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Difendersi dalle armi psicologiche di controllo

Trasmissione del 23/07/2025 su Radio Gamma 5 con Moreno Ferrari

Per approfondire:

Che cos’è la manipolazione

Intervista radiofonica su radio Gamma 5 a cura di Moreno Ferrari

Episodio 01 del 16/04/2025

Dove va la psicologia? Il Consiglio di Stato boccia il nuovo codice deontologico degli psicologi.

Proprio alla vigilia di Natale, il Consiglio di Stato ha bocciato sonoramente e in via definitiva il nuovo codice deontologico degli psicologi, votato da un’esigua minoranza di iscritti (il 12%), con uno scarto ancor più esiguo fra i sì e i no (9%, poco più di 1400 voti su quasi 17000 espressi), che era stato impugnato da un piccolo gruppo di professionisti molto determinato a fermare la deriva attuale dell’Ordine. Potrebbe sembrare una questione tecnica, ma in realtà riguarda tutti cittadini e andrebbe seguita con molta attenzione della pubblica opinione.

Che cosa è successo? Il Consiglio di Stato ha ritenuto dirimente il fatto che la votazione non includeva la premessa etica del codice che, come si può immaginare, costituisce il riferimento principale della professione. Si potevano votare solo gli altri articoli. Non è entrato nel merito delle altre irregolarità richiamate dai ricorrenti, che pure sono molto gravi e significative. Per esempio, il fatto che gli iscritti all’Ordine non avessero ricevuto alcuna comunicazione via PEC sull’indizione del referendum (quindi molti non sapevano nulla); l’impossibilità di votare presso le sedi degli Ordini come si era sempre fatto; l’obbligo di SPID arrivato pochi giorni prima del voto; la tardiva pubblicità sul sito istituzionale; la mancata pubblicazione dei verbali delle riunioni dell’Ordine; il voto in blocco sull’insieme di tutte le modifiche dell’articolato, che riguardavano quasi tutti gli articoli; la predisposizione della piattaforma informatica per 50.000 posti quando il numero degli iscritti è di 130.000. Ma sulla procedura il rilievo più sostanziale è il mancato coinvolgimento degli iscritti, ai quali la modifica del codice è stata imposta dall’alto senza un dibattito interno e senza una procedura di ascolto delle varie posizioni, come pure era stato chiesto da diversi gruppi e comitati, con lo stile autoreferenziale che ormai caratterizza la prassi politica a tutti i livelli.

Il Consiglio di Stato non può per ovvie ragioni entrare nel merito delle modifiche apportate, ma anche su questo ci sarebbe molto da approfondire: nel testo del nuovo codice non compaiono più parole fondamentali come “autodeterminazione”, “segretezza”, “non discriminazione”, “cura”, “relazione”, “percorso terapeutico”, “soggetti”. Sono le parole che qualificano la psicologia come disciplina autonoma rispetto alle professioni sanitarie. La direzione verso cui sembra tendere invece il lavoro dell’Ordine è quella della medicalizzazione della psicologia, della riduzione dei margini di libertà di scelta terapeutica da parte degli psicologi, in favore di una mai chiarita né definita adesione a protocolli indicati da una fantomatica “comunità scientifica nazionale e internazionale”. Ma si può pensare di seguire un protocollo in una relazione profonda e delicata, assolutamente unica e irripetibile, come quella fra uno psicologo e la persona (l’anima) di cui si prende cura? Non si corre così il rischio di indottrinare e indirizzare verso un obiettivo predefinito da altri, invece di far crescere e sostenere la libertà di scelta del soggetto? Basti ricordare gli psicologi che in piena pandemia, invece di opporsi con valide argomentazioni scientifiche alla vessazione subita dai bambini a causa delle dannose norme sanitarie, lavoravano per favorire l’accettazione delle regole. Nell’interesse di chi?

Nel nuovo codice – peraltro nebuloso in più punti – sembra essere adombrato addirittura il trattamento sanitario obbligatorio (!), sembra ridursi lo spazio della responsabilità genitoriale, viene meno l’obbligo di consenso parentale nei contesti non terapeutici come quello scolastico. Ne viene fuori una psicologia dall’etica debole, mutuata dalle indicazioni internazionali vaghe e buone per tutti dell’EFPA (Federazione Europea delle Associazioni di Psicologi), in cui si perde lo specifico della professione e la si appiattisce sulla professione medica, da cui si è faticosamente resa autonoma in anni passati; si mette inoltre in forse la completa segretezza del rapporto terapeutico e si rende problematica la libertà di scelta del professionista e del cliente. In compenso non manca la venatura ideologica e l’insistenza pedante sulle tematiche dell’inclusione.

Perciò, benché il CNOP abbia voluto minimizzare la portata della sentenza del Consiglio di Stato, dicendo che “non sconfessa in alcun modo i principi adottati dal CNOP né l’articolato del Codice come approvato dal referendum”, restano aperte questioni fondamentali, di natura etica, valoriale ed epistemologica, nonché politica: da chi e a che scopo il CNOP è stato indirizzato verso la deriva sanitaria, certamente favorita dalla Legge 3/2018 (legge Lorenzin di riordino delle professioni sanitarie)? Dove sta andando la psicologia, visto che gli stessi estensori del nuovo Codice parlavano di un testo di transizione? Transizione verso dove? Verso la psicologia di Stato, che guida dolcemente il gregge con le “spintarelle gentili” (nudging)? Verso una psicologia dei protocolli, fatta apposta per irregimentare gli psicologi in un binario prestabilito, pena contenziosi legali? Verso i modelli scientisti dell’obbedienza acritica alle direttive dello Stato e dei privati portatori di interessi? Insomma, verso un subdolo controllo delle menti? Sarebbe opportuno saperlo.

L’Ordine degli Psicologi non ha purtroppo dato prova di autonomia intellettuale e di coraggio in periodo pandemico. Si è trincerato dietro il cieco ossequio alle norme che i tribunali stanno finalmente (con ritardo) iniziando a definire illegittime e non si è fatto scrupolo di sospendere e di esporre al pubblico ludibrio i propri iscritti non vaccinati, violando ogni più elementare diritto di privacy e le stesse prescrizioni del Codice deontologico (sono colleghi!). Non si è preso cura delle vite professionali distrutte, dei pazienti lasciati a se stessi, delle famiglie danneggiate. Non ha alzato la voce per protestare contro la devastazione delle menti dei cittadini e soprattutto dei bambini e degli adolescenti ad opera di una comunicazione mediatica terroristica e violenta. Non ha messo in guardia contro le evidenti tecniche di manipolazione usate a piene mani per indurre le persone alla conformità e all’obbedienza. Ha prodotto nella comunità professionale una spaccatura profonda e insanabile, sulla quale è calata una coltre di imbarazzato silenzio.

Che sia questo CNOP a decidere l’etica professionale degli psicologi è qualcosa che lascia molto perplessi. Non ne ha più l’autorità morale, specie dopo la figuraccia della bocciatura del Consiglio di Stato. Più che di questa modifica del Codice, tutta da riscrivere, ci sarebbe bisogno di un completo rinnovamento del vertice, ormai lì da troppo tempo, di una discussione aperta e democratica fra gli iscritti sul futuro della professione, di un’idea su come tutelare i cittadini dall’invadenza delle piattaforme online di servizi psicologici che raccolgono dati personali sensibili a strascico e di come valorizzare e far crescere i professionisti, invece di sospenderli per mancanza di un green pass. E chissà se alla fine la soluzione di tanti problemi non sia l’abolizione dell’Ordine professionale (o degli Ordini in generale), che è una specificità tutta italiana, ma di cui francamente si comprende sempre meno la necessità. Se le regole diventano dei vincoli troppo limitanti, o – peggio – troppo vaghi, rischiano di snaturare la professione e di piegarla a finalità estranee. Sarebbe un danno non quantificabile, ma profondo per tutti i cittadini e per le libertà democratiche, già duramente minacciate su tanti fronti.

Per chi volesse approfondire, suggerisco la lettura del saggio AA.VV. (a cura di B. Lucidi), Libertà di cura e cura della libertà. Quando le regole di una Comunità professionale diventano una gabbia, Il Cerchio 2025.

Articolo pubblicato su Sovranità popolare n°1 febbraio 2025

Cantico della Gioia di essere

Di Patrizia Scanu

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Noi siamo luce, siamo gioia, siamo amore traboccante, 

siamo creature divine, creative, amorevoli e piene di grazia. 

Siamo capaci di azioni straordinarie, etiche e giuste, forti e coraggiose.

Siamo un coro di anime capaci di cantare le melodie più ispirate.

Insieme siamo una forza, la forza dell’amore condiviso, 

che accoglie, comprende, perdona ogni azione dannosa 

e la trasforma in coscienza lucida, sveglia, presente a se stessa.

La nostra luce emerge dal buio profondo di una parte della nostra storia 

ed emerge più forte e consapevole, per aver sconfitto il Male

e averlo trasformato in Gioia. 

Perché l’opposto del male è la gioia, la pura gioia di essere, 

che è danza interiore, suono primordiale, coscienza del divino che brilla in noi.

Stiamo imparando che l’amore è fatto di piccoli gesti,

di attenzione premurosa, di coraggio della verità. 

Il contrario dell’Amore è la paura, buia e fredda,

che ci trattiene in basso, nella memoria ripetitiva del dolore che è stato. 

Siamo prigionieri della paura del dolore, ma noi siamo altro. 

Siamo una forza inarrestabile, che tutto trasforma e riporta in armonia. 

Dobbiamo ritrovare il nostro passato,

ma senza averne paura, senza rinnovare il terrore, il dolore, l’angoscia. 

Siamo fatti di luce e torneremo a essere luce. 

Niente potrà impedirlo, perché è giusto così e noi lo sappiamo.

Non possiamo fermarci mai, perché l’Amore non ha limiti

e nemmeno la Conoscenza. 

Il mondo trasformato sarà il segno del nostro passaggio. 

Non staremo qui a lungo; altri sono i nostri destini. 

Amare e comprendere, comprendere e amare sono tutto ciò che sappiamo fare. 

E questo sarà il nostro dono a noi stessi e al mondo dolente in cui ci troviamo.

Canticle of the Joy of Being

By Patrizia Scanu 

We are light, we are joy, we are overflowing love, 

we are divine, creative, loving, grace-filled creatures. 

We are capable of extraordinary actions, ethical and just, strong and courageous.

We are a choir of souls capable of singing the most inspired melodies.

Together we are a force, the force of shared love, 

that welcomes, understands, forgives every harmful action 

and transforms it into a lucid, awake, self-present consciousness.

Our light emerges from the deep darkness of a part of our history 

and emerges stronger and more aware,

having defeated Evil and transformed it into Joy. 

For the opposite of evil is joy, the pure joy of being, 

which is inner dance, primordial sound, consciousness of the divine shining within us.

We are learning that Love is made of small gestures,

of caring attention, of the courage of truth. 

The opposite of Love is fear, dark and cold,

which holds us down, in the repetitive memory of the pain that has been. 

We are prisoners of the fear of pain, but we are something else. 

We are an unstoppable force, transforming everything

and bringing it back into harmony. 

We must rediscover our past,

but without being afraid of it, without renewing the terror, the pain, the anguish. 

We are made of light and we will become light again. 

Nothing can stop us, because it is right and we know it.

We can never stop, because Love has no limits and neither does Knowledge. 

The transformed world will be the sign of our passing. 

We will not stay here long; other are our destinies. 

Loving and understanding, understanding and loving are all we know how to do. 

And this will be our gift to ourselves and to the sorrowful world we are living in.

Cántico de la Alegría de Ser

Por Patrizia Scanu 

Somos luz, somos alegría, somos amor desbordante, 

somos criaturas divinas, creativas, amorosas y llenas de gracia. 

Somos capaces de acciones extraordinarias, éticas y justas, fuertes y valientes.

Somos un coro de almas capaces de entonar las melodías másinspiradas.

Juntos somos una fuerza, la fuerza del amor compartido, 

que acoge, comprende, perdona cada acción dañina

y la trasforma en una conciencia  lúcida, despierta, autopresente.

Nuestra luz emerge de la profunda oscuridad de una parte de nuestra historia

y emerge más fuerte y consciente, habiendo vencido al Mal

y transformándolo en Alegría. 

Porque lo contrario del mal es la alegría, la pura alegría de ser, 

que es danza interior, sonido primordial, conciencia de lo divino que brilla en nosotros.

Estamos aprendiendo que el Amor está hecho de pequeños gestos,

de atención solícita, de la valentía de la verdad. 

Lo contrario del Amor es el miedo, oscuro y frío, 

que nos atenaza, en el recuerdo repetitivo del dolor que ha sido. 

Somos prisioneros del miedo al dolor, pero somos otra cosa. 

Somos una fuerza imparable, que transforma todo y lo devuelve a la armonía. 

Debemos redescubrir nuestro pasado,

pero sin tenerle miedo, sin renovar el terror, el dolor, la angustia. 

Estamos hechos de luz y volveremos a ser luz. 

Nada puede detenernos, porque es justo y lo sabemos.

Nunca podremos detenernos, porque el Amor no tiene límites 

y el Conocimiento tampoco. 

El mundo transformado será la señal de nuestro paso. 

No permaneceremos aquí mucho tiempo; otros son nuestros destinos. 

Amar y comprender, comprender y amar es todo lo que sabemos hacer. 

Y éste será nuestro regalo a nosotros mismos 

y al mundo doloridoen el que nos encontramos.

Cantique de la joie d’être

Par Patrizia Scanu 

Nous sommes lumière, nous sommes joie, nous sommes amour débordant, 

sommes des créatures divines, créatives, aimantes, pleines de grâce. 

Nous sommes capables d’actions extraordinaires, 

éthiques et justes, fortes et courageuses.

Nous sommes un chœur d’âmes capables de chanter les mélodiesles plus inspirées.

Ensemble, nous sommes une force, la force de l’amour partagé, 

qui accueille, comprend, pardonne toute action nuisible

et la transforme en une conscience lucide, éveillée, présente à elle-même.

Notre lumière émerge de l’obscurité profonde d’une partie de notre histoire 

et en ressort plus forte et plus consciente, 

ayant vaincu le Mal et l’ayant transformé en Joie. 

Car le contraire du mal est la joie, la pure joie d’être, 

qui est la danse intérieure, le son primordial,

la conscience du divin qui brille en nous.

Nous apprenons que l’Amour est fait de petits gestes, 

d’attentions bienveillantes, du courage de la vérité. 

Le contraire de l’Amour, c’est la peur, sombre et froide,

qui nous retient, dans le souvenir répétitif de la douleur paste. 

Nous sommes prisonniers de la peur de la douleur, mais nous sommes autre chose. 

Nous sommes une force irrésistible, qui transforme tout et le ramène à l’harmonie. 

Nous devons redécouvrir notre passé, 

mais sans en avoir peur, sans renouveler la terreur, la douleur, l’angoisse. 

Nous sommes faits de lumière et nous redeviendrons lumière. 

Rien ne peut nous arrêter, parce que c’est juste et que nous le savons.

Nous ne pourrons jamais nous arrêter, car l’Amour n’a pas de limites 

et la Connaissance non plus. 

Le monde transformé sera le signe de notre passage. 

Nous ne resterons pas longtemps ici ; d’autres sont nos destinées. 

Aimer et comprendre, comprendre et aimer, c’est tout ce que nous savons faire. 

Et ce sera notre cadeau à nous-mêmes 

et au monde douloureux dans lequel nous nous trouvons.

https://grupporebis.org/2025/02/16/cantico-della-gioia-di-essere/

L’educazione spirituale dei giovani

Conversazione con Alessandro Maggetti di Darsi Scuola

Che cosa vuol dire educare i giovani alla spiritualità? Come è da intendersi? I giovani hanno bisogno di spiritualità, perché hanno bisogno di trovare un senso per la propria esistenza. Solo la creatività spirituale permette di trasformare l’ambiente, anziché adattarvisi.

Spiritualità è autotrascendenza, capacità di elevarci al disopra della nostra mera natura animale e di creare nella bellezza. Siamo esseri multidimensionali, fatti di corpo, mente, anima e spirito, e abbiamo bisogno di sviluppare armoniosamente tutte le parti di noi per vivere in pienezza e non limitarci a sopravvivere.

I valori spirituali ci fanno stare bene: la libertà, la gioia, la verità, l’autenticità, la solidarietà, la giustizia ci rendono felici. Questo dovrebbe insegnare la scuola, se vuole essere la scuola della Costituzione. La scuola ha come fine la piena realizzazione della persona umana, non la formazione per il lavoro.

Dovrebbe stare a cuore a tutti che la scuola funzioni bene e svolga il suo compito educativo e culturale al meglio. Purtroppo il declino degli apprendimenti è un dato di fatto, benché le cause siano ancora poco riconosciute, e sembra inarrestabile. La diffusione del digitale e soprattutto degli smartphone da una parte, le misure pandemiche dall’altra hanno causato danni cognitivi ed emotivi che sembrano assai difficili da sanare: povertà culturale, lacune enormi, ansia, depressione, fragilità psicologica, tendenza a chiudersi passivamente in difesa, piuttosto che a prendere iniziative, dipendenza e distacco dalla realtà sociale e naturale.

Come se ne esce? Che cosa possono fare insegnanti e genitori? Di che cosa hanno bisogno bambini e ragazzi? Come possiamo proteggerli dai pericoli della dipendenza dallo smartphone? Come possiamo diventare adulti autorevoli?

I ragazzi hanno bisogno di creatività, di incontrare ostacoli da superare, di avere mete da raggiungere, di provare desideri da soddisfare con l’impegno e lo sforzo personale, di essere circondati da adulti consapevoli che hanno a cuore la loro integrità, la loro libertà (vera), la loro capacità di autodeterminarsi, di proteggersi da ciò che li danneggia, di avere valore e dignità come individui.

Occorre che gli adulti si interroghino sui danni delle misure carcerarie subite nella pandemia e sul condizionamento pavloviano a cui bambini e ragazzi sono stati sottoposti e che cerchino di dare risposte alle domande esistenziali dei giovani: che cos’è l’anima, qual è il senso della vita e della morte, che cosa rende felici.

https://www.facebook.com/share/v/15h5ecYn5k

Il disagio degli adolescenti

Intervista su Radio Antenna 1 con Claudia Vittone

https://www.facebook.com/antenna.uno/videos/alziamo-le-vibrazioni/877065964620669/?mibextid=WC7FNe&rdid=S4HW9s94V0nzDTGD

Come stanno gli adolescenti? Qual è la causa del loro disagio psichico e dell’epidemia di ansia e depressione? Perché Jonathan Haidt li definisce “la generazione ansiosa”? Qual è il ruolo degli strumenti digitali? Che cosa possono fare gli adulti?

Queste e altre domande nell’intervista di martedì 26 novembre su Radio Antenna 1.

Per approfondimenti, si possono leggere questi libri:

Se questo è un uomo. Il caro estinto come rifiuto da smaltire

 Read this article in English

Bolliti e sciolti con l’idrossido di potassio: in questo consiste l’acquamazione o idrolisi alcalina, il procedimento super green di trattamento dei cadaveri già diffuso negli USA, in Canada, in Australia, in Messico e in Sudafrica, approdato nel Regno Unito e in Olanda e che potrebbe arrivare anche da noi. Funziona all’incirca così: il corpo del defunto viene insacchettato e introdotto in un contenitore a tubo pressurizzato e riempito con una soluzione di acqua e idrossido di potassio. Viene poi riscaldato e fatto bollire a circa 160 gradi, in modo da sciogliere completamente i tessuti molli, e dopo 4-6 ore è completamente liquefatto. Le ossa vengono prelevate, cremate e ridotte in cenere, infine consegnate ai parenti in forma di polvere bianca di fosfato di calcio, da conservare al cimitero o in casa o da disperdere in natura, secondo la volontà del morto. Eventuali protesi e dispositivi medicali vengono raccolti e smaltiti a parte, come mostra questo video girato presso l’University of California, Los Angeles (UCLA).

Niente di più ecologico, sostengono con convinzione i promotori della cremazione ad acqua, che avrebbe un impatto sulla CO2 decisamente inferiore rispetto alla cremazione con il fuoco (circa la metà) e consumerebbe fino al 90% in meno di energia. Con un piccolo dubbio: il liquido prodotto, che contiene aminoacidi, peptidi, zuccheri e sali (ma non DNA o RNA, giurano gli esperti), dove va a finire? Nelle acque reflue, come qualunque rifiuto di fogna, dicono.

Un video, che ha largamente circolato in rete (The Dead Are Liquified And Are Fed To The Living), ha insinuato tuttavia il dubbio atroce che questi resti liquefatti finiscano nella catena alimentare umana all’insaputa degli utenti, dopo adeguato trattamento, ovviamente. Non era stato il filantropo per antonomasia, Bill Gates, a investire premurosamente in sistemi di depurazione delle acque reflue che trasformano l’acqua del gabinetto in acqua potabile per i poveri del Terzo Mondo (e non solo) e si era pure fatto immortalare mentre beveva con gusto il risultato di questa meraviglia? Sempre sul pezzo, insomma, l’onnipresente Bill. Se di acque reflue si tratta anche per i corpi liquefatti con l’acquamazione, tale destino non può certo essere escluso del tutto. Del resto, se i vivi possono mangiare insetti e carne sintetica, perché non potrebbero bere acqua di fogna e liquame di cadaveri? Potrebbe essere il top dell’ecocompatibilità e forse un efficace rimedio per l’ecoansia.

Non abbiamo alcun elemento per confermare o smentire l’agghiacciante insinuazione, davvero complottista; possiamo comunque constatare che i fact-checker più accreditati si sono subito scatenati per smentirla sdegnosamente, il che già di per sé potrebbe suggerire cattivi pensieri in chi sa da chi vengono finanziati.

In alternativa, il morto può essere cremato e trasformato in diamante della memoria, da portare sempre con sé, oppure in compost da disperdere in natura, sempre per ridurre l’impatto ambientale. Non che la sepoltura classica qui in Europa sia il non plus ultra: morire in ospedale, non di rado nell’indifferenza degli altri, restare qualche ora in una squallida camera mortuaria, per essere poi zincati e seppelliti quasi subito in un cimitero dopo un frettoloso funerale non ha certamente la valenza empatica e spirituale delle pratiche funerarie di altre tradizioni culturali, ancora abituate a onorare i defunti e a considerarli spiriti incarnati.

Ma la questione è ancora un’altra: che dignità resta a un corpo umano bollito e gettato nello scarico del WC? O cremato e trasformato in diamante della memoria? O trasformato in compost per fertilizzare i terreni agricoli e i giardini? Non era la dignità riservata ai defunti il segno del passaggio dalla natura alla cultura? Abbiamo testimonianze di sepoltura che risalgono al Paleolitico. Molte civiltà umane, fra le quali quella egizia, quella greca e quella romana, hanno dato grande valore ai riti funebri e rispetto al corpo dei morti, qualunque sia la forma di sepoltura scelta: per cremazione, per inumazione, per tumulazione. Il corpo morto è stato abbandonato dall’anima, ma è un corpo umano, a cui i vivi sono legati da vincoli di sangue e di affetto, perciò va trattato con cura. E l’anima del defunto va accompagnata nel suo cammino ultraterreno, mentre i vivi devono riuscire a elaborare il lutto della perdita. Come non ricordare Antigone, figlia di Edipo, che sfida il divieto del re di Tebe per celebrare un fugace rito funebre sul corpo morto del fratello Polinice, pagando con la vita il suo atto di pietas?

Il rito funebre è un rito sociale, collettivo, che permette a chi resta di accettare poco per volta la perdita definitiva. Come scrisse l’antropologo Robert Hertz, il passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti è un processo lento: «noi non possiamo pensare alla morte come tale tutta in una volta». Noi esseri umani abbiamo bisogni di riti e di tempo per dare un senso agli eventi della vita. Il rito è funzionale agli uomini, al loro equilibrio personale e comunitario, non è una procedura di smaltimento del rifiuto organico per pretestuose e antiscientifiche motivazioni ambientali (per chi ancora crede che sia la CO2 il nostro problema consiglio il documentario Climate: The movie). È la motivazione a essere raccapricciante, perché ignora la sacralità della morte e la riduce a mera questione tecnica.

Ma questa riduzione del caro estinto a pura materia disanimata da riciclare, a cosa senza valore, è del tutto in linea con la violenta disumanizzazione che abbiamo vissuto nella storia passata e recente: con gli anziani lasciati morire soli nelle RSA, senza l’estremo saluto dei propri familiari, con le persone sane inghiottite dagli ospedali per un tampone positivo e restituite in sacco nero, con i funerali proibiti, con le migliaia di morti improvvise di bambini, giovani e adulti di cui non parla nessuno sui media nazionali, con i bambini sventrati per il commercio degli organi, con i bambini fatti a pezzi e lasciati fra le macerie nel genocidio di Gaza, con i tantissimi morti di una guerra inutile in Ucraina, in Iraq, in Siria, in Cambogia e in ogni altro luogo dove il vilipendio dei morti fa il paio con la cancellazione della dignità e del diritto a esistere dei vivi.

La biocremazione sarà green, ma fa orrore. Testimonia a che punto di degradazione è giunta la nostra civiltà, che riesce solo a pensare ai vivi come mangiatori inutili e ai morti come rifiuti da smaltire. Una cultura spietata, di morte e di distruzione delle qualità spirituali, che rendono l’uomo umano e la vita degna di essere vissuta. Se questo è ancora un uomo.

Pubblicato su Sovranità popolare, n° 2, ottobre 2024 (in inglese)

Presentato su Veggie Channel a questo link:

If this is a man. The dearly departed as waste to be disposed of

Leggi questo articolo in Italiano

Boiled and dissolved with potassium hydroxide: this is aquamation or alkaline hydrolysis, the super-green procedure for treating corpses already widespread in the USA, Canada, Australia, Mexico and South Africa, which has landed in the United Kingdom and the Netherlands and could also arrive here. It works roughly as follows: the body of the deceased is bagged and placed in a pressurised tube container and filled with a solution of water and potassium hydroxide. It is then heated and boiled to about 160 C°, so that the soft tissue is completely dissolved, and after 4-6 hours it is completely liquefied. The bones are removed, cremated and reduced to ashes, and finally given to relatives in the form of a white powder of calcium phosphate, to be kept at the cemetery or at home, or to be scattered in nature, according to the wishes of the dead person. Any prostheses and medical devices are collected and disposed of separately, as this video shot at the University of California, Los Angeles (UCLA) shows.

Nothing could be more environmentally friendly, the promoters of water-based cremation strongly argue, as it would have a much lower CO2 impact than cremation by fire (about the half) and consume up to 90% less energy. With one small doubt yet: the liquid produced, which contains amino acids, peptides, sugars and salts (but not DNA or RNA, the experts swear), where does it end up? In sewage, like any sewage waste, they say.

A video, which has circulated widely on the net (The Dead Are Liquified And Are Fed To The Living), has, however, raised the atrocious doubt that these liquefied remains end up in the human food chain unbeknownst to the users, after proper treatment, of course. Wasn’t it the philanthropist par excellence, Bill Gates, who thoughtfully invested in sewage purification systems that turn toilet water into drinking water for the poor of the Third World (and beyond) and even had himself been filmed while drinking with delight the result of this marvel? Always on the ball, in short, the ubiquitous Bill. If wastewater is also the case for bodies liquefied by aquamation, such a fate certainly cannot be entirely ruled out. After all, if the living can eat insects and synthetic meat, why couldn’t they drink sewage water and corpse slurry? That could be the ultimate solution in eco-friendliness and perhaps an effective remedy for eco-anxiety.

We have no element to confirm or deny this chilling insinuation, which is indeed conspiratorial; we can however note that the most accredited fact-checkers have immediately gone wild to disdainfully deny it, which in itself might suggest bad thoughts in those who know who they are funded by.

Alternatively, the dead can be cremated and turned into a memory diamond, to be carried with you at all times, or into compost to be dispersed in nature, once again to reduce environmental impact. Not that classical burial here in Europe is the non plus ultra: dying in a hospital, not infrequently to the indifference of others, remaining for a few hours in a dingy mortuary, only to be galvanised and buried almost immediately in a cemetery after a hasty funeral certainly does not have the empathic and spiritual value of the funeral practices of other cultural traditions, still used to honouring the dead and considering them incarnate spirits.

But the question is yet another: what dignity is left to a human body boiled and flushed down the toilet? Or cremated and turned into a memory diamond? Or turned into compost to fertilise farmland and gardens? Was not the dignity reserved for the dead the sign of the passage from nature to culture? We have evidence of burial dating back to the Palaeolithic period. Many human civilisations, including the Egyptians, Greeks and Romans, placed great value on funeral rites and respect for the body of the dead, whatever form of burial they chose: by cremation, inhumation, burial. The dead body has been abandoned by the soul, but it is a human body, to which the living are bound by bonds of blood and affection, so it must be treated with care. And the soul of the deceased must be accompanied on its afterlife journey, while the living must manage to grieve the loss. How can we fail to remember Antigone, daughter of Oedipus, who defies the ban of the king of Thebes to perform a fleeting funeral rite over the dead body of her brother Polynices, paying with her life for her act of “pietas”?

The funeral rite is a social, collective rite that allows those left behind to accept the ultimate loss little by little. As the anthropologist Robert Hertz wrote, the transition from the world of the living to the world of the dead is a slow process: “We cannot think of death as death all at once”. We human beings need rituals and time to make sense of life’s events. The ritual is functional to human beings, to their personal and community balance, it is not a procedure in order to dispose of organic waste for specious and unscientific environmental reasons (for those who still believe that CO2 is our main problem, I recommend the documentary Climate: The movie). The motivation is indeed quite creepy, because it ignores the sacredness of death and reduces it to a mere technical issue.

But this reduction of the dearly departed to pure rough, dead matter to be recycled, to a worthless thing, is entirely in line with the violent dehumanisation we have experienced in past and recent history: with the elderly left to die alone in the nursing homes (without the final farewell of their families); with healthy people swallowed up by hospitals for a positive swab and delivered in black sacks; with forbidden funerals; with the thousands of sudden deaths of children, young people and adults that no one talks about in the national media; with children disembowelled for the organ trade; with children blown to pieces and left in the rubble in the Gaza genocide; with the countless deaths of an unnecessary war in Ukraine, Iraq, Syria, Cambodia and everywhere else where the vilification of the dead is matched by the erasure of the dignity and right to exist of the living.

Biocremation may be green, but it is horrifying. It testifies what point of degradation our civilisation has reached, since it can only think of the living as useless eaters and of the dead as waste to be disposed of. A ruthless culture of death and destruction of the spiritual qualities that make man human and life worth living. If this is still a man.

Pubblicato su Sovranità popolare, n° 2, ottobre 2024

Si può leggere la rivista qui sotto:

Disagio giovanile e nuove tecnologie

Approfondiamo il delicato tema del disagio giovanile in riferimento alle nuove tecnologie insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa; come aiutare i giovani?

Il disagio giovanile è un problema urgente di cui si parla poco, e a partire dal nuovo numero di Terra Nuova, affrontiamo questo tema in riferimento al disagio giovanile insieme alla Dott.ssa Patrizia Scanu, psicologa ed insegnante.

L’impatto delle tecnologie digitali sul disagio giovanile

Negli ultimi anni l’uso diffuso di smartphone e dispositivi digitali ha trasformato profondamente il comportamento e le abilità degli adolescenti. La Dott.ssa Scanu, con quasi 40 anni di esperienza nell’insegnamento, evidenzia un calo significativo della concentrazione e dell’impegno nello studio tra i giovani, costantemente distratti dal digitale. Questo fenomeno, unito alla dipendenza da smartphone, ha portato a un abbassamento dei livelli di apprendimento e di autonomia, rendendo i giovani nervosi e irritabili quando si allontanano da questi dispositivi.

La contraddizione educativa e le scelte istituzionali

Se da una parte si riconoscono i rischi del digitale per lo sviluppo dei giovani, dall’altra la scuola italiana continua a promuoverne l’uso. Introducendo il digitale, soprattutto nella fascia fino ai 14 anni, si rischia di minare lo sviluppo di competenze fondamentali, come la manualità, la creatività e la lettura. Patrizia Scanu sottolinea: “Il digitale non ha effetti positivi sui processi di apprendimento nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva”. Per i bambini e gli adolescenti, dunque, è cruciale un approccio consapevole e bilanciato.

Rischi cognitivi e dipendenza digitale

L’affidamento costante sui dispositivi digitali comporta rischi ben più profondi della dipendenza: i giovani tendono a delegare al digitale compiti basilari, come il calcolo mentale e la memoria, indebolendo le capacità cognitive a lungo termine. La Dott.ssa Scanu evidenzia come la “memoria esterna” dei dispositivi limiti il pensiero critico e l’autonomia, rendendo i ragazzi sempre più dipendenti da un supporto esterno per accedere alle informazioni.

bambina ,cellulare

Genitori consapevoli: la chiave per ridurre il disagio giovanile

Un ruolo fondamentale nel limitare il disagio giovanile legato alle nuove tecnologie è quello dei genitori. La psicologa consiglia ai genitori di informarsi sui rischi della tecnologia tramite letture come “Emergenza smartphone” del Prof. Manfred Spitzer, per comprendere meglio come il digitale possa influire negativamente sui giovani. Creare gruppi di supporto tra genitori consapevoli permette di elaborare strategie per ridurre la dipendenza tecnologica, favorendo così la crescita autonoma e responsabile dei ragazzi.

Come supportare i giovani di oggi?

Invitiamo a sviluppare un approccio consapevole e critico all’uso della tecnologia, puntando su esperienze di “disconnessione consapevole” e incentivando attività che stimolino creatività, interazione sociale e gioco all’aperto. Educare i giovani a un uso bilanciato e limitato della tecnologia è essenziale per ridurre il disagio giovanile e favorire uno sviluppo cognitivo e emotivo sano.

Terra Nuova Novembre 2024

Sito della Dott.ssa Patrizia Scanu

Consigliamo anche: Digitalizzazione, come affrontarla in modo consapevole?

disagio giovanile nuove tecnologie

Laboratorio per bambini trans, una follia

Laboratorio per bambini trans e gender creative, un follia

PIAZZA LIBERTÀ, il programma di informazione e approfondimento ideato e condotto da Armando Manocchia, ritorna sabato 28 settembre 2024 alle 20,30 sul canale  https://rumble.com/c/PiazzaLiberta

La Commissione Etica dell’Università di Roma Tre ha approvato e finanziato con fondi pubblici un “Laboratorio per bambini trans e gender creative”, previsto il 28 settembre e rivolto a bimbi dai 5 ai 14 anni. Il controverso progetto, condotto da attivisti LGBTQ+ di GenderLens, si propone di “esplorare” l’identità di genere nei più piccoli, nonostante la comunità scientifica sia profondamente divisa e in molti Paesi si stiano ritirando progetti simili per i danni che hanno causato a giovani e giovanissimi.

Armando Manocchia, con le autorevoli e competenti ospiti Patrizia Scanu e Silvia Guerini, tratterà il controverso tema.

Il manifesto dell’Università Roma Tre


Un approfondimento si può trovare qui: