Perché Robert Kennedy Jr ha sospeso i finanziamenti a GAVI?

È di fine giugno la notizia che Robert Kennedy jr, Ministro della Sanità degli USA, ha interrotto i finanziamenti alla GAVI Alliance da parte del governo statunitense. La notizia ha fatto il giro del mondo, rilanciata con titoli e articoli fotocopia su centinaia di testate giornalistiche, come se avessero ricevuto tutti la stessa velina (provate a digitare nel browser “Kennedy says US is pulling funding from GAVI”).

Numerosi anche gli articoli che, in toni drammatici, denunciano le catastrofiche conseguenze di tale scelta: moriranno milioni di bambini! Kennedy è “personalmente responsabile” della morte dei bambini! Kennedy ha citato un unico articolo a sostegno della sua tesi, e pure vecchio, mentre il programma di GAVI ha salvato milioni di bambini! (c’è chi dice 18,8, chi 40, chi 154, tutte stime autodichiarate).

Ma che cos’è GAVI? E perché RFK jr ha ritirato i fondi USA?

Come scritto sul sito ufficiale, GAVI (Global Alliance for Vaccination and Immunisation), in breve Alleanza per i vaccini, “è una partnership pubblico-privata che aiuta a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro alcune delle malattie più mortali del mondo. La Vaccine Alliance riunisce i governi dei paesi in via di sviluppo e dei donatori, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’UNICEF, la Banca Mondiale, l’industria dei vaccini, le agenzie tecniche, la società civile, la Fondazione Gates e altri partner del settore privato”. Aggiungiamoci i media, personaggi dello spettacolo e alcune istituzioni scientifiche. Come già spiegato in precedenti articoli, le GPPP o partnership globali pubblico/privato sono delle ingegnose organizzazioni sovranazionali che mirano a governare interi settori economici globali e a suggerire o a imporre ai governi soluzioni politiche decise dai partner.

Detto in parole più semplici, le potenti multinazionali partner della GPPP, che sono organizzazioni private, si accordano con i governi degli Stati su soluzioni predeterminate a un problema globale, gli Stati mettono i fondi pubblici, prelevati con le tasse, che vengono spesi per acquistare prodotti delle multinazionali partner, con un sicuro ritorno economico per le aziende. Il potere decisionale dei governi è minimo, mentre la GPPP “controlla molte nazioni contemporaneamente senza dover ricorrere alla legislazione”. Detto ancora più brevemente, i giganti del capitalismo mondiale governano al posto degli Stati senza alcun mandato democratico e ne traggono profitto: si presentano come benefattori, ma è una filantropia orientata al profitto, che sposta ricchezza dagli Stati ai privati, in palese conflitto di interesse.

Si tratta di un sistema di governance globale messo a punto dal World Economic Forum di Klaus Schwab nel 2010. Bill Gates l’ha chiamata “filantrocapitalismo”, ovvero filantropia a scopo di lucro, ed è stato accusato per questo di avidità, senso di superiorità, disprezzo per la volontà e i desideri dei poveri che vorrebbe aiutare.

I privati che fanno donazioni alla GAVI hanno due tipi principali di ritorni: gli sgravi fiscali per le donazioni e i vantaggi economici derivanti dall’investimento nei settori di cui sono azionisti o in cui hanno interessi indiretti. Per esempio, Bill Gates, che ha interessi diretti nel settore farmaceutico, ha contribuito con la Gates Foundation alla creazione di GAVI e le fornisce un finanziamento economico consistente, in un’intervista alla CNBC a Davos nel 2019 parlò di un ritorno degli investimenti in vaccini di 20 a 1 (200 miliardi di dollari per 10 miliardi spesi). Esempio di interesse indiretto è il progetto di identità digitale biometrica ID2020, altra GPPP di cui Microsoft è membro fondatore e GAVI è partner. Da non dimenticare, infine, i succosi interessi degli investitori privati che acquistano i bond di GAVI (IFFIm).

Il punto, però, è che la soluzione proposta al problema della salute globale è unica e non discutibile e si fonda su alcuni dogmi intoccabili:

la salute dipende unicamente dalle vaccinazioni, i vaccini salvano vite sempre e comunque, sono per definizione sicuri ed efficaci, garantiscono l’immunizzazione, la salute dei bambini nei Paesi poveri dipende solo da GAVI e dai suoi programmi, GAVI ha unicamente a cuore la salute dei bambini, i poveri sono d’accordo che questa sia la priorità assoluta, chiunque critichi qualunque aspetto del programma è responsabile della morte dei bambini, quindi è pericoloso e nemico della scienza.

Robert Kennedy jr ha messo in discussione non tanto l’operato di GAVI, quanto questo fondamentalismo granitico – ribadito in migliaia di articoli su ogni tipo di media, grazie alla potenza informativa di cotante ricchissime organizzazioni – in un video di 3 minuti inviato al summit globale di GAVISalute e prosperità attraverso l’immunizzazione”, svoltosi a Bruxelles il 25 giugno 2025, che ha procurato a GAVI 9 miliardi di dollari di finanziamento per il programma GAVI 6.0 (2026-2030), il cui obiettivo è “Non lasciare nessuno senza immunizzazione” (si possono leggere qui i Paesi coinvolti; l’Italia è al quarto posto fra i donatori e a Bruxelles il ministro Tajani ha aggiunto 250 milioni di euro ai fondi già stanziati).

RFK jr ha messo in luce quattro criticità fondamentali:

– GAVI ha trascurato la questione chiave della sicurezza dei vaccini;

– durante la pandemia Covid-19 ha collaborato con l’OMS nel soffocare la libertà di parola e ha consigliato il vaccino Covid alle donne incinte;

– non prende in considerazione la scienza scomoda, che rivela gli esiti sfavorevoli delle campagne promosse;

– non è in grado di giustificare gli 8 miliardi di dollari spesi dagli USA dal 2000 ad oggi.

In breve, GAVI deve meritarsi con i fatti la fiducia che pretende sui suoi programmi. In particolare, Kennedy cita in questo videomessaggio il caso del vaccino DTP (difterite, tetano, pertosse) – sospeso negli USA perché si è dimostrato che provoca 1 morto ogni 300 bambini che lo ricevono – ma molto utilizzato in Africa da GAVI e Gates Foundation, dove uno studio danese del 2017 ha dimostrato che i bambini vaccinati in Guinea-Bissau fra i 3 e i 5 mesi di vita avevano probabilità di morire entro 6 mesi 5 volte maggiore dei non vaccinati e soprattutto che “il vaccino DTP può uccidere più bambini per altre cause di quanti ne salvi dalla difterite, dal tetano o dalla pertosse”.

Pochi giorni dopo, RFK jr ha affermato, in un’intervista con Tucker Carlson, che “I CDC nel 1999 hanno fatto uno studio, hanno preso un team di bambini che avevano ricevuto il vaccino per l’epatite B nei primi 30 giorni di vita e l’hanno confrontato con un gruppo che aveva ricevuto il vaccino dopo o non l’aveva ricevuto affatto. Hanno scoperto un aumento del 1135% del rischio di autismo tra i bambini vaccinati. Questo li ha scioccati, hanno tenuto i dati segreti e li hanno manipolati per nascondere il collegamento“. Per questo motivo, aveva licenziato pochi giorni prima i 17 membri del comitato consultivo dei CDC, accusandoli di conflitto di interessi.

Nel 2018, in veste di avvocato dell’ICAN (una rete di 55 associazioni) aveva mostrato come non fossero mai stati effettuati controlli sulla sicurezza dei farmaci somministrati per obbligo ai bambini sani, controlli previsti dalla legge del 1986, il Vaccine Injury Compensation Act, con la quale la presidenza Reagan aveva sollevato le case farmaceutiche dalle responsabilità legali dei danni da vaccino (le cause erano moltissime), in cambio di una sorveglianza serrata da parte dello Health and Human Services Department (il Ministero federale per la salute) e di una relazione biennale completa al Congresso su ogni singolo preparato somministrato. Come Kennedy potè scoprire tramite tribunale, tale controllo non era mai stato effettuato nemmeno una volta in 32 anni.

Quanto ai programmi vaccinali nei Paesi poveri, non mancano certo le ombre sull’operato di GAVI e della Gates Foundation. Come riporta un interessante articolo di AsSIS del 2023, che qui sintetizzo, la Corte dei Crimini Efferati di Manila avrebbe emesso un mandato di arresto internazionale per Bill Gates per “omicidio premeditato” nell’ambito di un’indagine sull’introduzione della vaccinazione anti-Covid-19; Gates sarebbe “ricercato in relazione a centinaia di migliaia di morti”. Già nel 1995 le Filippine avevano accusato l’Agenzia delle Nazioni Unite UNICEF (partner di GAVI) di condurre una campagna segreta di sterilizzazione tra la popolazione, seguita dalla denuncia analoga della Kenya Catholic Doctors’ Association, che nel 2014 ha accusato l’OMS (partner di GAVI) di aver sterilizzato chimicamente milioni di donne kenyote a loro insaputa con una campagna di vaccinazione anti-tetano. Laboratori indipendenti hanno trovato una formula sterilizzante in ogni vaccino testato. Accuse simili arrivarono anche dalla Tanzania, dal Nicaragua, dal Messico.

In Africa sono numerose le accuse di pratiche immorali, come la vaccinazione forzata del 2012 contro la meningite del piano MenAfriVac (che coinvolse la Gates Foundation, OMS, GAVI, PATH, UNICEF), che su 500 bambini vaccinati produsse 50 paralisi. Definire “coloniale” questo tipo di pratica senza scrupoli sembra appropriato.

Nonostante la sbandierata eliminazione della polio, nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dovuto ammettere che l’esplosione globale della poliomielite è principalmente di ceppo vaccinale. Le epidemie più spaventose in Congo, Afghanistan e Filippine, sono tutte legate ai vaccini, il che significa che provengono dal programma vaccinale di Gates. Nel 2018, il 70% dei casi globali di poliomielite erano ceppi di vaccini e a dirlo era l’Economist. Il riepilogo di un esperto qui.

Ma forse il caso più clamoroso è quello dell’India, dove l’organizzazione PATH, fortemente finanziata dalla Gates Foundation, avrebbe condotto studi clinici non autorizzati su migliaia di bambini di comunità tribali senza fornire informazioni sui rischi connessi, senza il consenso informato dei genitori e senza nemmeno dichiarare che stava conducendo una sperimentazione clinica, trattandoli come cavie a perdere.

La somministrazione del vaccino HPV (antipapillomavirus) in India su 23.000 ragazze di remote province causò, nel 2009, almeno 120 gravi reazioni avverse, inclusi epilessia, disturbi autoimmuni e della fertilità, e 7 morti, su cui non si investigò.

Uno studio molto approfondito, condotto da medici indiani, dà colpa alla Fondazione Gates per una devastante epidemia di paralisi flaccida acuta non-polio (NPAFP) che ha paralizzato 490.000 bambini, oltre i tassi previsti, tra il 2000 e il 2017. Per questo motivo, nel 2017, il governo indiano chiese a Gates e alle sue strategie vaccinali di lasciare l’India. I tassi di NPAFP, secondo i dati ministeriali, sono scesi precipitosamente.

Sono solo alcuni episodi fra i tanti che Kennedy ha in mente, non un solo studio. Che dire? Forse non ha tutti i torti a volere trasparenza ed etica. La scienza non richiede fede, ma verifiche. E la salute dei bambini richiede magari amore, cibo sano, acqua pulita, sistemi fognari efficienti e vita all’aperto prima ancora di ogni farmaco. Infine, 250 milioni di euro non si potevano spendere meglio, dato che, secondo il ministro Tajani, per le pensioni i soldi non ci sono e gli Italiani stanno affogando?

L’articolo con i link ai documenti citati si può trovare nel blog di Sovranità popolare al seguente link: https://www.sovranita-popolare.org/2690270_perche-robert-kennedy-jr-ha-sospeso-i-finanziamenti-a-gavi-di-patrizia-scanu

Quando il privato governa il pubblico. La frontiera del corpo

Se la socialità, come già affermava Aristotele, è la qualità principale degli esseri umani e della loro intelligenza, il carattere antisociale del globalismo neoliberista, che ha predicato la competizione, il possesso, la prevaricazione, l’egoismo, la disuguaglianza, la privatizzazione di ciò che appartiene a tutti, ne fa indubbiamente una potente ideologia antiumanista e antiumana. Quando si sancisce nei fatti il diritto di pochi di possedere una fetta enorme dei beni del pianeta, di dirigerne le sorti, di decidere della vita o della morte di miliardi di persone, dettando legge anche agli Stati, è inevitabile che valori quali la solidarietà, la felicità, la crescita spirituale degli individui e delle comunità diventino carta straccia e l’essere umano, da copula mundi, ovvero punto di congiunzione fra spirituale e materiale, come lo definiva il dotto filosofo umanista Marsilio Ficino, si riduca alla mera dimensione corporea, a semplice strumento da lavoro, come una res, un oggetto, privo di diritti soggettivi. Così è in effetti per le moltitudini affamate e sfruttate di molti Paesi di questo mondo squilibrato, e così rischia di diventare anche per noi europei.

Ci siamo beati per decenni nella stolida illusione che i diritti civili, politici, sociali, conquistati con tante lotte, fossero un patrimonio acquisito una volta per tutte. Per questo, in base al principio della rana bollita di cui parlava Noam Chomsky, ci siamo lasciati portare via un pezzo dopo l’altro tutto ciò che avevamo conquistato e scritto nella nostra bella Costituzione: l’autodeterminazione, la moneta sovrana, il diritto al lavoro e alla dignità, la scuola (veramente) pubblica, la Sanità pubblica, lo Stato sociale, ora anche tutte le libertà personali, di espressione, di informazione, di movimento, di relazione, di manifestazione, di impresa, a cui abbiamo rinunciato, si spera solo temporaneamente (ma lo sperare è già segno che altri decideranno e concederanno), senza battere ciglio, perché terrorizzati da un sistema mediatico sadicamente allarmante e infantilizzante. Così, sotto il nostro sguardo distratto, in piena regressione da impotenza appresa, ci è forse sfuggito che è minacciata l’estrema libertà, quella di decidere per il proprio corpo.

“La politicizzazione della nuda vita come tale costituisce l’evento decisivo della modernità”, scrive Giorgio Agamben. Abbiamo accettato che, per tutelare la mera sopravvivenza fisica, che Aristotele chiamava zoé, da uno solo dei numerosissimi pericoli che la minacciano ogni giorno, abbiamo rinunciato a vivere una vita libera (bíos), ancorché esposta a rischi, e a preferirle un’ambigua sicurezza fornita dall’autorità e un’innaturale separazione fisica dai nostri affetti, dalle relazioni e dalle esperienze che ci rendono umani. Abbiamo cioè accettato l’estrema scissione, quella dentro noi stessi, fra anima e corpo, fra ragione ed emozione, fra spirituale e animale. Ridotti a corpi senz’anima e alla pura esistenza biologica, privati della nostra individualità da una mascherina anonimizzante, isolati e vessati da un arbitrio poliziesco inaudito alimentato da norme irrazionali, contraddittorie e confuse, reclusi in quarantena o in TSO, benché sani, ipnotizzati da una comunicazione mediatica scorretta e manipolativa, forse non abbiamo capito che è il nostro corpo l’ultima frontiera del controllo e che su di esso decine di multinazionali, fondi d’investimento, società private, enti sovranazionali privatizzati come l’OMS, GPPP (partnership globali pubblico-privato, come GAVI o GHSA), di cui ho parlato in articoli precedenti, da anni lavorano incessantemente per toglierci la sovranità, ovvero la possibilità di decidere liberamente per noi stessi.

Durante la crisi da coronavirus, gestita da un’inutile Task Force eterodiretta dai potentati (privati) internazionali e sottratta al controllo dei cittadini, sono improvvisamente saltati fuori da un cilindro inesauribile l’orwelliana Task Force contro le fake news , che prima si chiamava latinamente “censura” oppure italicamente “Santa Inquisizione” e la cui istituzione risulta davvero singolare in una situazione nella quale non pare esserci alcuna certezza; i droni per la sorveglianza dei bagnanti solitari; i caschi della polizia capaci di rilevare la temperatura; la app Immuni (sulla quale il Copasir ha sollevato non poche perplessità per il rischio di centralizzazione e controllo dei dati personali, in base al quale chiunque potrebbe essere internato con un pretesto); le vaccinazioni mediante tatuaggi a punti quantici; le telecamere a riconoscimento facciale, già attive da tempo, ma ora sempre di più, con il pretesto della sicurezza; il passaporto vaccinale (sul quale si lavora in Europa da un paio d’anni, in vista dell’applicazione dal 2022); il 5G, tanto spinto dalla Task Force per evidenti ragioni, con annessa strage di alberi secolari; i vaccini a RNA o a DNA che modificano il genoma con conseguenze ignote e non reversibili; i microchip iniettati sottopelle, in fase di autorizzazione in Italia, nel silenzio dei media; i braccialetti per il distanziamento sociale, che qualche mente criminale ha pensato di applicare anche ai bambini fra 2 e 6 anni; le petizioni per la scomparsa del denaro contante, con la scusa del contagio; perfino la criptovaluta che si produce tramite comportamenti ed emozioni e di cui va visibilmente fiero l’onnipresente e onnipotente Bill Gates, attivissimo su parecchi fronti della sorveglianza globale, come scrive con preoccupazione il senatore statunitense Bob Kennedy Jr.

Quest’ultima novità merita particolare attenzione. Nel loro senso di invincibilità, le élites lasciano dappertutto simboli più o meno trasparenti. Il 21 settembre 2018, la Microsoft di Bill Gates registra un brevetto , pubblicato sul portale https://ipportal.wipo.int  il 26 marzo 2020, dal titolo CRYPTOCURRENCY SYSTEM USING BODY ACTIVITY DATA,  con il numero inquietante WO/2020/060606. 666 è infatti conosciuto come il numero della Bestia nell’Apocalisse. Ma al di là delle suggestioni e della coincidenza con la scadenza di ID2020, il progetto globale di identità digitale associata al corpo, il brevetto è assai più inquietante per i contenuti. Prevede infatti un sistema di criptovaluta centralizzata, basata sulla tecnologia della blockchain e comunicante con il centro tramite un sensore impiantato nel corpo, che assegna denaro virtuale in base alle azioni effettuate o alle emozioni provate dal soggetto. Così si può essere condizionati a fare e a pensare le cose “giuste”, sempre connessi con la Matrix. Si tratta insomma di una tecnologia che permette un tipo altamente sofisticato di social rating, ovvero di “prezzatura” delle persone, anziché delle cose, alla quale potranno essere subordinati i diritti personali (viaggiare, compare, vendere, accedere al conto corrente, privacy, relazioni) e la dignità (una suoneria e cartelloni di gogna digitale potranno mettere in guardia i “buoni” cittadini dall’avvicinarsi). Che non si tratti di paranoia fantascientifica, lo dimostra il fatto che il social rating è tragicamente già in corso di sperimentazione da qualche anno in Cina. Si può ascoltare su Youtube  la testimonianza di due donne che hanno osato protestare per l’esproprio della loro casa.

In questo modo, la pandemia più annunciata della storia (da Jacques Attali nel 2009, dalla Fondazione Rockefeller nel 2010, dall’UE nel 2012, da Bill Gates nel 2015 e nel 2019, ecc.), in nome della nostra salute e, come per ID 2020, dei nostri diritti, ci sta togliendo la sovranità sul nostro corpo, espropriandoci di quella sulla mente, ovvero ci sta privando della libertà. E mentre il popolo, paralizzato dal panico, dalla confusione e dall’irrazionalità di norme insensate, fa la spia sul vicino di casa e ha il terrore del contagio e della socialità, un commando di personaggi non eletti e messi lì dall’estero, approfittando dell’emergenza, come insegna la più classica teoria economica dello shock, stanno delineando il nostro futuro secondo i loro progetti. Senza sovranità monetaria, poveri e in un Paese devastato dagli appetiti privati, non ci sarà facile reagire all’ulteriore misura già pronta: la vaccinazione obbligatoria di massa contro l’influenza, in attesa del salvifico vaccino anti Covid-19. Maria Stella Gelmini ha già prontamente presentato in Parlamento la mozione, sulla scia della fortunata iniziativa della Lorenzin, che ha aperto il varco con i più piccoli. Il nostro corpo sarà ancora meno nostro, perché la disobbedienza (non più chiamata “libera scelta”) ci costerà quasi certamente la riduzione dei diritti che abbiamo sempre ritenuto intangibili, come avviene già con i bambini privati della scuola, benché sanissimi. Anche questo, peraltro, era progettato almeno dalla riunione GHSA del 2014 a Washington, da cui la Lorenzin ci ha riportato l’obbligo per 10 vaccini. Ovviamente, per il nostro bene, che da soli non siamo in grado di perseguire.

Insomma, la nostra salute sta così a cuore ai miliardari filantropi e ai nostri politici disinteressati, che per imporcela sono disposti senza troppe remore a chiudere in casa per mesi in isolamento lavoratori, bambini e anziani, a creare le condizioni per enormi danni psichici e per l’aumento dei suicidi, a privarci del sole, del movimento, delle relazioni, del gioco e del contatto con la natura, a censurare come fake news i suggerimenti più ovvi di prevenzione, come l’uso delle vitamine e una vita sana all’aperto, a imporci il 5G (tecnologia militare di controllo), tentando anche di toglierci il diritto ad opporci all’installazione delle antenne (ci hanno provato nel decreto Cura Italia), a mantenerci nello stress dell’incertezza e delle sanzioni, inflitte senza motivo razionale a cittadini esausti, a imporci l’uso delle mascherine, che le autorità sanitarie, e perfino l’OMS, giudica inutili nella maggior parte dei casi, quando non pericolose per la salute e che in altri Paesi europei non si usano, ad accarezzare l’apertura agli OGM (anche qui Bill Gates ha lucrosi interessi: dalla culla alla tomba, si direbbe). Per non parlare dei danni economici, della rinuncia ad esercitare la sovranità monetaria, del MES e del fascicolo sanitario elettronico senza consenso, che segue alla cessione dei nostri dati sanitari a multinazionali straniere, già voluta dal governo Renzi, dell’intrusione nella famiglia e del delirio transumanista dell’ibrido uomo-macchina. Ci aspettano la privatizzazione dei servizi, come la scuola e la sanità, l’uso ubiquo della tecnologia, la “società del noleggio” e il “comunismo dei miliardari”, in cui i cittadini rinunciano a qualunque proprietà e prendono tutto in affitto.

La frattura fra cittadini e apparati dello Stato si sta allargando di giorno in giorno. Siamo in guerra, e non è un’iperbole. Lo siamo da decenni, anche se abbiamo dormito. Il progetto è chiaro e si chiama Nuovo Ordine Mondiale. Ha molti collaborazionisti e utili idioti, che finiranno stritolati pure loro, anche se si illudono di averne un vantaggio. Questa è una guerra senza reali vincitori. Coinvolge l’intero pianeta ed è il fine – o la fine – della globalizzazione neoliberista. Mira non al denaro, ma al depopolamento e al dominio sulle coscienze attraverso il controllo del corpo con la tecnologia. Tuttavia, l’esito è incerto e la Coscienza spirituale è imprevedibile. Tutti i sistemi totalitari hanno cercato di ridurre l’uomo ad insetto sociale, privo di individualità. Ma l’essere umano non è un insetto e il progetto biopolitico fallirà, semplicemente perché è impossibile. La tecnologia può schiacciare la Coscienza, ma non ucciderla, perché non è in grado di raggiungerla. E una Coscienza libera, responsabile, amorevole e giusta saprà sempre come fare per cambiare gli scenari distruttivi che dovrebbero fiaccarla. Perciò niente paura, pessimismo, scoramento o rinuncia. È ora di mettersi al lavoro. Ne vedremo delle belle.

Articolo pubblicato da Sovranità popolare, n° 4, 2020.

Quando il privato governa il pubblico: OMS e dintorni

Infografica pubblicata sul quotidiano La Verità del 10/12/2018.

Nell’enorme complessità del fenomeno mondiale che chiamiamo “globalizzazione”, un filo rosso sembra collegare fra loro eventi e processi diversissimi: la crescente e sempre più pervasiva commistione fra pubblico e privato. Palesemente guidata da un’ideologia neoliberista, orientata al ripristino del potere di classe delle élite, che nel secondo dopoguerra veniva eroso dall’avvento di democrazie partecipative e dalla crescita della consapevolezza dei diritti da parte dei popoli, la globalizzazione economica, dagli anni ’80, ha seguito la via delle privatizzazioni, della deregolamentazione, delle liberalizzazioni selvagge, al fine di tutelare la libertà di impresa delle multinazionali e il libero movimento dei capitali finanziari. Lo Stato, visto come intralcio alla ”libertà” dei mercati, anziché come espressione suprema della sovranità popolare e istituzione mediatrice fra i diversi interessi presenti nella società civile, diventa il bersaglio delle politiche mondialiste, che mirano a spostare la sovranità dai cittadini ai “mercati”, espressione degli interessi di pochi grandi gruppi familiari, bancari e finanziari.

Le partnership globali pubblico/privato. Uno degli strumenti più utilizzati a questo fine sono le cosiddette “partnership globali pubblico/privato” (GPPP), ovvero degli enti ibridi, dall’incerta natura giuridica e privi di qualsivoglia legittimazione popolare, che vedono alleati soggetti pubblici (i governi, spesso all’insaputa dei loro rappresentati) e soggetti privati, costituiti da multinazionali, banche, operatori finanziari (pressappoco gli stessi dovunque). Al di là delle intenzioni dichiarate, sempre filantropiche, benefiche e illuminate, in questo tipo di partnership spesso il pubblico mette il denaro e i privati godono dei vantaggi.

John Kenneth Galbraith, in  L’economia della truffa (RCS, 2004), descrive il fenomeno a proposito delle spese militari, per le quali pubblico è il denaro, ma privati i beneficiari, e  che influenzano pesantemente la spesa pubblica, spingendo all’acquisto di costosissimi armamenti dalle aziende private (il famigerato “complesso militare-industriale” di cui parlava il presidente Dwight D. Eisenhower nel 1961). Peter Buffett, figlio del più noto Warren, che nel 2017 era il secondo uomo più ricco al mondo, ne parla con cognizione di causa sul Washington Post (26 luglio 2013) a proposito del “complesso caritativo-industriale”, ovvero quel gigantesco intreccio di interessi che governa le politiche mondiali della salute e degli aiuti ai Paesi poveri, da lui definito anche “colonialismo filantropico”.

Sempre di colossale business si tratta, con aspetti perfino più inquietanti, perché i mercanti di morte sono identificati come tali, mentre qui i membri dell’élite si presentano con il volto angelico dei salvatori dell’umanità. Da anni, essi investono somme da capogiro nel settore non-profit: Buffett indicava per il 2012 un giro d’affari di 316 miliardi di dollari solo negli USA, con 9,4 milioni di addetti. Con il peso di somme così ingenti, i ricchi finanziatori, che incontrano nei meeting filantropici i capi di Stato e i dirigenti delle multinazionali, “cercano con la loro mano destra risposte ai problemi che altri nella stessa stanza hanno creato con la sinistra”. Ovvero, decidono soluzioni dall’alto per i problemi dell’umanità causati da quello smisurato travaso di ricchezza dai poveri ai ricchi in cui consiste la globalizzazione neoliberista. Donare lava la coscienza, ma non elimina la disuguaglianza, conclude Peter Buffett. Le soluzioni proposte, infatti, arricchiscono molte tasche, ma non modificano i rapporti di forza e le cause strutturali dei problemi globali. In questa ansia dirigistica, i grandi gruppi privati e i filantropi globali di fatto controllano le politiche di enti istituzionali come l’OMS, facendo perdere loro ogni terzietà.

L’OMS. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), organo delle Nazioni Unite, ha come scopo istituzionale la tutela della salute, intesa non come assenza di malattia, ma come “condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale”. È governata da 194 stati membri attraverso l’Assemblea mondiale della sanità ed è un soggetto di diritto internazionale, verso il quale gli Stati hanno l’obbligo di cooperare. Ha la fondamentale funzione di coordinare le politiche sanitarie dei Paesi membri, specie in presenza di gravi epidemie. Dovrebbe farlo in modo trasparente, dato il suo status di agenzia imparziale, che agisce nell’interesse pubblico.

Come per la Difesa, però, a fronte di un progressivo disinvestimento degli Stati, si sta verificando una progressiva occupazione dell’ente da parte delle aziende private, che hanno finanziato l’87% dei 4 miliardi e mezzo di dollari delle entrate OMS per il biennio 2016-17. Una fetta consistente dei 3 miliardi 900 milioni di dollari di provenienza privata è stata versata dalla Bill & Melinda Gates Foundation, seconda in classifica dopo gli USA[1]: ben 901 milioni di dollari, di cui quasi 434 vincolati a programmi specifici (earnmarked): il che vuol dire che le politiche sanitarie le decidono i finanziatori, sulla base di criteri diversi da quelli dell’interesse pubblico. Non certo per amore disinteressato. Si tratta infatti di un modello organizzativo intenzionalmente commerciale (business-like).

Il quotidiano “La Verità” (10/12/2018) cita i dati del British Medical Journal: “nel 2017 l’80% dei fondi ricevuti dall’ agenzia Onu era earmarked“. Come scrive il quotidiano Repubblica,

“Ormai l’OMS è costretta a tenere conto di quello che Gates ritiene prioritario, come nel caso della polio”, obietta il professor Flahault [direttore dell’Istituto di Sanità Globale della facoltà di medicina dell’Università di Ginevra.] […] Da sottolineare, pure, che mentre nel 1970 l’80% del bilancio dell’Oms era costituito dai contributi degli Stati membri e il 20% da quelli di privati, oggi il rapporto è l’esatto contrario. Con il risultato che interi dipartimenti dell’organizzazione sono finanziati, per intero, dalla fondazione Bill & Melinda Gates. “Questo ha, inevitabilmente, un impatto. Non tanto su quello che l’OMS dice ma, piuttosto, su quello che omette di dire”, ha dichiarato, alla TV pubblica elvetica, Nicoletta Dentico, direttrice della ONG di Ginevra, Health innovation in practice.

Fra le cose che l’OMS non dice si possono trovare, per esempio, i dati sui morti a causa dei farmaci, che secondo Peter Gøtzsche, Professore di Clinical Research Design and Analysis all’Università di Copenhagen e a lungo responsabile del Cochrane Institut (finché non l’ha comprato Bill Gates), è la terza causa di morte, dopo le patologie cardiovascolari e l’ictus, con una stima per difetto di 200mila morti all’anno sia negli USA che nell’UE (P. Gøtzsche, Medicine letali e crimine organizzato, G. Fioriti ed., p. 363-364), mentre sul sito OMS non vengono considerati nelle statistiche. Oppure i dati completi sui danni da vaccino o sul fenomeno del disease mongering [2] , cioè l’invenzione di malattie nuove per vendere farmaci a persone sane o informazioni sulle pressioni da parte delle aziende private per l’impiego  di farmaci, per la definizione dei valori soglia di diverse patologie, per le campagne di prevenzione da parte dell’OMS, che si trova nella posizione di controllore e controllato insieme. Soprattutto, sono dati per scontati gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti da utilizzare, entrambi in gran parte decisi dai finanziatori, come insegna il caso delle campagne di vaccinazione antipolio in India, dove la malattia è quasi estinta e dovuta ormai solo ai vaccini, ma a cui Gates ha voluto destinare ben 894,5 milioni di dollari, 10 volte di più che alla prevenzione dell’Aids, la quarta causa di mortalità nei paesi poveri.

E chi sono i finanziatori privati? Oltre alla Bill & Melinda Gates Foundation (che vanta un patrimonio da 40 miliardi di dollari), soprattutto le multinazionali del farmaco (in testa Sanofi, Gilead Sciences, GlaxoSmithKline e Hoffmann-LaRoche, Bayer, Merck) e la GAVI Alliance (Alleanza globale per le vaccinazioni), a loro volta finanziata da un ventaglio di soggetti privati e pubblici.

La GAVI Alliance. La GAVI Alliance è una partnership pubblico-privato, emanazione anch’essa della Bill & Melinda Gates Foundation, che ha come finalità la diffusione delle campagne vaccinali, specie nei Paesi in via di sviluppo. Dal punto di vista giuridico, è una fondazione privata di diritto svizzero, non costituita in base ad un trattato internazionale. L’Italia è un Paese finanziatore del GAVI dal 2006, il terzo per entità delle donazioni, avendo promesso un contributo diretto al GAVI di 120 milioni di dollari per il periodo 2016-2020. Fanno parte della GAVI Alliance, come recita il sito della rappresentanza italiana all’ONU, “paesi e settore privato, come ad esempio la Fondazione Bill & Melinda Gates, produttori di vaccini sia dei paesi sviluppati che in via di sviluppo, istituti specializzati di ricerca, società civile e organizzazioni internazionali come OMS, UNICEF e Banca Mondiale”. A sua volta, GAVI Alliance è partner del GHSA (Global Health Security Agenda, che è un altro ente sovranazionale di natura incerta, nato negli USA nel 2009 per direttiva presidenziale al fine di contrastare le minacce di bioterrorismo, grazie al quale l’Italia ha introdotto nel 2017 l’obbligo vaccinale per 10 vaccini in assenza di epidemie) a cui concorrono governi e soggetti privati (sempre gli stessi).

I membri del GAVI, dal sito omonimo.

Quindi, GAVI finanzia l’OMS, che ha compiti di coordinamento, vigilanza e controllo, in quanto istituzione pubblica, ed è finanziata a sua volta anche dagli Stati, che versano denaro per le campagne vaccinali, che viene speso pagando le ditte produttrici (private). Le aziende farmaceutiche sono le destinatarie finali dei fondi. Verrebbe da pensare che, poiché le aziende farmaceutiche incassano il costo dei vaccini e contemporaneamente  finanziano l’OMS, l’OMS sia di fatto al loro servizio. Controllori e controllati, decisori e beneficiari coincidono, e la completa commistione è rafforzata dal fenomeno ormai fuori controllo delle sliding doors, delle porte girevoli fra sanità pubblica e industria farmaceutica che caratterizza le carriere di molti esperti in ambito medico, aziendale e politico.

E come funziona? Troviamo sempre nel sito ufficiale della rappresentanza italiana all’ONU:

“Oltre alle donazioni dirette degli stati membri, l’Alleanza utilizza meccanismi di finanziamento innovativi che contribuiscono a garantire la sostenibilità delle sue attività, quali l’AMC (Advance Market Commitment) e l’IFFIm (International Finance Facility for Immunization)”.

Approfondiremo il funzionamento di questi strumenti finanziari, nei quali l’Italia gioca un ruolo di primo piano per entità degli stanziamenti, e in generale la complessa galassia di enti di varia natura che si occupano della salute a livello globale in successivi articoli, sia nella rivista cartacea sia online. Non mancheranno le sorprese.

Articolo pubblicato sul numero 1/2020 della rivista Sovranità popolare.

[1] “Nel 2017 l’Italia è stata il 12esimo Paese donatore con un totale di contributi obbligatori e volontari pari a USD 27.153.812”. (https://italiarappginevra.esteri.it/rappginevra/it/italia_e_onu/san/san.html)

[2] Sul fenomeno del disease mongering è illuminante il documentario della RAI Inventori di malattie.