Che cosa sta accadendo alla nostra gioventù?

Che cosa sta accadendo a molti ragazzi? Perché aumenta la violenza, perfino a scuola? La nostra gioventù è sempre più fuori controllo, tutta una serie di energie si manifestano allo stato brado, frutto anche dei dolorosi anni della cosiddetta “pandemia”. Cosa dovrebbero fare gli educatori?

Intervista con Roberto Siconolfi nel canale Youtube La Nuova Occidentale

L’IA come psicologo.

A Piazza Libertà, con Armando Manocchia, abbiamo parlato dell’intelligenza artificiale usata come confidente e psicoterapeuta soprattutto da adolescenti e giovani.

Nonostante alcuni risvolti positivi dell’uso dell’IA, sono numerose le ambiguità e preoccupanti i rischi connessi con l’attribuzione alla macchina di caratteristiche umane e di responsabilità terapeutiche che non può in alcun modo assumersi senza supervisione umana.

Per chi volesse approfondire, si può trovare qui materiale sul tema trattato. La sintesi è stata generata da Notebook LM sulla base di un’ampia bibliografia.

L’impatto distruttivo dei social media sui giovani europei

Intervista di Moreno Ferrari del 19/11/2025 su Radio Gamma 5.

Smartphone e adolescenti: i danni del digitale

Intervista di Moreno Ferrari su Radio Gamma 5 del 1/10/2025.

La generazione ansiosa. Gli effetti del digitale e dell’IA sulla mente e sulla salute di bambini e adolescenti

Registrazione della conferenza del 26 settembre 2025 presso il Liceo “Leonardo da Vinci” di Alba.

Intervista di Daniele Vaira per Targato CN e La Voce di Alba in relazione alla conferenza:

Venerdì 26 settembre al Liceo Da Vinci la conferenza “La generazione ansiosa”: rischi cognitivi, ansia, cyberbullismo e fragilità emotive al centro dell’incontro con genitori, studenti e docenti. “I ragazzi crescono in un mondo di like e inconsistenza, servono radici nella realtà”

Quando nel 2013 il regista Spike Jonze portò sullo schermo Her, raccontando la storia d’amore tra un uomo e un’intelligenza artificiale, sembrava fantascienza. Dodici anni dopo, quel film appare invece come una premonizione: i confini tra relazioni umane e digitale si fanno sempre più sfumati, soprattutto per bambini e adolescenti.

Di questo si parlerà venerdì 26 settembre, dalle 18 alle 20, nella Sala Polivalente del Liceo Da Vinci di Alba, durante la conferenza dal titolo “La generazione ansiosa. Gli effetti del digitale e dell’IA sulla mente e sulla salute di bambini e adolescenti”, condotta dalla psicologa, professoressa e formatrice Patrizia Scanu, che ha tracciato un quadro ricco di insidie.

Quali sono le criticità maggiori che intende affrontare in questo incontro?
“Il nodo centrale riguarda l’apprendimento. Numerose ricerche – da Manfred Spitzer a Jonathan Haidt – mostrano i danni di un uso precoce e massiccio degli strumenti digitali, in particolare nei bambini. Lo ha ribadito anche il documento della Settima Commissione Istruzione del Senato, pubblicato nel 2021: in due pagine e mezzo usa parole forti, come ‘decerebrati’, per descrivere gli effetti dell’abuso del digitale e arriva a paragonarlo alla cocaina. È un linguaggio duro, ma rende l’idea di un problema gravissimo, che la politica e la società tendono a sottovalutare”.

Lei parla di una dipendenza vera e propria. In che senso?
“Social e videogiochi attivano gli stessi circuiti dopaminergici della ricompensa coinvolti nelle dipendenze da sostanze. È una dipendenza senza chimica, ma con gli stessi meccanismi. Molti genitori lo vedono: quando provano a togliere lo smartphone ai figli, si trovano davanti a crisi di astinenza ingestibili. Nei bambini piccoli, addirittura in età prescolare, l’uso dovrebbe essere proibito: non hanno autocontrollo, e l’impatto sullo sviluppo cognitivo, logico-linguistico e manuale può essere irreversibile”.

Quali sono le conseguenze negli adolescenti?
“Oltre ai danni cognitivi, ci sono ricadute psicologiche enormi. Ansia e depressione sono in crescita esponenziale: Jonathan Haidt parla di una correlazione ormai indiscutibile tra social per le ragazze, videogiochi per i ragazzi e disturbi dell’umore. I social diventano una gabbia di approvazione: like e notifiche definiscono il valore personale, creando dipendenza dall’occhio degli altri. Questo genera fragilità e spinge molti verso ideali irraggiungibili: pensiamo alle immagini di bellezza perfetta che circolano online, capaci di deprimere ragazze e ragazzi, o ai modelli tossici che incitano a disturbi alimentari o addirittura al suicidio”.

Il cyberbullismo è una delle forme più gravi di questo problema?
“Sì, è una piaga diffusissima. Ragazzi perseguitati, bullizzati, esposti alla pubblicazione di foto personali, vittime di umiliazioni continue: tutto questo accade nello spazio digitale, dove il confine tra reale e irreale è sempre più labile. I social offrono l’illusione di un mondo perfetto, ma in realtà isolano. I giovani perdono il contatto con le amicizie vere, con la lettura, con l’esperienza concreta. È un mondo di inconsistenza, che genera ansia perché priva di senso e radici”.

Questa “inconsistenza” si riflette anche sulla capacità di affrontare le emozioni?
“Esatto. Noi cresciamo attraverso relazioni difficili, ostacoli, sconfitte: è lì che impariamo a gestire emozioni e rapporti. Ma se i ragazzi vivono solo in un ambiente digitale privo di sfide reali, crescono immaturi e fragili. Jonathan Haidt li definisce antifragili: come gli alberi che hanno bisogno del vento per rafforzare le radici, anche i ragazzi hanno bisogno di esperienze concrete, altrimenti cadono. Oggi molti giovani non hanno più questa palestra di vita”.

In che misura l’intelligenza artificiale accentua questo scenario?
“L’IA rischia di diventare un sostituto delle relazioni. Basti pensare che Alexa, pochi anni fa, ha ricevuto centinaia di migliaia di proposte di matrimonio. Se arriviamo a sostituire la relazione umana con una macchina, i ragazzi non trovano più il senso della vita, ma solo pornografia e modelli fittizi. Io vedo tanti adolescenti infelici: hanno bisogno di significato, ma lo cercano in un luogo che non lo offre”.

Quali soluzioni intravede per arginare questa deriva?
“Servono limiti chiari: almeno fino ai 16 anni l’accesso ai social dovrebbe essere vietato. E serve un’educazione mirata: genitori e insegnanti devono essere formati per accompagnare i ragazzi. Non dico di demonizzare il digitale: lo uso anch’io e ha utilità preziose, ma solo all’età giusta e nel modo giusto. Oggi invece vedo bambini di due anni con lo smartphone in mano: è una scelta che compromette lo sviluppo cognitivo e sociale. E non dimentichiamo anche i danni fisici, dalla miopia ai problemi posturali, fino alle conseguenze delle radiofrequenze”.

Si tratta dunque di un problema educativo, ma anche etico?
“Assolutamente sì. Manca un’etica pubblica che metta al centro i bambini e i ragazzi. Una volta che il danno è fatto, non si torna indietro. Occorre fermarsi a riflettere: vogliamo una scuola che digitalizzi a ogni costo o vogliamo educare a essere umani completi? Perfino l’Unesco parla di tragedia dell’educazione digitale. La contraddizione è evidente e va affrontata subito”.

Daniele Vaira

https://www.lavocedialba.it/2025/09/19/leggi-notizia/argomenti/attualita-14/articolo/lallarme-della-psicologa-patrizia-scanu-conferenziera-ad-alba-il-digitale-come-la-cocaina-co.html

https://www.targatocn.it/2025/09/19/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/lallarme-della-psicologa-patrizia-scanu-conferenziera-ad-alba-il-digitale-come-la-cocaina-co-1.html

L’educazione spirituale dei giovani

Conversazione con Alessandro Maggetti di Darsi Scuola

Che cosa vuol dire educare i giovani alla spiritualità? Come è da intendersi? I giovani hanno bisogno di spiritualità, perché hanno bisogno di trovare un senso per la propria esistenza. Solo la creatività spirituale permette di trasformare l’ambiente, anziché adattarvisi.

Spiritualità è autotrascendenza, capacità di elevarci al disopra della nostra mera natura animale e di creare nella bellezza. Siamo esseri multidimensionali, fatti di corpo, mente, anima e spirito, e abbiamo bisogno di sviluppare armoniosamente tutte le parti di noi per vivere in pienezza e non limitarci a sopravvivere.

I valori spirituali ci fanno stare bene: la libertà, la gioia, la verità, l’autenticità, la solidarietà, la giustizia ci rendono felici. Questo dovrebbe insegnare la scuola, se vuole essere la scuola della Costituzione. La scuola ha come fine la piena realizzazione della persona umana, non la formazione per il lavoro.

Dovrebbe stare a cuore a tutti che la scuola funzioni bene e svolga il suo compito educativo e culturale al meglio. Purtroppo il declino degli apprendimenti è un dato di fatto, benché le cause siano ancora poco riconosciute, e sembra inarrestabile. La diffusione del digitale e soprattutto degli smartphone da una parte, le misure pandemiche dall’altra hanno causato danni cognitivi ed emotivi che sembrano assai difficili da sanare: povertà culturale, lacune enormi, ansia, depressione, fragilità psicologica, tendenza a chiudersi passivamente in difesa, piuttosto che a prendere iniziative, dipendenza e distacco dalla realtà sociale e naturale.

Come se ne esce? Che cosa possono fare insegnanti e genitori? Di che cosa hanno bisogno bambini e ragazzi? Come possiamo proteggerli dai pericoli della dipendenza dallo smartphone? Come possiamo diventare adulti autorevoli?

I ragazzi hanno bisogno di creatività, di incontrare ostacoli da superare, di avere mete da raggiungere, di provare desideri da soddisfare con l’impegno e lo sforzo personale, di essere circondati da adulti consapevoli che hanno a cuore la loro integrità, la loro libertà (vera), la loro capacità di autodeterminarsi, di proteggersi da ciò che li danneggia, di avere valore e dignità come individui.

Occorre che gli adulti si interroghino sui danni delle misure carcerarie subite nella pandemia e sul condizionamento pavloviano a cui bambini e ragazzi sono stati sottoposti e che cerchino di dare risposte alle domande esistenziali dei giovani: che cos’è l’anima, qual è il senso della vita e della morte, che cosa rende felici.

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Il disagio degli adolescenti

Intervista su Radio Antenna 1 con Claudia Vittone

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Come stanno gli adolescenti? Qual è la causa del loro disagio psichico e dell’epidemia di ansia e depressione? Perché Jonathan Haidt li definisce “la generazione ansiosa”? Qual è il ruolo degli strumenti digitali? Che cosa possono fare gli adulti?

Queste e altre domande nell’intervista di martedì 26 novembre su Radio Antenna 1.

Per approfondimenti, si possono leggere questi libri:

Disagio giovanile e nuove tecnologie

Approfondiamo il delicato tema del disagio giovanile in riferimento alle nuove tecnologie insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa; come aiutare i giovani?

Il disagio giovanile è un problema urgente di cui si parla poco, e a partire dal nuovo numero di Terra Nuova, affrontiamo questo tema in riferimento al disagio giovanile insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa ed insegnante.

L’impatto delle tecnologie digitali sul disagio giovanile

Negli ultimi anni l’uso diffuso di smartphone e dispositivi digitali ha trasformato profondamente il comportamento e le abilità degli adolescenti. La Dott.ssa Scanu, con quasi 40 anni di esperienza nell’insegnamento, evidenzia un calo significativo della concentrazione e dell’impegno nello studio tra i giovani, costantemente distratti dal digitale. Questo fenomeno, unito alla dipendenza da smartphone, ha portato a un abbassamento dei livelli di apprendimento e di autonomia, rendendo i giovani nervosi e irritabili quando si allontanano da questi dispositivi.

La contraddizione educativa e le scelte istituzionali

Se da una parte si riconoscono i rischi del digitale per lo sviluppo dei giovani, dall’altra la scuola italiana continua a promuoverne l’uso. Introducendo il digitale, soprattutto nella fascia fino ai 14 anni, si rischia di minare lo sviluppo di competenze fondamentali, come la manualità, la creatività e la lettura. Patrizia Scanu sottolinea: “Il digitale non ha effetti positivi sui processi di apprendimento nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva”. Per i bambini e gli adolescenti, dunque, è cruciale un approccio consapevole e bilanciato.

Rischi cognitivi e dipendenza digitale

L’affidamento costante sui dispositivi digitali comporta rischi ben più profondi della dipendenza: i giovani tendono a delegare al digitale compiti basilari, come il calcolo mentale e la memoria, indebolendo le capacità cognitive a lungo termine. La Dott.ssa Scanu evidenzia come la “memoria esterna” dei dispositivi limiti il pensiero critico e l’autonomia, rendendo i ragazzi sempre più dipendenti da un supporto esterno per accedere alle informazioni.

bambina ,cellulare

Genitori consapevoli: la chiave per ridurre il disagio giovanile

Un ruolo fondamentale nel limitare il disagio giovanile legato alle nuove tecnologie è quello dei genitori. La psicologa consiglia ai genitori di informarsi sui rischi della tecnologia tramite letture come “Emergenza smartphone” del Prof. Manfred Spitzer, per comprendere meglio come il digitale possa influire negativamente sui giovani. Creare gruppi di supporto tra genitori consapevoli permette di elaborare strategie per ridurre la dipendenza tecnologica, favorendo così la crescita autonoma e responsabile dei ragazzi.

Come supportare i giovani di oggi?

Invitiamo a sviluppare un approccio consapevole e critico all’uso della tecnologia, puntando su esperienze di “disconnessione consapevole” e incentivando attività che stimolino creatività, interazione sociale e gioco all’aperto. Educare i giovani a un uso bilanciato e limitato della tecnologia è essenziale per ridurre il disagio giovanile e favorire uno sviluppo cognitivo e emotivo sano.

Terra Nuova Novembre 2024

Sito della Dott.ssa Patrizia Scanu

Consigliamo anche: Digitalizzazione, come affrontarla in modo consapevole?

disagio giovanile nuove tecnologie

Laboratorio per bambini trans, una follia

Laboratorio per bambini trans e gender creative, un follia

PIAZZA LIBERTÀ, il programma di informazione e approfondimento ideato e condotto da Armando Manocchia, ritorna sabato 28 settembre 2024 alle 20,30 sul canale  https://rumble.com/c/PiazzaLiberta

La Commissione Etica dell’Università di Roma Tre ha approvato e finanziato con fondi pubblici un “Laboratorio per bambini trans e gender creative”, previsto il 28 settembre e rivolto a bimbi dai 5 ai 14 anni. Il controverso progetto, condotto da attivisti LGBTQ+ di GenderLens, si propone di “esplorare” l’identità di genere nei più piccoli, nonostante la comunità scientifica sia profondamente divisa e in molti Paesi si stiano ritirando progetti simili per i danni che hanno causato a giovani e giovanissimi.

Armando Manocchia, con le autorevoli e competenti ospiti Patrizia Scanu e Silvia Guerini, tratterà il controverso tema.

Il manifesto dell’Università Roma Tre


Un approfondimento si può trovare qui:

La scuola del futuro.

Trasmissione registrata il 2 agosto 2024 su Telegram https://t.me/UnPonteTraMondi/2053

📚 TRASMISSIONI in differita
LA SCUOLA CHE NON C’È

In questa puntata della rubrica di Giusy Pace: “La scuola del futuro”.
Riflettiamo su come è possibile formulare una proposta educativa per formare anime libere e capaci di sentire e di pensare, con ispirazione al modello umanistico dell’educazione integrale, che coinvolge corpo, mente, anima e spirito.

OSPITE SPECIALE la dottoressa Patrizia Scanu

Seguite le attività di Giusy Pace qui:
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