avuto più tempo per riflettere e per osservare la follia dei nostri ritmi di vita. Il dramma di chi muore da solo per la malattia e di chi ha perso i mezzi di sussistenza perché bloccato in casa ci ha reso manifesti la disumanità e l’ingiustizia del sistema sociale in cui viviamo. La crisi planetaria ci ha messi di fronte ad un bivio: o riprenderci la nostra sovranità, ovvero la nostra responsabilità di decidere e la nostra consapevolezza di cittadini adulti e autonomi, oppure accettare di fare le pecore senza remissione, paurose e tremanti, dipendenti dall’Autorità sempre più dispotica che decide per noi. Non mancano le forze che spingono in questa seconda direzione e che ci hanno pilotati fino ad ora. Ma sta a noi pensare una realtà alternativa a questa e non perdere l’occasione per realizzarla. Ci servono la creatività, l’ispirazione e la morbidezza del Femminile spirituale. Non dobbiamo combattere, ma trasformare. Come diceva Einstein, “non si possono risolvere i problemi pensando nello stesso modo con cui si è giunti a crearli”.

Pubblicato su Rebis il 6 aprile 2020.

Via maschile e via femminile al potere

English Version

Esistono una via maschile e una femminile al potere? O il potere è neutro rispetto al genere?

Non è facile distinguere, in una società nella quale potere è spesso sinonimo di dominio, prevaricazione, esercizio della forza, quando non di abuso e violenza. Uomini e donne, quasi in egual misura, siamo tutti influenzati da questa modalità di rapporto con i nostri simili. Secoli di guerre, di trame politiche machiavelliche, di oppressione e di ingiustizia non hanno certo favorito la crescita di una visione più nobile del potere.

Anche se associamo facilmente il potere a chi occupa posizioni preminenti nella società, non dobbiamo dimenticare che, a diversi livelli e in diverse modalità, tutti esercitiamo un potere. Un genitore che sgrida il figlio, un automobilista che si prende la precedenza che non gli spetta, un commerciante che fissa un prezzo eccessivo per un bene poco disponibile, perfino una bimbetta che fa i capricci per un giocattolo esercitano un potere. Quando invece subiamo un torto o un’ingiustizia, spesso rinunciamo ad esercitare il nostro potere. Ci dimentichiamo di averlo ed entriamo nel ruolo della vittima.

Vittima e carnefice sono gli attori di un dramma archetipico, perché scritto nei nostri geni. Sono due facce della stessa medaglia, prodotta dall’esperienza della specie. Rappresentano le due modalità complementari con le quali si manifestano rispettivamente il femminile e il maschile interiore degli umani al livello della mente animale. Il carnefice esercita un potere arbitrario per trarre un vantaggio egoistico dalla vittima; la vittima a volte è realmente impotente e costretta a subire, a volte crede soltanto di essere impotente e si autocommisera, rinunciando a difendersi. Le credenze sono spesso profezie che si autoadempiono. Poiché ha il potere, ma non sa di averlo, capita che la vittima lo eserciti sotto forma di manipolazione, di colpevolizzazione, di risentimento, di vendetta o di rimprovero. Alzi la mano chi di noi non ha esercitato sia il potere maschile del carnefice sia quello femminile della vittima. Entrambi i ruoli di questo gioco ci sono molto familiari, in tutte le loro perverse declinazioni, e si richiamano a vicenda. Chi è stato vittima tende a diventare carnefice e chi ha avuto facile vittoria contro una vittima inerme può ritrovarsi vittima dei suoi stessi impulsi fuori controllo o della vendetta altrui.

Il grande sociologo Max Weber, che vedeva molto bene la natura violenta del potere politico, attribuiva allo Stato il monopolio della violenza legittima: pur sempre violenza, ma regolata da norme scritte e perciò meno arbitraria. Nello Stato moderno è infatti evidente la sproporzione di forza fra Stato e cittadini, che genera tensione e conflitto, perché di solito esso è governato da élites che mantengono il potere con ogni mezzo e si riformano ciclicamente come le teste mozzate dell’Idra di Lerna. Il campo della politica, nelle società statali, è il campo dell’astuzia e della forza, della golpe e del lione di cui parlava Machiavelli ne Il Principe. Ma anche quando regolato dalla legge e quindi legittimato, il potere a questo livello resta per lo più un potere basso, proprio della mente animale, e ripropone l’eterno schema carnefice/vittima.

Il neoliberismo ha sviluppato questo gioco fino al parossismo. Ci ha abituati alla legge della giungla, rendendoci familiari e pressoché “naturali” la competizione e la supremazia del più forte. Mors tua, vita mea. L’egoismo, l’assenza di empatia, l’ingiustizia e la disuguaglianza sono state elette a virtù sorelle della “libertà”, intesa come assenza di vincoli, regole e limiti alla smisurata ingordigia di ricchezza e soprattutto di potere da parte di pochi. La ricchezza ha valore in quanto dà potere. Ai soggetti antisociali dà un senso di ebbrezza la sensazione di avere in pugno la vita degli altri.

Ma una delle fonti culturali di questa attitudine rapace verso la natura e verso i propri simili va cercata nella mentalità razionalizzante e strumentale della scienza moderna, nata dall’idea del dominio sulla natura (“sapere è potere”, diceva Francesco Bacone, paragonando la Natura ad una donna da possedere con la forza) e sfociata nell’attuale predominio della tecnologia su ogni altra capacità umana. Si tratta di una micidiale fusione di due tendenze convergenti verso la disintegrazione e la disgregazione dell’unità fondamentale dell’essere umano e delle società umane, che porta la guerra non solo fra gli individui, ma anche negli individui, fra la loro parte animale e la loro sempre meno percettibile parte spirituale. Questo tipo di visione strumentale dell’uomo non potrà portare ad altro che al controllo totale e dispotico di pochi sugli altri, realizzato mediante la tecnologia e con l’ausilio delle vittime (noi tutti), inconsapevoli della propria forza di resistenza e di difesa, perché lontane dal contatto con la propria essenza spirituale, potente e creativa, l’unica in grado di frapporsi fra la nostra vita semilibera e l’imminente avvento dell’ibrido uomo/macchina, privo di consapevolezza e schiavo impotente di chi lo controlla. Il vero potere oscuro, quello assoluto e supremo, non è il denaro, ma il potere di annientare nell’altro la sua scintilla divina.

Anche al livello della mente animale, c’è comunque un potere costruttivo, finalizzato alla sopravvivenza, che nel suo lato maschile è capacità di difesa, orientamento al compito e spirito di iniziativa, mentre nel suo lato femminile è capacità di tenere insieme il gruppo, di prendersi cura della prole e placare le tensioni. Anche se le distinzioni sono sempre un po’ forzate, ci aiutano a comprendere che, a questo livello, non siamo particolarmente diversi da altri mammiferi sociali, se non per grado di complessità dei comportamenti.

Noi non siamo però solo degli animali, seppure di specie umana. Siamo molto di più e tutto congiura per farcelo dimenticare. Considerato dal punto di vista della coscienza spirituale, il potere è un’influenza che si esercita su se stessi e sugli altri al fine di accrescere la consapevolezza e le possibilità di agire. Questo potere si nutre di responsabilità e di rispetto, nel senso che è vigile, attento, accogliente, disposto a rimediare agli errori e a riparare ciò che si è guastato. Responsabilità è consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Rispetto è profondo riconoscimento della scintilla divina nell’altro. Questo tipo di potere non conosce manipolazione, prevaricazione, ingiustizia, egoismo, invidia e azioni scorrette. Nel suo lato maschile, è forza e armonia interiore, capacità di prendersi cura proteggendo, giustizia, chiarezza delle intenzioni e del volere, determinazione; nel suo lato femminile è Amore spirituale (scritto con la maiuscola per distinguerlo dall’amore umano, fatto di sentimenti e di attaccamenti), che prova gioia nel veder crescere gli altri; è creatività, equità (ovvero giustizia adattata alle circostanze), capacità di generare armonia sociale, di accogliere.

Se il potere a livello animale è controllo degli altri e dell’ambiente e strumento di sopravvivenza, a livello spirituale è servizio e strumento di crescita – individuale e sociale – e di elevazione della coscienza. Il fatto che ci sembri normale il potere del primo tipo non deve farci svalutare l’enorme potenziale del secondo. Il potere come servizio ha un impatto molto più grande ad ogni livello, perché è trasformativo, costruttivo, capace di creare connessioni e di concentrare e moltiplicare le forze. Richiede grande forza interiore e produce straordinari cambiamenti. Soprattutto, ci fa stare bene, perché questo sarebbe il livello di dignità al quale dovremmo stabilmente collocarci per essere felici.

Allora perché sottolineare il lato femminile del potere come servizio, se entrambe le energie che lo costituiscono sono necessarie per esprimerlo? Direi per una ragione squisitamente storica: perché in Occidente (e non solo) le vicende della storia hanno sviluppato negli umani il lato violento e maschile della mente animale e hanno costantemente avvilito l’aspetto creativo, generativo e armonioso della coscienza spirituale. Ce ne rendiamo conto guardando ai risultati: la distruzione dell’ambiente, la scienza senz’anima e asservita al denaro, l’economia che ignora bisogni e diritti della gente, enormi risorse finalizzate alla guerra e alla distruzione, gli infiniti regimi dispotici e violenti che hanno governato e governano questo sfortunato pianeta, la costante manipolazione della pubblica opinione mediante i media, la vita sociale improntata all’egoismo e alla competizione, anziché alla solidarietà e alla cooperazione, la millenaria svalutazione della donna e del femminile in generale.

Abbiamo bisogno di sviluppare la nostra parte migliore, di sperimentare un lato maschile costruttivo, anziché distruttivo e un lato femminile empatico e amorevole. Dobbiamo guarire le enormi ferite inferte al nostro Femminile interiore per risvegliare la forza potente del maschile autorevole e consapevole.

Non è un programma astratto né utopico, ma concretissimo, benché qui esposto in modo sintetico e solo teorico. Possiamo cominciare oggi stesso, lavorando sodo su noi stessi e insieme ad altri che ci sostengano. Nel gruppo Rebis ci stiamo dedicando con entusiasmo e con tutte le nostre risorse di conoscenza e di esperienza a questo fine. I primi risultati cominciano a vedersi. Aspettiamo anche voi. Ci trovate su www.grupporebis.org

Articolo pubblicato su Sovranità popolare, n° 9, dicembre 2019.

L’articolo si può ascoltare in podcast sul sito www.grupporebis.org

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