Quando il privato governa il pubblico. La frontiera del corpo

Se la socialità, come già affermava Aristotele, è la qualità principale degli esseri umani e della loro intelligenza, il carattere antisociale del globalismo neoliberista, che ha predicato la competizione, il possesso, la prevaricazione, l’egoismo, la disuguaglianza, la privatizzazione di ciò che appartiene a tutti, ne fa indubbiamente una potente ideologia antiumanista e antiumana. Quando si sancisce nei fatti il diritto di pochi di possedere una fetta enorme dei beni del pianeta, di dirigerne le sorti, di decidere della vita o della morte di miliardi di persone, dettando legge anche agli Stati, è inevitabile che valori quali la solidarietà, la felicità, la crescita spirituale degli individui e delle comunità diventino carta straccia e l’essere umano, da copula mundi, ovvero punto di congiunzione fra spirituale e materiale, come lo definiva il dotto filosofo umanista Marsilio Ficino, si riduca alla mera dimensione corporea, a semplice strumento da lavoro, come una res, un oggetto, privo di diritti soggettivi. Così è in effetti per le moltitudini affamate e sfruttate di molti Paesi di questo mondo squilibrato, e così rischia di diventare anche per noi europei.

Ci siamo beati per decenni nella stolida illusione che i diritti civili, politici, sociali, conquistati con tante lotte, fossero un patrimonio acquisito una volta per tutte. Per questo, in base al principio della rana bollita di cui parlava Noam Chomsky, ci siamo lasciati portare via un pezzo dopo l’altro tutto ciò che avevamo conquistato e scritto nella nostra bella Costituzione: l’autodeterminazione, la moneta sovrana, il diritto al lavoro e alla dignità, la scuola (veramente) pubblica, la Sanità pubblica, lo Stato sociale, ora anche tutte le libertà personali, di espressione, di informazione, di movimento, di relazione, di manifestazione, di impresa, a cui abbiamo rinunciato, si spera solo temporaneamente (ma lo sperare è già segno che altri decideranno e concederanno), senza battere ciglio, perché terrorizzati da un sistema mediatico sadicamente allarmante e infantilizzante. Così, sotto il nostro sguardo distratto, in piena regressione da impotenza appresa, ci è forse sfuggito che è minacciata l’estrema libertà, quella di decidere per il proprio corpo.

“La politicizzazione della nuda vita come tale costituisce l’evento decisivo della modernità”, scrive Giorgio Agamben. Abbiamo accettato che, per tutelare la mera sopravvivenza fisica, che Aristotele chiamava zoé, da uno solo dei numerosissimi pericoli che la minacciano ogni giorno, abbiamo rinunciato a vivere una vita libera (bíos), ancorché esposta a rischi, e a preferirle un’ambigua sicurezza fornita dall’autorità e un’innaturale separazione fisica dai nostri affetti, dalle relazioni e dalle esperienze che ci rendono umani. Abbiamo cioè accettato l’estrema scissione, quella dentro noi stessi, fra anima e corpo, fra ragione ed emozione, fra spirituale e animale. Ridotti a corpi senz’anima e alla pura esistenza biologica, privati della nostra individualità da una mascherina anonimizzante, isolati e vessati da un arbitrio poliziesco inaudito alimentato da norme irrazionali, contraddittorie e confuse, reclusi in quarantena o in TSO, benché sani, ipnotizzati da una comunicazione mediatica scorretta e manipolativa, forse non abbiamo capito che è il nostro corpo l’ultima frontiera del controllo e che su di esso decine di multinazionali, fondi d’investimento, società private, enti sovranazionali privatizzati come l’OMS, GPPP (partnership globali pubblico-privato, come GAVI o GHSA), di cui ho parlato in articoli precedenti, da anni lavorano incessantemente per toglierci la sovranità, ovvero la possibilità di decidere liberamente per noi stessi.

Durante la crisi da coronavirus, gestita da un’inutile Task Force eterodiretta dai potentati (privati) internazionali e sottratta al controllo dei cittadini, sono improvvisamente saltati fuori da un cilindro inesauribile l’orwelliana Task Force contro le fake news , che prima si chiamava latinamente “censura” oppure italicamente “Santa Inquisizione” e la cui istituzione risulta davvero singolare in una situazione nella quale non pare esserci alcuna certezza; i droni per la sorveglianza dei bagnanti solitari; i caschi della polizia capaci di rilevare la temperatura; la app Immuni (sulla quale il Copasir ha sollevato non poche perplessità per il rischio di centralizzazione e controllo dei dati personali, in base al quale chiunque potrebbe essere internato con un pretesto); le vaccinazioni mediante tatuaggi a punti quantici; le telecamere a riconoscimento facciale, già attive da tempo, ma ora sempre di più, con il pretesto della sicurezza; il passaporto vaccinale (sul quale si lavora in Europa da un paio d’anni, in vista dell’applicazione dal 2022); il 5G, tanto spinto dalla Task Force per evidenti ragioni, con annessa strage di alberi secolari; i vaccini a RNA o a DNA che modificano il genoma con conseguenze ignote e non reversibili; i microchip iniettati sottopelle, in fase di autorizzazione in Italia, nel silenzio dei media; i braccialetti per il distanziamento sociale, che qualche mente criminale ha pensato di applicare anche ai bambini fra 2 e 6 anni; le petizioni per la scomparsa del denaro contante, con la scusa del contagio; perfino la criptovaluta che si produce tramite comportamenti ed emozioni e di cui va visibilmente fiero l’onnipresente e onnipotente Bill Gates, attivissimo su parecchi fronti della sorveglianza globale, come scrive con preoccupazione il senatore statunitense Bob Kennedy Jr.

Quest’ultima novità merita particolare attenzione. Nel loro senso di invincibilità, le élites lasciano dappertutto simboli più o meno trasparenti. Il 21 settembre 2018, la Microsoft di Bill Gates registra un brevetto , pubblicato sul portale https://ipportal.wipo.int  il 26 marzo 2020, dal titolo CRYPTOCURRENCY SYSTEM USING BODY ACTIVITY DATA,  con il numero inquietante WO/2020/060606. 666 è infatti conosciuto come il numero della Bestia nell’Apocalisse. Ma al di là delle suggestioni e della coincidenza con la scadenza di ID2020, il progetto globale di identità digitale associata al corpo, il brevetto è assai più inquietante per i contenuti. Prevede infatti un sistema di criptovaluta centralizzata, basata sulla tecnologia della blockchain e comunicante con il centro tramite un sensore impiantato nel corpo, che assegna denaro virtuale in base alle azioni effettuate o alle emozioni provate dal soggetto. Così si può essere condizionati a fare e a pensare le cose “giuste”, sempre connessi con la Matrix. Si tratta insomma di una tecnologia che permette un tipo altamente sofisticato di social rating, ovvero di “prezzatura” delle persone, anziché delle cose, alla quale potranno essere subordinati i diritti personali (viaggiare, compare, vendere, accedere al conto corrente, privacy, relazioni) e la dignità (una suoneria e cartelloni di gogna digitale potranno mettere in guardia i “buoni” cittadini dall’avvicinarsi). Che non si tratti di paranoia fantascientifica, lo dimostra il fatto che il social rating è tragicamente già in corso di sperimentazione da qualche anno in Cina. Si può ascoltare su Youtube  la testimonianza di due donne che hanno osato protestare per l’esproprio della loro casa.

In questo modo, la pandemia più annunciata della storia (da Jacques Attali nel 2009, dalla Fondazione Rockefeller nel 2010, dall’UE nel 2012, da Bill Gates nel 2015 e nel 2019, ecc.), in nome della nostra salute e, come per ID 2020, dei nostri diritti, ci sta togliendo la sovranità sul nostro corpo, espropriandoci di quella sulla mente, ovvero ci sta privando della libertà. E mentre il popolo, paralizzato dal panico, dalla confusione e dall’irrazionalità di norme insensate, fa la spia sul vicino di casa e ha il terrore del contagio e della socialità, un commando di personaggi non eletti e messi lì dall’estero, approfittando dell’emergenza, come insegna la più classica teoria economica dello shock, stanno delineando il nostro futuro secondo i loro progetti. Senza sovranità monetaria, poveri e in un Paese devastato dagli appetiti privati, non ci sarà facile reagire all’ulteriore misura già pronta: la vaccinazione obbligatoria di massa contro l’influenza, in attesa del salvifico vaccino anti Covid-19. Maria Stella Gelmini ha già prontamente presentato in Parlamento la mozione, sulla scia della fortunata iniziativa della Lorenzin, che ha aperto il varco con i più piccoli. Il nostro corpo sarà ancora meno nostro, perché la disobbedienza (non più chiamata “libera scelta”) ci costerà quasi certamente la riduzione dei diritti che abbiamo sempre ritenuto intangibili, come avviene già con i bambini privati della scuola, benché sanissimi. Anche questo, peraltro, era progettato almeno dalla riunione GHSA del 2014 a Washington, da cui la Lorenzin ci ha riportato l’obbligo per 10 vaccini. Ovviamente, per il nostro bene, che da soli non siamo in grado di perseguire.

Insomma, la nostra salute sta così a cuore ai miliardari filantropi e ai nostri politici disinteressati, che per imporcela sono disposti senza troppe remore a chiudere in casa per mesi in isolamento lavoratori, bambini e anziani, a creare le condizioni per enormi danni psichici e per l’aumento dei suicidi, a privarci del sole, del movimento, delle relazioni, del gioco e del contatto con la natura, a censurare come fake news i suggerimenti più ovvi di prevenzione, come l’uso delle vitamine e una vita sana all’aperto, a imporci il 5G (tecnologia militare di controllo), tentando anche di toglierci il diritto ad opporci all’installazione delle antenne (ci hanno provato nel decreto Cura Italia), a mantenerci nello stress dell’incertezza e delle sanzioni, inflitte senza motivo razionale a cittadini esausti, a imporci l’uso delle mascherine, che le autorità sanitarie, e perfino l’OMS, giudica inutili nella maggior parte dei casi, quando non pericolose per la salute e che in altri Paesi europei non si usano, ad accarezzare l’apertura agli OGM (anche qui Bill Gates ha lucrosi interessi: dalla culla alla tomba, si direbbe). Per non parlare dei danni economici, della rinuncia ad esercitare la sovranità monetaria, del MES e del fascicolo sanitario elettronico senza consenso, che segue alla cessione dei nostri dati sanitari a multinazionali straniere, già voluta dal governo Renzi, dell’intrusione nella famiglia e del delirio transumanista dell’ibrido uomo-macchina. Ci aspettano la privatizzazione dei servizi, come la scuola e la sanità, l’uso ubiquo della tecnologia, la “società del noleggio” e il “comunismo dei miliardari”, in cui i cittadini rinunciano a qualunque proprietà e prendono tutto in affitto.

La frattura fra cittadini e apparati dello Stato si sta allargando di giorno in giorno. Siamo in guerra, e non è un’iperbole. Lo siamo da decenni, anche se abbiamo dormito. Il progetto è chiaro e si chiama Nuovo Ordine Mondiale. Ha molti collaborazionisti e utili idioti, che finiranno stritolati pure loro, anche se si illudono di averne un vantaggio. Questa è una guerra senza reali vincitori. Coinvolge l’intero pianeta ed è il fine – o la fine – della globalizzazione neoliberista. Mira non al denaro, ma al depopolamento e al dominio sulle coscienze attraverso il controllo del corpo con la tecnologia. Tuttavia, l’esito è incerto e la Coscienza spirituale è imprevedibile. Tutti i sistemi totalitari hanno cercato di ridurre l’uomo ad insetto sociale, privo di individualità. Ma l’essere umano non è un insetto e il progetto biopolitico fallirà, semplicemente perché è impossibile. La tecnologia può schiacciare la Coscienza, ma non ucciderla, perché non è in grado di raggiungerla. E una Coscienza libera, responsabile, amorevole e giusta saprà sempre come fare per cambiare gli scenari distruttivi che dovrebbero fiaccarla. Perciò niente paura, pessimismo, scoramento o rinuncia. È ora di mettersi al lavoro. Ne vedremo delle belle.

Articolo pubblicato da Sovranità popolare, n° 4, 2020.

Quando il privato governa il pubblico. Bill Gates, dal Coronavirus all’identità digitale

Se la filantropia mondiale ha un volto, è quello di Bill Gates. E se c’è un privato che esercita l’influenza di una grande potenza sulla sanità mondiale a colpi di miliardi di dollari, è sempre Bill Gates. Nella crisi mondiale da Coronavirus, lo abbiamo visto dappertutto. Ha lasciato la guida di Microsoft per dedicarsi ai vaccini a tempo pieno, dopo anni di indefessa campagna martellante in sinergia con le grandi multinazionali farmaceutiche, con il governo USA, con l’OMS e con altri soggetti pubblici e privati coinvolti in questa gigantesca operazione commerciale e politica, che ci ha regalato come effetto il decreto Lorenzin nel 2017. Del resto, come dicevamo nei due precedenti articoli, uno sui cospicui finanziamenti privati all’OMS e l’altro sulla GAVI Alliance, lui in persona ci ha spiegato da Davos che l’investimento di 10 miliardi di dollari in vaccini ha reso oltre 20 ad 1, ovvero più di 200 miliardi di dollari.

Nel 2015, in una Ted Conference, spiegava che “se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra.” E mostrava l’immagine di un coronavirus (H1N1), invocando la necessità di un “sistema sanitario globale”, che utilizzi la tecnologia (cellulari e mappe satellitari) per tracciare le persone e la scienza (farmaci e vaccini), con l’ausilio dei militari. “Il mondo è semplicemente impreparato a gestire una malattia – per esempio, un’influenza particolarmente virulenta che infetti molto rapidamente un gran numero di persone”, spiegava nel suo Blog.

Ma il 2015 è un anno notevole anche per altre iniziative di Bill Gates. Ormai espertissimo nella costruzione di GPPP, partnership globali pubblico-privato, che vengono fuori a getto continuo, Gates promuove la creazione di ID 2020, i cui fondatori sono tutti soggetti privati o altre GPPP, nello specifico il GAVI. I fondatori sono Accenture, GAVI Alliance, Microsoft, Rockefeller Foundation, Ideo.org, ai quali si sono aggiunti alcuni soggetti privati e non-profit. Lo scopo è creare una sinergia fra diversi partner al fine di introdurre e realizzare l’identità digitale “per tutti”. La premessa è che “il bisogno di una buona identità digitale è universale”: come al solito, la premessa non è discussa da nessuno ed è messa lì, come ovvia e incontestabile. Considerata, sulla base di un’interpretazione acrobatica dell’art. 6 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, “un fondamentale e universale diritto umano”, essa deve essere “privata, portatile, persistente, personale”. Cioè deve essere associata al corpo. Neanche il mezzo è oggetto di discussione, come un’assoluta ovvietà. L’idea che qualcuno possa dissentire non è nemmeno presa in considerazione. Del resto, «gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (2015-2030) [ovvero l’Agenda 2030 dell’ONU] includono l’obiettivo 16.9 che auspica “l’assegnazione di un’identità legale a tutti, compresa la registrazione della nascita, entro il 2030”».

Insomma, Bill Gates, l’ONU, la Banca Mondiale, che ha dato inizio al progetto con il nome ID4D,  e le élite globali hanno deciso che tutti, senza eccezione, dobbiamo essere identificati con certezza, con dispositivi prodotti dalle aziende che fanno parte del progetto (conflitti di interesse a parte). A chi serva veramente, a parte le argomentazioni capziose, non ci viene detto. In più, però, si aggiunge che tale dispositivo di identità digitale sarà indispensabile per accedere ai diritti di cittadinanza, ovvero per “assicurare un’unica identità legale e attivare servizi basati sull’identità digitale per tutti”, scrive la Banca Mondiale sul suo sito.

Dietro le ragioni umanitarie, quello che si prospetta è un gigantesco sistema di schedatura, tracciamento e controllo dell’intera umanità? Le élite globali si muovono in uno spazio extragiuridico, nel quale decidono le sorti dell’umanità senza nessuna legittimazione politica. Che cosa potrebbe impedire loro, con la potenza dei loro miliardi e la pressione sui governi, di costringere tutti senza eccezione ad ottenere l’identità biometrica dietro il ricatto dell’accesso a qualunque servizio, da quelli sanitari a quelli scolastici, da quelli bancari a quelli giudiziari oppure di esercitare il diritto a comprare e a vendere, a procurarsi il cibo, ad avere documenti, a circolare liberamente, a non essere trattati come reietti senza diritti e condannati alla morte sociale e fisica?

Se il dispositivo fosse un microchip (e la tecnologia nanometrica esiste già), come potrebbero i cittadini “mantenere il controllo sulle proprie informazioni”, se con un clic potrebbero essere cancellati o manipolati, magari perché sgraditi o troppo critici?

La risposta a questa domanda viene dai fatti. Nel 2015, anno di fondazione dell’ID2020, è partita senza apparente ragione la crociata mondiale per l’obbligo vaccinale universale. Ricordiamo che il vertice di Washington del GHSA (Global Health Security Agenda), di cui GAVI è partner fondamentale e da cui la ministra Lorenzin ci ha portato in dono l’obbligo vaccinale, è del 2014. Da allora le politiche vaccinali di molti Paesi si sono fatte aggressive e sempre più autoritarie, comprimendo senza ragione comprensibile altri diritti fondamentali, fra i quali la potestà genitoriale, l’obiezione per motivi religiosi, il diritto all’istruzione, ai documenti di identità (!), alla patente, all’accesso ai concorsi pubblici o alle professioni, perfino la libertà di parola e di espressione, con il pretesto delle fake news. GAVI Alliance è membro fondatore di ID2020, con le aziende farmaceutiche che ne fanno parte. Nel 2019, ID2020 Alliance

ha lanciato un nuovo programma di identità digitale al suo summit annuale a New York, in collaborazione con il governo del Bangladesh, con l’alleanza per i vaccini GAVI e con nuovi partners nel governo, nel mondo accademico e nel soccorso umanitario. Il programma di fare leva [leverage] sulle vaccinazioni [immunization, con abile confusione[1]] come occasione per istituire [establish] l’identità digitale fu svelato [unveiled] da ID2020 in collaborazione con il Programma di Accesso all’Informazione (a2i) del Governo, il Direttorato Generale per i servizi sanitari e il GAVI, secondo quanto annunciato.

Le vaccinazioni sono dunque il veicolo per l’identità digitale. Il che può avvenire in due modi: o, in concomitanza con le vaccinazioni, si prendono le impronte o altri dati biometrici (riconoscimento facciale o oculare), o tramite le vaccinazioni si inserisce nel corpo un microchip. E se le vaccinazioni sono obbligatorie, l’opportunità diventerà un obbligo. Anir Chowdhury, consigliere politico del programma a2i, ammette apertamente che i sistemi di identità digitale saranno necessari agli individui “per l’accesso ai servizi e ai mezzi di sostentamento”. Quindi, anche se non si volesse ricevere questo “dono” non richiesto, che è pure irreversibile, ci si dovrà adeguare, se si vuole sopravvivere. Sembra abbastanza chiaro. Due piccioni con una fava, con grande soddisfazione di Big Pharma. Sarà per questo che Bill Gates ha investito miliardi di dollari in questo progetto. Tutti vaccinati senza limite per tutto ciò che sarà deciso dall’alto, anche se contrari; tutti sotto controllo senza scampo.

Che sia questo il senso, lo ha ribadito lo stesso Bill Gates pochi giorni fa, affermando che per circolare nuovamente “avremo dei certificati digitali per dimostrare chi è guarito o è stato testato recentemente o, quando avremo il vaccino, chi lo ha ricevuto”. Alludeva ai tatuaggi a punti quantici da iniettare sottopelle come documento portatile con le informazioni sulle vaccinazioni effettuate. Del resto, la Commissione europea dal 2018 sta lavorando al passaporto vaccinale per tutti gli europei.

In collaborazione con aziende leader nel settore dell’identificazione biometrica, come NEC e Simprints (altra GPPP, a cui partecipano sempre GAVI e Bill e Melinda Gates Foundation, USAID e Global Innovation Fund), GAVI sta realizzando il progetto di “usare la biometria per migliorare la copertura vaccinale nei Paesi in via di sviluppo”. La stessa cosa si sta facendo ad Austin, Texas, con i senzatetto, e altrove per la gestione dei rifugiati, attraverso altre GPPP come Irespond ed Everest. Impossibile sfuggire, quindi.

GAVI, ovvero i finanziatori privati dell’OMS, ormai priva di ogni indipendenza e ridotta praticamente ad ufficio marketing delle multinazionali, decide le campagne vaccinali e poi verifica che nessuno sfugga, e nel frattempo raccoglie i dati biometrici di ciascuno. Per chi? A quale scopo? Ovviamente, non è ignota la possibilità che se ne faccia un uso repressivo e autoritario. La tecnologia permette la sorveglianza capillare e occhiuta dei cittadini e i governi non se ne astengono certo. Anche in Italia sono richieste le impronte digitali per la carta di identità e il riconoscimento facciale sta entrando negli aeroporti. Il 5G, che è tecnologia militare, renderà tutto ancora più facile. Che uso se ne faccia, non è dato saperlo.

I dispositivi per l’identità digitale, al momento, sono costituiti da scanner biometrici. Dei microchip non si parla, nel sito di ID2020, il che non significa che non saranno usati con i vaccini. Ma ormai è collaudata la strategia dell’approccio graduale, e i microchip sono già impiantati dagli anni ‘70 in molti contesti, fra i quali la guerra del Vietnam e quella in Iraq. Non mancano perciò le preoccupazioni, tutt’altro che campate in aria, nell’era del capitalismo della sorveglianza. Esistono già infatti dispositivi grandi come un granello di polvere, prodotti dalla giapponese Hitachi, capaci di interferire con i processi cellulari e di modificare emozioni e comportamenti. Del resto, già da tempo la Glaxo-Smith Kline ha avviato in Gran Bretagna un progetto di bioelettronica da 540 milioni di sterline, che prevede l’utilizzo di microchip impiantati per somministrare farmaci e vaccini e che è diretto da Moncef Slaoui, responsabile del settore vaccini della multinazionale britannica.

Rauni-Leena Luukanen-Kilde, MD, primo ufficiale medico in Finlandia, morta in circostanze poco chiare sempre nel 2015, già nel 1999 scriveva[2]:

È tecnicamente possibile che ad ogni neonato venga iniettato un microchip, che potrebbe poi servire per identificare la persona per il resto della sua vita. Questi piani sono stati segretamente discussi negli USA senza alcuna diffusione pubblica dei problemi di privacy implicati. […] Gli esseri umani impiantati possono essere seguiti ovunque. Le loro funzioni cerebrali possono essere monitorate da lontano da supercomputer e perfino alterate cambiando le frequenze. […]

Sarebbe opportuno anche ricordare che l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato accusato pubblicamente di aver ceduto nel 2016 all’IBM i dati sanitari dei cittadini italiani. Come scrive il giornalista Gianni Lannes:

Nel Memorandum of Understanding siglato il 31 marzo 2016 a Boston da Matteo Renzi, allora primo ministro sia pure di un governo senza mandato elettorale palesemente telecomandato da interessi finanziari stranieri, è scritto: 

«Come presupposto per realizzare il programma ed effettuare l’investimento IBM si aspetta di poter avere accesso – in modalità da definire – al trattamento dei dati sanitari dei circa 61 milioni di cittadini italiani (intesi come dati sanitari storici, presenti e futuri) in forma anonima e identificata, per specifici ambiti progettuali, ivi incluso il diritto all’uso secondario dei predetti atti sanitari per finalità ulteriori rispetto ai progetti».


All’insaputa degli italiani, il capo di un governo eterodiretto dall’estero, in cambio di un investimento a Milano, si mette d’accordo con una famigerata multinazionale già in affari con Hitler per schedare gli ebrei da sterminare nei lager.

Quale uso ulteriore ne possa essere fatto, non è dato sapere. Certo che il precedente nazista non rassicura, specie se si considera la pressione che viene fatta con la forza dei miliardi per imbavagliare ogni forma di dissenso e ridicolizzare tutte le voci critiche. Abituati a dare ordini, i miliardari globali si sentono padroni del mondo e fanno piani di ingegneria sociale a lungo termine. Si chiama delirio di onnipotenza.

La crisi del Coronavirus, con la sospensione delle libertà democratiche e il terrorismo mediatico, sta offrendo loro una splendida opportunità. Ne ha spiegato bene i contorni il dottor Shiva Ayadurai, l’inventore dell’email, candidato al Senato nel Massachusetts, in un video tutto da seguire: Top Doctor exposes everything The Deep State Is Trying To Hide About CV. Sarà meglio svegliarsi.

#ilpopolosiamonoi


[1] La vaccinazione non comporta infatti immunizzazione in tutti i soggetti, anche se non viene mai detto. Ma è la vaccinazione che interessa, non l’immunizzazione!

[2] SPEKULA (3rd Quarter, 1999), leggibile integralmente qui: http://whale.to/b/kilde.html

[Articolo pubblicato su Sovranità popolare, n° 3, aprile 2020].